Il nervo vago è uno dei grandi regolatori silenziosi del nostro organismo. Non lo vediamo e raramente ne sentiamo parlare, ma influisce su funzioni fondamentali come la digestione, la respirazione, il battito cardiaco, la risposta allo stress e l’equilibrio del sistema nervoso.
Negli ultimi anni, il nervo vago è diventato centrale nel dialogo tra neuroscienze, medicina integrata e benessere naturale. Il motivo è semplice: quando il nervo vago funziona bene, il corpo riesce a recuperare; quando è disfunzionale, possono comparire disturbi diffusi e spesso sottovalutati.
Cos’è il nervo vago e quale ruolo svolge
Il nervo vago è il decimo nervo cranico ed è il più lungo del sistema nervoso autonomo. Origina dal tronco encefalico e si estende verso il basso, innervando cuore, polmoni, stomaco, intestino, fegato e pancreas.
Fa parte del sistema nervoso parasimpatico, responsabile dei processi di:
- rilassamento
- digestione
- recupero energetico
- rigenerazione
In termini semplici, è il sistema che dice al corpo: “puoi rallentare, sei al sicuro”.
Il nervo vago è chiamato così proprio perché “vaga” nel corpo.
Non è localizzato in un punto solo: attraversa più distretti chiave, collegando cervello e organi vitali.
Da dove parte il nervo vago
Parte dal tronco encefalico, alla base del cervello (bulbo).
Da lì scende in verticale, come una linea di connessione centrale.
👉 È per questo che lo si rappresenta spesso come asse o colonna di equilibrio.
Dove passa, passo per passo
1️⃣ Collo
Scende ai lati del collo, vicino alle carotidi.
Qui influenza:
- tono della voce
- deglutizione
- tensione cervicale
- risposta allo stress (molti sentono qui la “stretta”)
2️⃣ Torace
Attraversa il torace e raggiunge:
- cuore → ritmo cardiaco, variabilità, calmarsi
- polmoni → profondità e ritmo del respiro
👉 Respirazione lenta = attivazione vagale.
3️⃣ Addome
Prosegue verso:
- stomaco
- intestino
- fegato
- pancreas
Qui regola:
- digestione
- assorbimento
- infiammazione
- asse intestino-cervello
👉 Circa l’80% delle informazioni viaggia dall’intestino al cervello, non il contrario.
Perché è davvero una “bilancia”
Il nervo vago tocca tutti i sistemi che devono restare in equilibrio:
| Sistema | Funzione |
|---|---|
| Nervoso | calma ↔ allerta |
| Cardiaco | rallenta ↔ accelera |
| Respiratorio | profondo ↔ superficiale |
| Digestivo | assimila ↔ blocca |
| Immunitario | modula ↔ infiamma |
Quando il vago funziona bene → equilibrio
Quando è “spento” → il corpo pende verso stress e infiammazione
Quando il nervo vago non funziona correttamente
Il nervo vago non si infiamma come un muscolo, ma può perdere tono ed efficienza. In queste condizioni il corpo resta bloccato in una modalità di allerta cronica, anche in assenza di pericoli reali.
I segnali più comuni di una disfunzione vagale includono:
- digestione lenta o irregolare
- gonfiore addominale persistente
- palpitazioni
- respiro corto o superficiale
- tensione cervicale e mandibolare
- difficoltà a rilassarsi
- ipersensibilità ai rumori
- stanchezza mentale
Spesso gli esami clinici risultano nella norma, ma la sensazione di malessere rimane.
Uno dei ruoli meno conosciuti del nervo vago è la sua funzione nel controllo dell’infiammazione sistemica.
Quando è attivo correttamente, il nervo vago stimola il cosiddetto riflesso antinfiammatorio vagale, che contribuisce a:
- ridurre la produzione di citochine infiammatorie
- modulare la risposta immunitaria
- proteggere il sistema nervoso dallo stress cronico
Se l’attività vagale è ridotta, l’infiammazione può diventare silenziosa ma persistente, influenzando numerosi distretti dell’organismo.
Il legame tra nervo vago, sistema nervoso e acufene
L’acufene – il classico fischio, ronzio o fruscio nelle orecchie – non è sempre legato esclusivamente a un problema dell’orecchio.
In molti casi è una condizione neuro-funzionale, in cui il sistema nervoso centrale gioca un ruolo chiave.
Come spiegato nell’approfondimento su perché fischiano le orecchie, lo stress, l’infiammazione e l’iperattivazione nervosa possono amplificare la percezione dei suoni interni.
Il nervo vago è coinvolto perché:
- è collegato al tronco encefalico, dove vengono elaborati i segnali uditivi
- influenza il tono del sistema nervoso centrale
- contribuisce alla capacità del cervello di “filtrare” i rumori di fondo
Quando il sistema nervoso è costantemente in allerta, anche un segnale minimo può essere percepito come invasivo.
Nervo vago, acufene e infiammazioni dell’orecchio
In alcune situazioni, l’acufene può essere associato anche a processi infiammatori locali, come l’otite.
Come descritto nell’articolo su otite e mal d’orecchio, l’infiammazione dell’orecchio può alterare la percezione sonora e sovraccaricare il sistema nervoso.
In questi casi, il nervo vago può trovarsi coinvolto indirettamente nel tentativo di gestire lo stress infiammatorio.
Acufene: cosa dice la medicina
Secondo fonti mediche autorevoli, l’acufene può avere molteplici cause, tra cui infiammazioni, disturbi dell’udito e stress.
Una panoramica clinica chiara è disponibile anche su Humanitas, che descrive l’acufene come un sintomo complesso e multifattoriale.
Allo stesso modo, l’Istituto Superiore di Sanità evidenzia come le otiti e i processi infiammatori dell’orecchio possano influire sulla percezione uditiva.
Perché calmare il nervo vago può aiutare
Stimolare il nervo vago non significa “curare” direttamente l’acufene, ma può aiutare a:
- ridurre l’iperattivazione del sistema nervoso
- abbassare la risposta infiammatoria
- migliorare la capacità di rilassamento
- ridurre l’impatto soggettivo del sintomo
Molte persone riferiscono che il suono non scompare, ma smette di dominare l’attenzione quotidiana.
Un approccio naturale e progressivo
Il nervo vago non va forzato, ma accompagnato. Le strategie più efficaci sono quelle semplici e costanti:
- respirazione lenta e profonda
- ritmi di sonno regolari
- alimentazione non infiammante
- riduzione degli stimoli continui
- contatto con la natura
Conclusione
Il nervo vago rappresenta un ponte fondamentale tra corpo e mente. Quando la sua funzione è compromessa, il corpo può manifestare segnali diffusi: digestivi, emotivi, sensoriali, incluso l’acufene.
Comprendere questo legame permette di spostare l’attenzione dalla lotta al sintomo al ripristino dell’equilibrio.
Piccoli gesti quotidiani, se costanti, possono fare una grande differenza nel tempo.






