Il referendum sulla giustizia 2026 pone, a prescindere dal merito dei quesiti posti e dai pro e contra, che i diritti delle persone, della maggioranza, dei cittadini “comuni” siano, ancora una volta, ampiamente limitati perché il linguaggio della pubblica amministrazione e della giurisprudenza è troppo spesso incomprensibile. Non è solo l’uso del burocratese, ma anche del vocabolario antiquato e spesso farraginoso delle disposizioni di legge, forse alla base anche delle diverse interpretazioni delle leggi da parte degli stessi giuristi e, ovviamente, dei politici. Sabino Cassese e Vladimiro Zagrebelsky, emeriti giuristi, si sono spesi molto, ma invano, in proposito. Un tema disatteso, sebbene interessi tutti e tutte, anche nei programmi scolastici nell’adempiere al loro mandato di istruzione e formazione. 

I 5 di Mattarella, i 1600 di Trump

Spesso si fa confusione parlando indistintamente di amnistia, grazia e indulto, ma quali sono le differenze tra questi tre istituti? Prima fondamentale differenza è che l’amnistia è una causa di estinzione del reato, mentre la grazia e l’indulto sono cause di estinzione della pena inflitta al condannato. L’amnistia travolge ogni effetto penale, la grazia e l’indulto estinguono solo la pena inflitta. Nel primo caso, laddove sia in corso un processo penale, questo verrà concluso con declaratoria di non luogo a procedere, nel secondo caso il processo continuerà ma il giudice ordinerà la non esecuzione della pena o l’esecuzione della pena residua.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a fine anno, ha firmato, ai sensi di quanto previsto dall’art. 87 comma 11 della Costituzione, cinque decreti di grazia. I provvedimenti di clemenza individuale hanno interessato: un condannato alla pena di anni uno e mesi sei di reclusione per il delitto di evasione dagli arresti domiciliari; un condannato a sei anni, quattro mesi e venti giorni di reclusione per il delitto di omicidio volontario della moglie, affetta da malattia in stato terminale e con la quale era sentimentalmente legato da cinquant’anni; un condannato alla pena di dieci mesi di reclusione per il delitto di truffa; un condannato alla pena detentiva della reclusione, espiata fino al 2014, e alla pena pecuniaria di novantamila euro di multa per delitti in materia di sostanze stupefacenti; un condannato alla pena complessiva di trenta anni di reclusione per delitti di concorso in omicidio plurimo e violazione delle norme sull’immigrazione. Tutti uomini. Dall’inizio del suo secondo mandato nel 2022 Mattarella ha concesso la grazia a 36 persone su più di 1.500 pratiche esaminate. Il procedimento della concessione della grazia si attiva a seguito di una richiesta ed è quindi legittimo chiedersi quanti dei 63.499 detenuti i presenti nelle carceri italiane alla data del 31 dicembre 2025, oltre 1.600 in più rispetto alla stessa data del 2024, potrebbero beneficiare della grazia. Quanti di loro sanno e sono assistiti per inoltrare la domanda?

Riflettendo di detenuti e clemenza esecutiva, il numero 1.600 rimanda anche al numero di provvedimenti firmati nel 2025 dal presidente statunitense Donald Trump, di cui oltre 1.550 rei di aver assaltato il Campidoglio il 6 gennaio 2021. Una serie di atti non negli interessi del pubblico americano, ma unicamente dei suoi tornaconti politici, personali e finanziari, come ha scritto anche il Wall Street Journal

Situazione fortunatamente diversa quella italiana, un segnale di profonda umanità e della necessità di legare il tempo, la memoria e la responsabilità soggettiva nel gesto del presidente Mattarella, cui si richiama la figura di Mariano De Santis il presidente della Repubblica del film La grazia di Paolo Sorrentino. Interpretato da Toni Servillo, che per la migliore interpretazione maschile ha ricevuto la Coppa Volpi all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 2025. 

Una riflessione, personale e collettiva

Roma, oggi. Mariano De Santis è appena entrato nel “semestre bianco” ed è alle prese con il bilancio finale del suo mandato di garante della Costituzione e al più complesso e gravoso bilancio esistenziale che si sovrappone, forse e comunque, necessariamente. Un personaggio che ben rappresenta il percorso cinematografico di Sorrentino e la crescita dall’autobiografia alla biografia, all’etica sociale: da Il Divo a Youth-Giovinezza, a È stata la mano di Dio e a Parthenope, passando dal discusso La grande bellezza, nonostante abbia vinto il Premio Oscar come miglior film in lingua straniera nel 2014. Un regista narratore di storie, “libero” nel vedere, interpretare e raccontare eventi e percorsi di vita. Il Presidente è colto da laceranti dilemmi morali per i suoi ultimi atti ufficiali: le modifiche da apportare alla bozza di una proposta di legge sull’eutanasia (il diritto fondamentale di decidere la fine della propria vita) e la possibile concessione della grazia da accordare a due condannati per omicidio doloso: un uomo che ha ucciso la moglie affetta da patologia neurodegenerativa e una donna che ha ucciso il marito violento nel sonno. Dov’è il confine tra lo strumento giuridico, il giudizio con la sanzione della pena e la successiva clemenza?  Due eventi casuali nella loro concomitanza temporale, ma utili per una riflessione che da personale diventi collettiva.

A questo proposito c’è un altro elemento apparentemente casuale. Anche nel film di Sorrentino il Presidente ha una figlia, ben interpretata da Anna Ferzetti, che accompagna e sostiene il padre nella sua onerosa attività nell’interesse comune, di tutti. Apparentemente uno scambio di ruoli e di compiti generazionali. Ma non è così. È invece l’indicazione per una genitorialità che non ha una scadenza temporale, che non è unidirezionale, che si alimenta quotidianamente delle relazioni in autonomia, ma per una condivisione di valori e di azioni. 

E la conferma arriva dalla realtà e non dalla ricostruzione filmica. Arriva dal messaggio di fine anno 2025 del Presidente Mattarella che in conclusione, rivolgendosi particolarmente ai più giovani li esorta: «Non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottant’anni fa, costruì l’Italia moderna». 

Il coraggio della grazia

Bisogna essere coraggiosi oggi per concedere la grazia, ma anche esigenti, con sé stessi e insieme con gli altri, per un futuro migliore per tutti. Anche perché «nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia». 

Ci vogliono dignità e rispetto per creare relazioni umane autentiche e rispettose dei bisogni di ciascuno, in un mondo «dominato dappertutto dall’impulso alla pubblicità; una brama del sensazionale in cui si gusta il piacere malvagio di lacerare veli», scriveva Eugenio Borgna a proposito di dignità. Una dignità ferita, quella del paziente psichico a cui faceva riferimento Borgna, accomunabile a quella del detenuto: entrambi hanno gli stessi diritti, che sono quelli di tutti «all’attenzione, al rispetto, alla gentilezza, all’accoglienza, alla comprensione, all’ascolto e alle attese nella speranza». La grazia ha allora che fare con la dignità, con l’umanità, con gli interventi di cura e di riabilitazione, di recupero della fragilità e della vulnerabilità di un paziente, ma anche di un detenuto. La grazia è un atto di gentilezza, di leggerezza e anche di gioia, sia per chi la concede che per chi la riceve.