Con l’incontro Putin-Trump dell’agosto 2025, visto l’esito, potremmo dire che si è realizzata plasticamente una doppia “cacata”. Non solo politica perché la vicenda non è andata bene né al primate russo, né a Trump. Ma perché con l’occasione si è saputo che Putin (nei fatti un manipolo di addetti) porta con sé in ogni spostamento un “contenitore di feci”. Così, mentre lasciamo Putin impensierito sul water, incerto tra un cilindro di missili e quello fecale, mentre gli statunitensi non hanno abbandonato l’idea di acciuffare quel tesoro (le feci con dentro il DNA, per sapere tutto del loro avversario), nel mondo scientifico ci si occupa di feci da trasferire da donatori sani a persone malate. Un po’ come accadde nel IV secolo dC in Cina, quando il filosofo e scrittore Ge Hong illustrò l’impiego di sospensioni fecali umane per via orale in pazienti con intossicazione alimentare o diarrea grave. 

Poi son cambiate le cose ed è arrivata l’alba di un nuovo giorno, almeno per ora. Prosegue la colonizzazione culturale delle feci, prima verso le malattie infettive, la medicina, l’oncologia, la terapia del dolore, poi verso la medicina del lavoro. E altro seguirà. Per esempio, il problema dell’anoressia nervosa, un disturbo del comportamento segnato da un’alimentazione ristretta, forse indice di una depressione sotterranea. Anche per questa condizione, nel gennaio 2026 Nature ha segnalato uno studio di trapianto di microbiota fecale (o Fmt dalle iniziali delle parole inglesi), tecnica con trasferimento di feci da donatore a ricevente, uno studio sul quale torneremo. 

Prima di proseguire, però, una premessa per evitare confusione, compresa la mia: mentre il microbiota fecale indica il trasferimento di batteri, funghi o virus ospiti possibili dell’intestino, con la parola microbioma indichiamo semplicemente la cruda verità biologica del loro patrimonio in DNA o RNA, la loro ricchezza genetica. 

Tutti simili a Putin, almeno per le feci

Anche se non valgono come quelle di Putin, le feci espulse da ogni persona sono 200-300 grammi al giorno, ovvero dai 73 ai 109,5 kg l’anno. Ciò significa che durante la sua vita una persona di 80 anni ha emesso circa 7mila chili di feci. I valori di cui parliamo cambiano con l’alimentazione, per esempio per la diversa componente di fibre, e con l’idratazione, visto che il volume idrico oscilla nelle varie popolazioni o per numerose malattie. A guardarla più da vicino inoltre, la massa fecale è formata per tre quarti da acqua e per un quarto da una miscela ricca di batteri (vivi e morti), da cellule intestinali ricavate dalla parete, da fibre non digerite e da grassi e proteine. In breve, un terzo del peso secco delle feci lo prendiamo da famiglie di batteri, indispensabili ai processi biomolecolari della nostra vita, cioè a noi, con la produzione di vitamine (per esempio vitamina K, biotina) e con la regolazione del sistema immunitario. 

Come suggerisce anche Putin, la defecazione è complessa e integra sistemi fisiologici in apparenza lontani, come quelli neuromuscolare, ormonale e cognitivo. Però, nonostante la complessità sommersa di questo processo pluri-sistemico, i disturbi della defecazione sono comuni. Secondo un’indagine della Rome Foundation del 2021 che ha coinvolto 73.076 persone di 33 paesi in 6 continenti, il 40,3% delle persone in tutto il mondo ha segnalato un disturbo dell’interazione intestino-cervello (disturbo noto in precedenza come disturbo gastrointestinale funzionale) che include diversi disturbi intestinali connessi alla defecazione. E che i problemi ci siano lo dicono non solo le persone o i numeri. A giudicare dalle vendite dei lassativi, si direbbe che i nostri intestini lavorino quasi in coma. Nel nostro Paese le vendite sono in crescita, con picchi nel corso della pandemia, arrivati nel 2020 a 320 milioni di euro, scesi poi a 130 milioni nel 2023, ma di nuovo in aumento del 4,5% nel 2025, dice l’Agenzia del farmaco. Ancora l’Aifa stima che 13 milioni di italiani soffrano di stipsi. 

«L’abuso di lassativi da parte delle persone riflette una visione sbagliata di come debba funzionare normalmente il nostro intestino», segnalava nel 1987 il Goodman&Gilman’s Principles of Pharmacology. Solo una delle tante manifestazioni dell’intossicazione farmacologica della medicina contemporanea, miope e consumista.

L’immaginario negativo intorno alle feci

Però, nonostante le magiche virtù feco-nutritive per un corpo poli-sistema, sulle feci grava un simbolismo negativo arcaico col quale occorre fare i conti, nel linguaggio, nei dizionari, nell’arte. Prima che arrivassero biologia e chimica per riconsiderarlo nel giusto modo, lo “stronzo” era già sotto una luce negativa nel 1400, sostiene il Dizionario Etimologico di Cortellazzo-Zolli. Anche se l’opera Merda d’artista del 1961 di Piero Manzoni, considerata un’icona dell’arte d’avanguardia, fu realizzata in 90 barattoli con dentro gli escrementi dell’artista, tutti venduti e valutati secondo il valore di mercato dell’epoca (nel 1998 per alcuni furono spesi l’equivalente di 37.345 euro l’uno).

Non è solo italiana la difficoltà terminologica sui termini della regione anale.  Sfogliando Scarpe slacciate e altre strane malattie, una rassegna di articoli o lettere su temi non trattati altrove del New England Journal of Medicine, a pagina 120 Richard Fardy osserva che se esistono parole accettabili per vari tipi di espressione orale come baciare, bere, mangiare, parlare e così via, per quella anale è tutta un’altra storia.  Non c’è di mezzo solo Dante insomma, il discorso vale anche per Shakespeare. 

Sacralità scatologica

Si  raccontava nel 2001 che i beduini raccomandassero feci fresche di cammello come rimedio contro la dissenteria batterica (forse per l’antibiotico prodotto dal Bacillus subtilis che contenevano). Sembra che la procedura fosse stata usata anche da soldati tedeschi in Africa durante la II Guerra mondiale. In seguito, la batterioterapia fecale fu sviluppata sin dal 2003 a Sydney, in Australia, e utilizzata per curare persone con una malattia intestinale piuttosto seria, la colite pseudomembranosa, specie nelle sue forme recidivanti e resistenti alla terapia con l’antibiotico vancomicina. Sempre nel 2003, fu pubblicato per la prima volta l’impiego della tecnica su 18 persone con infezione da Clostridium difficile (ma fu solo l’inizio, persino terminologico perché, per esempio dal 2016 si usa il nome Clostridioides difficile).

«Mentre Mathilde Poyet mi accompagna nel laboratorio della Global Microbiome Conservancy (GMbC) a Kiel, in Germania, mi imbatto in attrezzature all’avanguardia di ogni tipo», racconta un articolista del periodico Nature. Il materiale che si lavora, fa presente Mathilde, è costituito di campioni importanti, protetti a -80 °C anche se mancasse la corrente. «Questi campioni in provetta non sono un siero dell’immortalità o un batterio antitumorale: sono feci». L’idea di fondo della coppia Poyet e Groussin è che le feci rappresentino un’ottima istantanea del microbioma intestinale umano, un indicatore affidabile di quanto accade all’interno.   

Quel breve articolo dice poco su quanto siano malleabili le feci sul piano tecnico e scientifico. Se parecchi gruppi di persone in tutto in mondo si sono persi appresso alla tecno-cerebralità dell’IA, altri scommettono sulla sacralità scatologica, almeno per risultati ampi a breve termine. Vediamo perché.

Quattro anni fa, nel 2022, il British Medical Journal riportava che secondo il National Institute for Health and Care Excellence (Nice) il trapianto di microbiota fecale era significativamente migliore rispetto agli antibiotici da soli nel risolvere un’infezione da C. difficile in persone con due o più infezioni precedenti. La procedura può essere applicata, come si usa dire, attraverso la via inferiore, cioè con un sondino attraverso il retto, o quella superiore, con la scelta di un sondino (nasogastrico o nasoduodenale o nasodigiunale) o di capsule orali. Inoltre, si aggiungeva, il trapianto fecale è più economico rispetto a quasi tutte le alternative con antibiotici.

Come fare? Osserva il Bmj, lo scopo è reintrodurre una popolazione batterica sana portando batteri intestinali sino allo stomaco o al colon. Obiettivo raggiungibile con un tubo inserito o con una pillola per bocca. Il Bmj concludeva con le parole di Mark Chapman, direttore ad interim della tecnologia medica di Nice: «Usare questa terapia aiuterà a ridurre la dipendenza dagli antibiotici e a diminuire le probabilità di resistenza». L’unica cosa curiosa semmai è perché la pagina del Nice non sia più stata aggiornata dalla fine di agosto 2022.

Negli Stati Uniti la Fda ha autorizzato il primo prodotto curativo nato da materia fecale umana il 23 aprile del 2023. Solo allora il Vowst  (questo il nome del prodotto per bocca) ha potuto sperare di prevenire le recidive di infezioni da Clostridioides difficile (Cdi) in persone con più di 18 anni, dopo una terapia antibatterica per Cdi ricorrente. Fatto salutato con favore da Peter Marks, direttore del Center for Biologics Evaluation and Research della Fda. «La disponibilità di un prodotto a base di microbiota fecale assumibile per via orale rappresenta un significativo passo avanti nel miglioramento dell’assistenza ai malati e dell’accessibilità per le persone che hanno contratto questa malattia, potenzialmente letale». Malattia che secondo la Fda è una delle infezioni legate all’assistenza sanitaria più comuni negli Stati Uniti, associata a 15.000-30.000 decessi l’anno. 

D’altra parte, uno studio cinese uscito su Lancet all’inizio del 2024 dava valore al trapianto di microbiota fecale nella cura del cancro. Considerato che nella struttura del microbiota intestinale si trovano migliaia di miliardi di microrganismi simbiontici, lo si descrive nel suo insieme come un “super organo”. Allo stesso modo le comunità microbiche intestinali mantengono un leggero equilibrio negli elementi tra soppressione e promozione della tumorigenesi con i suoi metaboliti. Nell’insieme, se l’immunoterapia tumorale degli Ici ha raccolto interesse negli ultimi anni, il trapianto di microbiota fecale ha fornito l’approccio curativo microbico più efficace per sinergizzare l’immunoterapia antitumorale.  

Su un versante del tutto diverso il già citato studio di Nature del gennaio 2026, che ha visto reclutate signore con diagnosi di anoressia nervosa (An) alle quali il trapianto di microbiota fecale (Fmt) è stato somministrato per via orale o come clistere rettale. Gli endpoint primari sono stati la fattibilità della Fmt in persone con quel problema e la via di somministrazione preferita. 22 su 18 partecipanti (81%) hanno completato l’Fmt e il campionamento e 19 su 22 hanno scelto le capsule orali, senza segnalazione di reazioni avverse. Questo significa che l’Fmt orale è un intervento fattibile per le donne adulte con anoressia nervosa. 

Ma si tratta di alba o di tramonto? 

Qualcosa non quadra però. I risultati non sono stati sempre positivi. Per esempio, nel luglio 2025 la rivista Cell titolava: «Le discrepanze del microbioma derivanti dai trapianti di microbiota [che] portano…fuori bersaglio». E questo perché se i batteri dell’organismo donatore non si adattano in modo corretto all’ambiente intestinale dell’organismo ricevente, circostanza descritta come “disadattamento”, ciò può alterare il sistema metabolico e immunitario dell’organismo, con possibili conseguenze a lungo termine. Non solo.

In un editoriale di commento su Nature, “Un microbioma fuori posto”, Adrea Du Toit suggeriva di considerare la cosa con prudenza cauta. Il trapianto di microbiota fecale, è vero, promette grandi cose per ripristinare «la disbiosi del microbiota intestinale», scriveva. Però, a far le persone serie – aggiungeva – l’efficacia e i suoi effetti non sono ancora molto definiti. Per esempio, tra una parte e l’altra dell’intestino si ottengono risultati diversi e quindi «Non è ancora chiaro se il Fmt sia adatto a ripristinare il microbiota intestinale a livello regionale all’interno dell’intestino». L’indagine di DeLeon confermava solo quanto scritto sul piano metabolico e immunitario. Amen, quasi. Nel progettare buone terapie, questo è il messaggio, serve una chiara nozione di quanto sia importante adattare il microbiota regionale al suo ambiente così da fornire i migliori benefici per la salute della persona. Se ciò che facciamo causasse problemi a lungo termine e a breve, magari su popolazioni piccole, non accadesse nulla, che fare? È l’eterna domanda cui non abbiamo ancora imparato a rispondere in modo convincente.    

Altri pongono la questione in termini diversi, non in chimico-fisico o clinico, semplicemente culturale. Occorre andare oltre certi pregiudizi, fare quanto suggeriva un editoriale di Nature anni fa, Break the taboo with poo, ovvero, per quanti conoscono solo russo o cinese, «Rompi il tabù con la cacca». Le nostre retine non dovrebbero essere catturate solo dallo splendore inquieto della doppia elica. Potrebbero anche spingere perché il capo si volga verso  il reperto fossile ritrovato nel 1972 in uno scavo archeologico presso lo York Archaeological Trust, curiosamente presso quella che sarebbe diventata la sede della Lloyds Bank di York, nel Regno Unito.  Forse costruire una mega-sede dei Lloyds Bank proprio sulla cacca più grande avrà voluto rappresentare (nel 1972) un grande gesto apotropaico.  In ogni caso, l’attenzione dei mass-media fu catturata nel 1991 dall’impiegato e paleontologo dell’istituzione, Andrew Jones quando dichiarò: «Questo è l’esemplare di escremento più emozionante che io abbia mai visto. […] È, a suo modo, insostituibile, come i gioielli della Corona». Risulta che il reperto sia stato valutato 30.000 sterline e che sia diventato il coprolite umano più costoso del mondo (cosa non difficile da verificare), assicurato per 400.000 dollari. Gli elementi che giustificano un prezzo così elevato sono le grandi dimensioni e lo stato di conservazione che rasenterebbe la perfezione. Così dice chi se ne intende.