Il 29 gennaio 2026 prenderanno il via a Trieste le celebrazioni per i cento anni dalla nascita di Abdus Salam, fisico di origine pakistana, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1979 per l’unificazione tra interazioni elettromagnetiche e deboli. Nel 1964, Salam insieme al fisico triestino Paolo Budinich fondò l’International Center for Theoretical Physics, con la missione di garantire pari accesso alla scienza, indipendentemente da barriere geografiche, di genere o economiche. Sarà proprio l’ICTP a ospitare l’evento di domani. 

Salam credeva fortemente che il progresso scientifico ha valore solo se condiviso. Su questo si interrogheranno domani gli ospiti della cerimonia di inaugurazione, concentrandosi sul caso delle tecnologie quantistiche. Tra gli altri interverrà Tommaso Calarco, direttore del Quantum Control Group presso il centro di ricerca di Jülich in Germania. Calarco ha svolto un ruolo centrale nell’avvio della EU Quantum Flagship, l’iniziativa della Commissione Europea che ha dedicato 1 miliardo di euro alla ricerca in campo quantistico.

Abbiamo parlato con Calarco, raggiunto al telefono su un treno che lo portava dalla Germania a Trieste.

Quanto è concreto il rischio che le tecnologie quantistiche vadano a beneficio di pochi? 

È il rischio più grave e concreto che vedo connesso agli sviluppi che le tecnologie quantistiche potranno realizzare. Non è un rischio specifico di queste tecnologie. È comune a tutte le cosiddette deep-tech, quelle che richiedono un forte bagaglio di competenze. Il rischio è che solo coloro che avranno sviluppato queste tecnologie potranno godere dei loro benefici, contribuendo a conflitti e frammentazioni e a un ulteriore indebolimento del multilateralismo, di cui già vediamo la crisi davanti ai nostri occhi in questi anni.

Cosa si sta facendo per evitare che questo rischio diventi realtà?

Parto dal mio punto di vista di ricercatore. Il mio istituto, il centro di ricerca Jülich dell’associazione Helmoltz, ha aderito all’Open Quantum Institute, oggi ospitato dal CERN a Ginevra, che punta a garantire a un’ampia comunità scientifica l’accesso all’infrastruttura quantistica europea. Ma il discorso da fare è più ampio di così. Bisogna investire sulla formazione. Per questo sono molto felice che la chiusura dell’International Year of Quantum Science and Technology, promosso dall’UNESCO per il 2025, si terrà il 10 e 11 febbraio ad Accra in Ghana, uno dei primi paesi ad aver sostenuto questa iniziativa. Mi sposterò poi a Kumasi, per partecipare all’African International Conference on Quantum Computing and Simulation, dove verrà delineata la strategia quantistica pubblica per il continente africano.

Iniziative di questo tipo sono fondamentali, ma non possono essere affrontate con ingenuità. È necessario essere consapevoli anche dei rischi legati alle tecnologie avanzate: non tutti i Paesi, come abbiamo visto recentemente, condividono l’intenzione di utilizzarle in modo costruttivo, civile e orientato al bene comune.

Sono però convinto che, così come durante la Guerra Fredda la cooperazione scientifica ha rappresentato un elemento chiave per mantenere canali di dialogo e contribuire alla pace, anche oggi forme sensate di collaborazione internazionale, soprattutto nella ricerca di base, possano aiutare a contrastare le derive negative che già osserviamo e che potrebbero accentuarsi in futuro.

Le disuguaglianze nei benefici e nei danni causati dall’intelligenza artificiale sono sotto gli occhi di tutti. Quali sono le analogie e quali le differenze con le tecnologie quantistiche?

L’analogia con l’intelligenza artificiale è molto forte. Anche nel caso delle tecnologie quantistiche, lo sviluppo sarà appannaggio solo di chi avrà infrastrutture e know-how. Chi non le svilupperà sarà costretto a una dipendenza da altri paesi, che potrebbero utilizzarle come strumento geopolitico.

Ma c’è una differenza altrettanto importante. Se per l’intelligenza artificiale sembra ormai troppo tardi per correggere il percorso e ridurre le disuguaglianze che derivano dal suo utilizzo, per le tecnologie quantistiche siamo ancora in tempo. Possiamo intervenire per evitare che accada, anche imparando dagli errori commessi con l’IA.

Pochi mesi l’Unione Europea ha adottato la sua strategia quantistica ed entro quest’anno è prevista l’entrata in vigore di un European Quantum Act che metterà in pratica quella strategia. Uno degli obiettivi della strategia è quello di colmare il gap di investimenti privati con soldi pubblici e stare al passo con gli Stati Uniti, dove invece i capitali privati da investire in settori ad alto rischio non mancano. Ma i soldi pubblici non sono infiniti. Non crede che un po’ di hype quantistico potrebbe aiutare nel conquistare anche i privati? Non sarebbe utile avere un Sam Altman del quantum?

Ci siamo trovati davanti a questa scelta quindici anni fa, quando stavamo cercando il primo miliardo di euro per lanciare la EU Quantum flagship. I funzionari della Commissione che dovevano negoziare per quei soldi ai piani alti, ci hanno chiesto di forzare i toni. “Possiamo dire che le tecnologie quantistiche risolveranno la crisi climatica entro il 2030?”

Il giorno dopo ci riunimmo e in una discussione di tre ore decidemmo che no, non avremmo raccontato profezie che non avevano chance di avverarsi. A Jülich dirigo il Quantum Control Group ma scherzo sempre dicendo che in realtà mi occupo di Quantum Hype Control (ride, ndr). Fare promesse che non eravamo in grado di mantenere avrebbe minato non solo la credibilità della comunità scientifica ma quella della scienza come supporto alle decisioni. I “profeti” di tanto in tanto sono emersi, inevitabilmente, ma sono rimasti abbastanza isolati.

La conseguenza è stata che non abbiamo avuto la pioggia di finanziamenti dell’intelligenza artificiale, ma i fondi sono cresciuti in modo molto graduale, e questo ci sta permettendo anche di ragionare su equità e giustizia. Siamo in una maratona, non in uno sprint. E non è una gara fra paesi, bensì con la natura. Alla fine, le tecnologie quantistiche si basano sull’idea di controllare la natura in un modo che somiglia al sogno o alla follia. 

L’evento di domani all’ICTP sarà trasmesso in diretta streaming su YouTube al seguente link.