Tutti noi abbiamo sempre guardato con ammirazione alle istituzioni scientifiche statunitensi. Università e centri di ricerca prestigiosi, poi istituzioni come NASA, NSF (National Science Foundation), DOE (Department of Energy) solo per citarne alcuni. Tutti impegnati in ricerca scientifica di punta nei settori di loro competenza. Tutte queste istituzioni ricevono finanziamenti federali che, ogni anno, entrano a fare parte del budget proposto dal governo per l’anno successivo. Chiunque lavori nel campo scientifico sa che i budget non sono scolpiti nel marmo, possono variare a volte con il segno +, a volte con il segno -, ma quello che è successo all’inizio di maggio del 2025 per scienziati e tecnologi statunitensi è stata una doccia fredda senza precedenti.
Il nuovo Presidente, dopo avere sparigliato tutta l’amministrazione con le follie del programma di ottimizzazione DOGE (che ha fatto danni incalcolabili prima di sparire nel nulla), ha deciso di colpire università e centri di ricerca, identificati come covi di oppositori, proponendo tagli draconiani al budget. Non piccole variazioni, ma vere e proprie picconate in tutti i settori a eccezione della difesa. Il bilancio proposto per tutte le agenzie federali era il più basso di sempre. Poco importa che gli economisti dicessero che ridurre la ricerca del 25% ridurrà del 4% l’anno gli introiti federali.
L’infografica del New York Times costruita per illustrare la proposta di finanziamento per la ricerca USA è illuminante. La National Science Foundation, alla quale si deve la scoperta delle onde gravitazionali, avrebbe dovuto avere il budget ridotto di oltre la metà.

La NASA vedeva ridimensionato il suo budget del 24% con una riduzione totale di 6,34 miliardi di dollari rispetto al budget di 25,4 miliardi di dollari assegnato per l’anno fiscale 2025. Con 18,8 miliardi di dollari, la NASA avrebbe avuto un finanziamento più o meno equivalente a quello del 1980 (18,9 miliardi di dollari, corretti per l’inflazione). I tagli non erano ugualmente ripartiti, la scienza era stata falcidiata mentre il direttorato per il volo umano veniva colpito in modo più limitato.
Era stato subito evidente che si trattava di una proposta inaccettabile e deputati e senatori avevano subito messo in chiaro che non avrebbero sottoscritto quanto proposto dal Presidente. Non che la cosa avesse avuto particolare effetto immediato. Colleghi della NASA hanno iniziato a non venire più alle riunioni in Europa a causa dei tagli dei budget. La continuazione delle missioni spaziali è stata messa in dubbio senza però che fosse stata presa alcuna decisione. Nel frattempo il DOGE, messo in piedi da Musk per realizzare risparmi miliardari, cercava di convincere la gente a dare le dimissioni con buone proposte economiche e velate minacce. In questo modo, la NASA ha perso il 20% del suo personale. Quelli che non si sono fatti convincere a dare le dimissioni dicevano di sentirsi sulle sabbie mobili. Una situazione veramente difficile che adesso sembra migliorata, perché il 5 gennaio il Congresso, o meglio, l’apposita commissione del Congresso, dopo aver discusso i progetti di legge definitivi relativi alla National Science Foundation (NSF), alla NASA e ai programmi di ricerca del Dipartimento dell’Energia (DOE), ha annunciato che è stato raggiunto un accordo per mantenere la spesa a livelli molto vicini a quelli attuali.
I tre disegni di legge sui finanziamenti (appropriation bills) sono stati negoziati da una commissione composta da senatori e membri della Camera dei Rappresentanti. Il pacchetto di spesa proposto per io 2026 ridurrebbe il bilancio di 9,06 miliardi di dollari della NSF del 3,4% quest’anno, ovvero 300 milioni di dollari, molto meno della riduzione del 56% richiesta di Trump. Lo stanziamento per la ricerca rimarrebbe stabile a 7,18 miliardi di dollari e i programmi dedicati all’istruzione, che Trump cercava sostanzialmente di eliminare, riceverebbero 938 milioni di dollari – un importo che è inferiore di 180 milioni di dollari rispetto a quello ricevuto dalla NSF nel 2025, ma ben diverso da zero.
Alla NASA, le missioni scientifiche, che erano state duramente tagliate, riceverebbero 7,25 miliardi di dollari, 84 milioni in meno rispetto a quest’anno, con un calo dell’1,1%. Infinitamente meno del taglio del 47% proposto dal Presidente. L’unica cancellazione approvata dalla commissione si riferisce alla missione Mars Sample Return, che avrebbe dovuto riportare a Terra i campioni raccolti e incapsulati dal rover Perseverance. Sembra che i campioni dovranno avere molta pazienza, perché la missione non si farà. Le attività educative dell’agenzia spaziale, che Trump voleva eliminare, riceverebbero 143 milioni di dollari, lo stesso importo dell’anno scorso.
Il budget dell’Ufficio della Scienza del Dipartimento dell’Energia (DOE) aumenterà quest’anno di quasi il 2%, passando da 8,24 miliardi di dollari a 8,4 miliardi. Trump avrebbe voluto tagliare più di 1 miliardo di dollari.
Il bilancio dell’U.S. Geological Survey diminuirebbe del 2,1%, attestandosi a 1,4 miliardi di dollari. Ma si tratta di una cifra irrisoria rispetto alla riduzione del 59% richiesta dal presidente. Allo stesso modo, i programmi scientifici e tecnologici dell’Environmental Protection Agency subirebbero un calo del 3,5%, attestandosi a 744 milioni di dollari, invece della riduzione del 43% prevista nei piani del governo. Altre agenzie, come il colossale NHI sulla ricerca sanitaria, con il suo budget che sfiora i 50 miliardi di dollari, non è compreso in questi disegni di legge di spesa ma lo sarà nei prossimi, e vedremo se anche l’epidemiologia e la salute pubblica sarà riuscita a evitare le sforbiciate di Trump.
In generale si può dire che certo non si sta parlando di un budget in crescita, ma, vista la situazione – che rimane molto seria sotto altri profili, come i licenziamenti, le vere e proprie censure su molti temi ritenuti “ideologici”, e il cambio delle regole di valutazione delle ricerche per renderle più controllabili – è quanto di meglio si potesse sperare. Sempre che queste leggi vengano effettivamente approvate così come sono entro la fine del mese, onde evitare un nuovo shutdown delle agenzie federali.
Non ho ancora avuto modo di parlare con i colleghi americani, che sono diventati molto riservati su tutto ciò che riguarda i rapporti con l’amministrazione. Spero per loro che le nubi plumbee che sembravano essere all’orizzonte ora siano un po’ meno scure.







