Stelle senza nome

I nomi delle stelle sono belli: Sirio, Andromeda, l’Orsa, i due Gemelli.
Chi mai potrebbe dirli tutti in fila? Son più di cento volte centomila.
In fondo al cielo, non so dove e come, c’è un milione di stelle senza nome:
stelle comuni, nessun le cura, ma per loro la notte è meno scura.

Gianni Rodari

A conclusione dell’iniziativa Sogna e credici fino alle stelle, che ha visto la partecipazione della sua scuola, un alunno della scuola primaria Monsignor Spirito Rocci di Almese (in provincia di Torino) si è rifiutato di portare a scuola la frutta per la merenda, come da sempre fatto, reclamando i biscotti Pan di Stelle.

Su segnalazione della mamma, la presidenza dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Torino (OMCeO) ha indirizzato al Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, al Garante della concorrenza e del mercato, al ministero dell’Istruzione e del Merito, all’Ufficio scolastico regionale, e al ministero della Salute la richiesta che le autorità preposte valutino se le azioni intraprese possano indurre i minori verso il consumo di prodotti industriali ad alto contenuto di zuccheri, contrastando in tal modo gli obiettivi di prevenzione e le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in tema di protezione dei bambini e delle bambine dal rischio di sovrappeso, obesità e carie dentali.

L’OMS raccomanda politiche più forti per proteggerli dall’impatto dannoso del marketing alimentare. La richiesta dell’OMCeO Torino richiama, in accordo con le linee guida nazionali e internazionali di agenzie e società scientifiche, l’importanza di promuovere stili di vita sani fin dall’età scolare, con particolare attenzione alla riduzione del consumo di zuccheri semplici aggiunti agli alimenti e alle bevande dal produttore.

La promozione (anche con marketing pervasivo) da parte dell’industria alimentare di prodotti poco salutari per bambini e bambine, invitati a consumare prodotti ad alto contenuto calorico e a bassa densità nutrizionale, come snack o bibite zuccherate, rappresenta uno dei fattori associati al rischio di obesità che, comunque, è il risultato di una combinazione di fattori genetici, comportamentali e ambientali. In Europa il 29% dei bambini e delle bambine tra i 7 e i 9 presenta uno stato di sovrappeso od obesità: 1 bambino su 3 vive con problematiche legate al peso corporeo con una prevalenza maggiore tra i maschi (31%) rispetto alle femmine (28%) e un’aspettativa di ulteriore aumento nei prossimi anni.

Per prevenire l’eccesso di peso corporeo sin dalla giovane età e instaurare regimi nutrizionali appropriati è fondamentale partire dalla scuola e dalla famiglia, come intrapreso anche a livello europeo attivando iniziative efficaci di prevenzione primaria. La richiesta presentata da OMCeO Torino è da applaudire anche perché pone all’attenzione dissonanze e incoerenze che non si limitano alla potenziale salute nutrizionale degli alunni, ma riguardano l’intera governance scolastica.

La colazione per non smettere di sognare

Mulino Bianco si era imposta nel mercato con le spighe e l’immagine del mulino, creata dal designer Giò Rossi nel 1975, evocando tradizione, naturalità, genuinità e salute attraverso i biscotti frollini: Galletti, Tarallucci, le Pale e le Campagnole. Nel 1983 nasce il biscotto da colazione Pan di Stelle di Mulino Bianco. Oggi la linea Pan di Stelle è un brand autonomo con un fatturato di circa 100 milioni di euro annui, mentre l’intero gruppo Barilla ha un fatturato complessivo di poco meno di 5.000 milioni di euro annui.

I Pan di Stelle si distaccano dalla naturalità terrena del Mulino Bianco per innalzarsi al cielo stellato e immergersi in un mondo infantile di magia e sogni. Grazie allo sviluppo di una strategia di comunicazione efficace (fanpage, app, piattaforme di aggregazione), Pan di Stelle è diventato un lovemark (un marchio che instaura un legame emotivo con i propri consumatori). Non c’è quindi bisogno della pubblicità occulta (promozione in modo non dichiarato all’interno di contenuti mediatici) per influenzare il pubblico in modo subdolo, senza rivelare la sua natura commerciale, perché la penetranza della pubblicità tradizionale è stata talmente efficace che è sufficiente l’immagine del prodotto, anche stilizzata, per identificarlo chiaramente. Così gli arredi, le strumentazioni e i materiali didattici del progetto Sogna e credici fino alle stelle per colore, forma e immagini, rimandano ai prodotti Pan di Stelle.

Sarà l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) o l’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria (IAP) a definire se contenuti e modalità violano le indicazioni di comportamento etico da parte dei promotori dell’iniziativa. Così come la correttezza della comunicazione commerciale attraverso influencer (nel progetto chiamati dremears). Forme di pubblicità nascosta ampiamente utilizzata e in crescita in molte aree commerciali, spesso veicolata tramite influencer (per esempio i pharma-influencer per la promozione di farmaci) o con contenuti apparentemente editoriali sui social media. Nel caso del progetto Sogna e credici fino alle stelle forse è legittimo parlare di product placement: forma di comunicazione in cui i prodotti di marca (anche stilizzati) vengono posizionati in modo apparentemente naturale in una struttura pre-esistente. In questo caso si tratta di un’aula scolastica, anche senza avere in cambio (da parte della scuola) un corrispettivo monetario (production fee) o altra forma di compensazione. Gli alunni e il personale scolastico sono quindi vittime di un messaggio pubblicitario che, seppur non intrusivo, si impone.

Pan di Stelle a scuola

Barilla G. e R. Fratelli s.p.a. di Parma, attraverso il proprio brand Pan di Stelle, ha affidato a Docenti e Formazione, marchio di d&f srl, la realizzazione di un progetto didattico gratuito: «Un percorso coinvolgente per aiutare le nuove giovani generazioni a imparare a credere nei propri Sogni come cammino di scoperta e consapevolezza delle proprie potenzialità, risorse, interessi». L’iniziativa didattica, denominata Sogna e credici fino alle stelle, si inserisce nella programmazione di educazione civica ed è rivolta a tutte classi dalla I alla V delle scuole primarie ubicate nel territorio nazionale. «Pan di Stelle aiuta le scuole a creare ambienti aperti in cui nutrire interessi e condividere passioni. Tavoli, pouf, librerie, strumenti musicali, telescopi… Per vedere là dove gli occhi ancora non arrivano!». Nel 2025 sono stati allestiti 5 ambienti polifunzionali con la combinazione di arredi e materiali didattici brandizzati Pan di Stelle, per un valore totale di 15.000 euro (IVA esclusa). Dell’aula fanno parte librerie, tavoli, sedie, sedute morbide, tappeti, materiali didattici di vario tipo. Nessun onere è a carico della scuola se non l’individuazione dello spazio nel quale allestire l’aula. Il percorso è arricchito da un kit didattico e dalla partecipazione di quattro dreamers – Giulio Rosk, Clara Soccini, Jasmine Paolini e Linda Raimondo – che sono tornati nelle loro scuole di origine per incontrare alunne e alunni. Questo il percorso per sognare fino alle stelle che genera numerose riflessioni circa l’opportunità, l’appropriatezza e l’etica dell’iniziativa.

Secondo il ministero dell’Istruzione e del Merito: «La scuola primaria mira all’acquisizione degli apprendimenti di base come primo esercizio dei diritti costituzionali. Alle bambine e ai bambini che la frequentano offre l’opportunità di sviluppare le dimensioni cognitive, emotive, affettive, sociali, corporee, etiche e religiose e di acquisire i saperi irrinunciabili». Quindi è previsto che gli alunni siano educati a esperienze sensoriali, cognitive ed emozionali e quindi a sognare, cosa che avviene principalmente nel sonno, ma non solo, a seconda delle condizioni di coscienza. Sogno e fantasia, anche il pensiero magico, quali facoltà che permettono di costruire relazioni fra le immagini della mente e l’ambiente circostante, consentono a bambini e bambine di entrare in contatto con il mondo. Facoltà di un processo cognitivo infantile che inizialmente non funziona in modo deduttivo, consentendo di sognare e fantasticare senza limiti. Il tema del sogno come scenario narrativo e focus educativo per stimolare (anche) la creatività delle bambine e dei bambini delle primarie dovrebbe quindi essere già previsto tra le attività didattiche ad opera degli insegnanti (e non di dreamer o influencer) con il corrente materiale didattico, appropriato e aggiornato (e non il “kit didattico gratuito” o la “Guida docente” sponsorizzati previsti dal progetto).

La scuola che vorrei

La scuola che vorrei non è solo il titolo di un libro, ma è forse il desiderio di tutte le bambine e di tutti i bambini (e genitori): scuole in sicurezza ambientale o ecosostenibile; scuole che non misurano (meriti o demeriti), ma accompagnano; scuole che nutrono di conoscenza, ma anche il corpo e a tempo pieno; scuole accoglienti che accolgono chi è in difficoltà; scuole aperte alla comunità per intraprendere percorsi di crescita condivisa; scuole dove prevale l’ascolto, l’attenzione, la creatività. Una scuola intesa come comunità educante alla cui governance contribuiscono docenti, studenti, personale non didattico, ma anche le famiglie.

Sogni che appagano desideri, purtroppo in modo occulto, stante la realtà della scuola italiana. I sogni e i desideri rappresentano oggi gli obiettivi di sviluppo sostenibile per fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, un’ opportunità di apprendimento per tutti come auspicato anche nell’ultimo Rapporto sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza curato dal Gruppo CRC:

  • garantire entro il 2030 a ogni ragazza e ragazzo libertà, equità e qualità nel completamento dell’educazione primaria e secondaria che porti a risultati di apprendimento adeguati e concreti
  • garantire entro il 2030 che ogni ragazza e ragazzo abbiano uno sviluppo infantile di qualità, e un accesso a cure e istruzione prescolastiche così da essere pronti alla scuola primaria
  • garantire entro il 2030 a ogni donna e uomo un accesso equo a un’istruzione tecnica, professionale e terziaria – anche universitaria – che sia economicamente vantaggiosa e di qualità
  • eliminare entro il 2030 le disparità di genere nell’istruzione e garantire un accesso equo a tutti i livelli di istruzione e formazione professionale delle categorie protette, tra cui le persone con disabilità, le popolazioni indigene e i bambini in situazioni di vulnerabilità
  • garantire entro il 2030 che tutti i discenti acquisiscano la conoscenza e le competenze necessarie a promuovere lo sviluppo sostenibile, anche tramite un’educazione volta a uno sviluppo e uno stile di vita sostenibile, ai diritti umani, alla parità di genere, alla promozione di una cultura pacifica e non violenta, alla cittadinanza globale e alla valorizzazione delle diversità culturali e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile
  • costruire e potenziare le strutture dell’istruzione che siano sensibili ai bisogni dell’infanzia, alle disabilità e alla parità di genere e predisporre ambienti dedicati all’apprendimento che siano sicuri, non violenti e inclusivi per tutti.

Il contesto, l’ecosistema scuola, in Italia rimane un’emergenza infrastrutturale nazionale caratterizzata dal fatto che 1 scuola su 3 ha bisogno di interventi di manutenzione urgente (al Sud e nelle isole una scuola su due). Solo il 50% delle scuole ha tutte le garanzie (ossia i certificati di sicurezza) e il crollo dei solai rappresenta ancora oggi la principale causa di incidenti nelle scuole italiane. Ma anche sul fronte dei servizi il ritardo negli adeguamenti necessari è enorme, come per esempio sull’innovazione digitale con poco più di 1 scuola su 2 che dispone di reti cablate e wifi. Gli interventi per l’efficientamento energetico riguardano solo il 16% degli edifici e solo il 6,5% degli edifici con certificazione energetica risulta in classe A, il 66,6% si colloca nelle ultime tre classi energetiche (E, F, G).

La povertà alimentare (l’incapacità delle persone di accedere ad alimenti sicuri, nutrienti e in quantità sufficiente per garantire una vita sana e attiva rispetto al proprio contesto sociale) è un fenomeno multidimensionale, legato anche alla qualità del cibo a cui si ha accesso. In Italia la presenza della mensa è dichiarata per il 36,5% degli edifici scolastici statali. Quasi tutte le regioni con valori inferiori alla media nazionale sono del mezzogiorno. In Valle d’Aosta il 71,9% degli edifici scolastici dichiara di avere una mensa, in Sicilia solo il 14,4%. Spesso il pranzo scolastico rappresenta il pasto principale per molti alunni, che si aggiungono a quelli che si presentano a scuola senza aver fatto una colazione. Il ruolo della scuola diventa quindi fondamentale nella lotta alla povertà alimentare e al raggiungimento di buone abitudini alimentari.

La privazione della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni (la cosiddetta povertà educativa) colpisce oltre 1,3 milioni di bambine, bambini e adolescenti (+47% negli ultimi dieci anni), manifestandosi con scarsi risultati scolastici, alti tassi di abbandono (10,5% tra 18-24 anni) e limitato accesso a libri, sport o cultura. Un italiano su 4 (23,1%) è a rischio di povertà ed esclusione sociale, uno dei valori più alti in Europa. La scuola non dovrebbe quindi essere un punto vendita per interessi diversi da quelli preposti dalla comunità, ma luogo di processi educativi e formativi allargati, democratici, accessibili, moderni e attivi. Luogo di sperimentazione sociale dove costruire, comprendere e gestire comportamenti relazionali; dove si impara che i processi cognitivi ed emozionali guidano il comportamento e il pensiero; dove si impara che l’educazione sessuale e affettiva è una risorsa, non un rischio. Una casa educante della comunità, dove si invita, si accoglie e ci si confronta. Una scuola che modula i percorsi didattici anche alle caratteristiche e ai bisogni della comunità.

È necessario (ri)scoprire un umanesimo scolastico, che renda le comunità scolastiche più accoglienti e capaci di rendere sovrani ragazze e ragazzi, accompagnandoli a essere autonomi e indipendenti, membri attivi e responsabili della propria comunità. Il livello di prevedibilità dei sogni è limitato, ma il desiderio di realizzarli può contribuire a modificare la realtà. Che a tutto questo possa contribuire un biscotto stellato c’è bisogno di molta immaginazione per crederlo. Meglio credere nei bei sogni.

Sulla luna

Sulla luna, per piacere, non mandate un generale:
ne farebbe una caserma con la tromba e il caporale.
Non mandateci un banchiere sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte per mostrarlo a pagamento.
Non mandateci un ministro col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie i lunatici crateri.
Ha da essere un poeta sulla Luna ad allunare:
con la testa nella luna lui da un pezzo ci sa stare…
A sognar i più bei sogni è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile anche quando è disperato.
Or che i sogni e le speranze si fan veri come fiori,
sulla luna e sulla terra fate largo ai sognatori!

Gianni Rodari