Alla fine di gennaio, quasi alla chetichella, è stato pubblicato un decreto che numerosi accademici spesso critici nei confronti del MUR non hanno esitato a definire “rivoluzionario” (l’autore di questo articolo ne ha scritto per una testata in inglese su abbonamento, e per la sua newsletter gratuita scienza senza maiuscola). Il decreto contiene il nuovo Piano Triennale della Ricerca 2026-2028, che non solo definisce già da ora le somme allocate in ciascuno dei prossimi sei anni, ma chiarisce anche quali bandi saranno aperti entro la fine di aprile da qui alla fine del 2028, con i rispettivi importi e una promessa di tempi di completamento delle graduatorie a dir poco incredibili: le scadenze sono talmente ravvicinate da suggerire di far loro un po’ di tara, perché l’eventuale completamento entro settembre dello stesso anno, come previsto dal cronoprogramma, sarebbe semmai motivo di profonda inquietudine.
In dettaglio, entro la fine di aprile di quest’anno – e forse già a metà marzo, secondo voci raccolte al MUR – uscirà finalmente il bando PRIN (per i Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) con una dotazione di 270 milioni di euro, affiancato da due nuovi bandi orientati alla multidisciplinarità: il PRIN Hybrid per la ricerca di base, con una dotazione di 59 milioni, e il Synergy Grant per la ricerca applicata con una dotazione di 50 milioni di euro. L’aggiunta di 30 milioni di euro per le partnership europee e per l’attuazione dei memorandum of understanding porta il totale per l’anno in corso a 409 milioni di euro (vedi tabella).

I bandi del Fondo Italiano per la Scienza (FIS), che erano partiti con l’obiettivo di una cadenza annuale, ricompaiono nel 2027 per quanto riguarda lo Starting (con 100 milioni di euro di dotazione) e solo nel 2028 per Consolidator e Advanced (con una dotazione complessiva di 130 milioni di euro). Gli altri bandi previsti nel 2026 rimangono una costante, seppure con importi ridotti in funzione dell’aggiunta dei FIS: il totale del 2027 è fissato in 407 milioni e quello del 2028 in 435 milioni di euro.
Questa alternanza è anche finalizzata a una migliore gestione dei revisori impegnati nella valutazione. Se nei primi round del FIS la valutazione è stata tortuosa e complessivamente molto lenta, il MUR si dichiara fiducioso di aver messo a punto un sistema che dovrebbe essere in grado di completare tutte le valutazioni entro sei mesi dalla chiusura dei rispettivi bandi, anche se su questo punto c’è una significativa discrepanza tra appunto i sei mesi menzionati nel testo del Piano e gli inverosimili 5 mesi – non dalla chiusura ma dall’apertura dei bandi – riportati nel cronoprogramma. Se i mesi saranno 8 – due per la presentazione dei progetti e sei per la valutazione vera e propria – sarà comunque un risultato rivoluzionario anch’esso.
Il Piano era stato preannunciato nei mesi scorsi dal nuovo segretario generale del Ministero dell’Università e della Ricerca, Marco Mancini, che continua a presiedere il Comitato Nazionale per la Valutazione della Ricerca, in un’intervista concessa all’autore per la rivista Research Professional News.
Mancini è stato al centro anche di un’altra rivoluzione interna al Ministero, iniziata nell’aprile dello scorso anno. Le direzioni generali sono passate da 5 a 8, e alla DG ricerca è stata affiancata una nuova DG dedicata specificamente alla valutazione, oggi diretta da Vincenzo Di Felice, che ha lasciato la direzione della DG ricerca a Melissa Valentino, che era stata la sua vice.
Nelle scorse settimane sono partiti anche i lavori di un tavolo di esperti indipendenti che nel giro di sei mesi dovranno produrre un documento con le linee di indirizzo per progettare e implementare procedure più chiare per la gestione e valutazione dei bandi competitivi di ricerca pubblica, e avvicinare i processi italiani alle buone pratiche europee. Presieduto dall’infettivologo Matteo Bassetti, il gruppo di lavoro comprende Stefano Bertuzzi (dell’American Society for Microbiology), Angela Liberatore (già a capo del dipartimento scientifico dell’European Research Council), Anna Pelagotti (liaison officer del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Bruxelles), Carlo Mango (direttore dell’area scientifica di Fondazione Cariplo) e Francesca Pasinelli (ex DG e oggi consigliere di amministrazione di Telethon).
«Lo sforzo continuo volto a migliorare ogni aspetto del finanziamento della ricerca e della sua valutazione è positivo, a partire da una pianificazione più solida, ma per valutarlo dovremo esaminare i risultati in dettaglio. In generale, siamo ancora convinti che sia necessaria un’agenzia per la ricerca, indipendente», ha commentato il presidente del Gruppo 2003, Rocco De Nicola.
Anche Menico Rizzi – già membro del direttivo della Agenzia di Valutazione dell’Università e della Ricerca (ANVUR), e ora Rettore dell’Università del Piemonte Orientale e responsabile per la ricerca della Conferenza dei rettori (CRUI) – ha espresso grande soddisfazione per l’introduzione di una programmazione triennale, e dei nuovi bandi rivolti alla ricerca multidisciplinare. La prorettrice alla ricerca dell’Università Statale di Milano Monica Di Luca, da parte sua, ha accolto con soddisfazione anche la possibilità finalmente di partecipare alle partnership europee, finora precluse proprio per mancanza di fondi.
La Senatrice a vita Elena Cattaneo ha condiviso gli entusiasmi per una svolta che aveva più volte richiesto, senza però trascurare la parte rimasta mezzo vuota del bicchiere, riguardo all’inadeguatezza dei fondi. «Poter contare su una tabella di marcia che mette nero su bianco le tempistiche di apertura e chiusura dei bandi e delle valutazioni e sapere che queste sono fisse e ricorrenti nel tempo è qualcosa di rivoluzionario per il sistema della ricerca pubblica del nostro Paese», ha affermato Cattaneo nel suo commento inviato via e-mail, per poi toccare i tasti dolenti. «Nel formulare una prima osservazione alle misure previste dal Piano del Mur, posso dire che è un bene aver portato i fondi per i prossimi bandi PRIN dai 150 milioni previsti dalla legge di Bilancio ai 270 attuali. Pur restando lontani dagli standard europei, è una cifra che dà garanzia al sistema di restare competitivo». Diverso il giudizio sull’immediato futuro: «Mi preoccupa, invece, che le annualità 2027 e 2028 vengano ‘depotenziate’ a favore dei FIS, mentre sarebbe stato opportuno prevedere che le due misure e i relativi fondi procedessero quantomeno in parallelo. Confido che il lavoro del Mur andrà in questa direzione», ha aggiunto. (Qui è disponibile il commento integrale di Elena Cattaneo)
Sulla stessa lunghezza d’onda si è espressa Maria Pia Abbracchio, farmacologa dell’Università Statale di Milano ed ex Presidente del Gruppo 2003. Abbracchio stima che l’investimento complessivo in ricerca dovrebbe essere quasi doppio rispetto agli stanziamenti attuali.
E in effetti nelle 34 pagine del Piano triennale vengono illustrate anche le cifre per il triennio 2029-2031, con un quasi raddoppio dei totali annui: dovrebbero salire a 816 milioni per il 2029 e per il 2023 e addirittura a 838 per il 2031. Per il momento alle orecchie smaliziate di chi conosce le giravolte della politica italiana fa un po’ l’effetto dei cosiddetti impegni “a babbo morto”, ma sono pur sempre le cifre che sono state formalmente approvate nella Legge di Bilancio 2026. Questo ovviamente impegna solo fino a un certo punto i governi che saranno in carica nei prossimi anni, ma se non altro li obbligherà eventualmente a decidere di tagliare somme formalmente già stanziate.







