Per anni, quando si parlava di pesticidi nella pasta, il dibattito oscillava tra due estremi: chi sosteneva che “non c’è alcun problema” e chi, al contrario, dipingeva la pasta come un rischio costante. La verità – come spesso accade – è più concreta e verificabile: dipende dai dati.
E i dati, oggi, permettono una lettura più matura: la situazione sembra migliorata rispetto a 6–8 anni fa, anche grazie a controlli più rigorosi, a una maggiore attenzione pubblica e a test indipendenti.
Il punto di partenza: perché 6–8 anni fa scattò l’allarme
Tra il 2016 e il 2021 l’attenzione dei consumatori si è concentrata soprattutto su:
- residui di pesticidi rilevati in alcuni campioni di pasta
- glifosato (tema molto discusso e controverso)
- micotossine (in particolare DON), legate anche a clima e stoccaggio del grano
- origine e filiere del grano (UE/extra-UE), con pratiche agricole differenti
In quel contesto anche noi avevamo pubblicato una fotografia “di quegli anni”, utile come documento storico: inchiesta Ambientebio 2021 su pesticidi negli spaghetti .
Oggi però ha senso fare un passo ulteriore: non cancellare il passato, ma confrontarlo con i test più recenti.
Le fonti più importanti: test indipendenti e analisi di laboratorio
Per aggiornare seriamente la discussione abbiamo scelto due riferimenti “consumer” italiani che, negli anni, hanno pubblicato test comparativi basati su analisi di laboratorio e criteri trasparenti:
- test Altroconsumo sugli spaghetti (analisi di laboratorio e valutazione complessiva)
- test de Il Salvagente su 14 marche di pasta (pesticidi, glifosato e micotossina DON)
Questi test non sostituiscono i controlli ufficiali delle autorità, ma rappresentano una forma di verifica indipendente che negli anni ha avuto un ruolo cruciale nel portare trasparenza e pressione positiva sulla filiera.
Cosa dicono i test più recenti: segnali di miglioramento
Nel test Altroconsumo sugli spaghetti, la rivista riporta un quadro complessivamente rassicurante sul fronte dei residui: in molti campioni non vengono rilevati pesticidi significativi, e il glifosato risulta individuato in un numero molto limitato di casi e a livelli molto bassi (secondo quanto dichiarato nel test).
Anche Il Salvagente descrive un’evoluzione: nei test più recenti, la presenza di glifosato e residui rilevati risulta generalmente contenuta, con attenzione particolare anche alle micotossine (DON), valutate con supporti e collaborazioni specifiche citate dalla stessa testata.
Il messaggio da portare a casa non è “problema risolto”, ma qualcosa di più realistico: oggi i dati disponibili raccontano una tendenza al miglioramento rispetto agli anni in cui l’allarme era più diffuso.
Il tema glifosato: perché se ne parla ancora
Sul glifosato è importante distinguere tra:
- classificazione di pericolo (hazard): “può essere pericoloso in certe condizioni?”
- valutazione del rischio (risk): “a quelle dosi reali, c’è un rischio concreto?”
Per capire la complessità del tema, due riferimenti utili e ufficiali sono:
- comunicazione EFSA sulle conclusioni della peer review sul glifosato (2023) (con indicazione di eventuali lacune dati e valutazione complessiva)
- nota IARC/OMS sulla classificazione del glifosato (Gruppo 2A) (per capire cosa significa “probabile cancerogeno” in termini di hazard)
Questo è uno dei motivi per cui, anche quando i residui risultano bassi o assenti in molti campioni, il tema resta “caldo”: si intrecciano scienza, regolazione, comunicazione e fiducia.
Perché può essere migliorata la qualità della pasta negli ultimi anni
Dalle inchieste e dai test disponibili, alcuni fattori plausibili emergono con chiarezza:
- più controlli lungo la filiera e più attenzione su materie prime e stoccaggio
- pressione dei consumatori e domanda di trasparenza sull’origine del grano
- effetto “sorveglianza pubblica”: quando si parla di un tema in modo informato, il settore tende ad adeguarsi
- miglior gestione delle micotossine (anche per via di pratiche e monitoraggi più accurati)
In altre parole: non è “magia”, è un mix di mercato, controlli, reputazione e attenzione sociale.
Quindi possiamo stare tranquilli? L’approccio realistico
Un approccio serio evita due errori:
- dire “non c’è mai stato nulla”
- dire “è tutto pericoloso”
La posizione più utile è questa: guardare i dati nel tempo, scegliere fonti attendibili, e ricordare che la sicurezza alimentare è un processo (monitoraggi, limiti, miglioramenti continui).
Se vuoi approfondire il “punto di partenza” storico (2021), e poi confrontarlo con i test recenti citati sopra: ecco l’articolo Ambientebio originale .
Com’era la situazione e cosa è cambiato oggi
Residui di pesticidi
Anni fa (2016–2021)
Tema molto discusso, con rilevazioni frequenti e forte attenzione mediatica.
Oggi (2024–2026)
Residui più rari o presenti a livelli molto più bassi nella maggior parte dei test.
👉 Meno allarme generalizzato, più controllo reale.
Glifosato
Anni fa
Simbolo del dibattito, legato soprattutto a pratiche agricole e importazioni extra-UE.
Oggi
Quando rilevato, compare in pochi campioni e a tracce molto basse.
👉 Miglioramento concreto, ma monitoraggio ancora necessario.
Micotossine (DON)
Anni fa
Più spesso presenti nelle analisi, influenzate da clima e stoccaggio.
Oggi
In diversi test recenti si osserva un calo rispetto al passato.
👉 Segnale positivo per la sicurezza complessiva.
Controlli e trasparenza
Anni fa
Percezione di scarsa chiarezza su origine del grano e pratiche produttive.
Oggi
Maggiore attenzione ai controlli e alla reputazione della filiera.
👉 La pressione pubblica ha avuto un effetto reale.
Ruolo dei consumatori
Anni fa
Dibattito spesso polarizzato tra allarmismo e negazione.
Oggi
Più cultura del confronto basato su test e dati.
👉 Quando il consumo diventa critico, il mercato risponde.
Perché questo confronto è importante
Il senso di un articolo del 2026 non è scegliere “chi ha ragione”, ma fare una cosa più rara: mettere in fila il prima e il dopo. Perché solo così si capisce se l’informazione indipendente e la consapevolezza collettiva producono risultati. E oggi, almeno su questo fronte, i segnali sembrano dire: sì, qualcosa è cambiato.






