Secondo le linee guida per la depavimentazione e il rinverdimento urbano del 2022 (finanziato nell’ambito di Horizon 2020) la superficie urbanizzata nell’Unione Europea è cresciuta del 78% dalla metà degli anni Cinquanta, a fronte di una crescita della popolazione di appena il 33%. Il risultato è che grandi estensioni di suolo urbano sono oggi sigillate, cioè ricoperte da asfalto, cemento o altri materiali impermeabili che impediscono all’acqua di filtrare nel terreno. Per di più eliminano la vegetazione, assorbono il calore solare e riducono la biodiversità locale. Ecco perché nasce l’idea di rimuovere di molte di queste superfici per restituire il suolo alle sue funzioni naturali.

Riduzione dell’effetto “isola di calore”

Le aree densamente costruite possono essere fino a 10°C più calde delle zone rurali circostanti. L’apporto di vegetazione contrasta questo meccanismo attraverso due processi principali: l’ombreggiamento diretto e l’evapotraspirazione, ossia il rilascio di vapore acqueo da parte delle piante, che raffredda l’aria circostante.

La presenza di alberi in particolare può abbassare le temperature locali tra i 3°C e i 5°C, a patto però che le piante dispongano di sufficienti quantità di acqua (per cui diventano dirimenti i sistemi di raccolta e stoccaggio dell’acqua piovana). E, in più, gli effetti di raffrescamento sono molto localizzati: allontanandosi dall’area verde si riduce molto il beneficio e per aree inferiori agli 0,5 ettari sostanzialmente non esistono benefici per l’ambiente circostante.

Alcuni esempi citati dal documento. A Lione, la trasformazione di un tratto di 3 chilometri della Rue Garibaldi in un viale alberato ha prodotto una riduzione delle temperature tra 1,78°C e 2,33°C nei mesi di agosto 2016 e 2017. Ad Aubervilliers, la rinaturalizzazione di un parcheggio ha registrato una riduzione media di 2°C sotto la chioma degli alberi. A Seoul, la demolizione di un’autostrada sopraelevata e il ripristino del fiume Cheonggyecheon ha prodotto temperature da 3,3 a 5,9°C più fresche rispetto a una strada parallela poche centinaia di metri più in là. A Berlino e Valencia si registra un effetto di raffreddamento di circa 2/3°C all’interno di parchi tra i 20 e i 200 ettari, con effetti misurabili fino a 330 metri oltre il confine del parco.

Riduzione rischio alluvione

Un suolo impermeabilizzato non assorbe l’acqua, ma la convoglia rapidamente verso i sistemi fognari, spesso saturandoli, con conseguente allagamento. E con il cambiamento climatico il fenomeno tende ad aumentare. Ecco perché depavimentare i suoli aiuterebbe l’acqua a filtrare nel suolo maggiormente, riducendo la portata di picco durante le piogge intense. Il documento cita Amsterdam, dove un cortile asfaltato è stato convertito in spazio verde con l’aggiunta di cisterne di raccolta per stoccare l’acqua piovana e renderla disponibile nei periodi di siccità. Ancora, in Francia si stima che appena il 10% di copertura impermeabile in un bacino idrografico è sufficiente ad aumentare significativamente il deflusso superficiale. Ecco perché «giardini allagabili», «cunette piantumate», «vasche di laminazione» e altro stanno diventando infrastrutture idrauliche a tutti gli effetti.

Biodiversità urbana e qualità dell’aria

La depavimentazione crea o ripristina habitat per specie vegetali, insetti impollinatori, uccelli e piccola fauna locale. È però importante scegliere opportunamente le specie, perché quelle locali ospitano una maggiore varietà di insetti rispetto alle specie ornamentali esotiche.

La vegetazione, inoltre, filtra alcuni inquinanti atmosferici: il particolato fine (PM2.5 e PM10) si deposita sulle foglie, mentre alcune specie assorbono inquinanti come il biossido di azoto (NO2). A Seoul, per esempio, il ripristino del già citato fiume Cheonggyecheon ha prodotto una riduzione del 35% particolato atmosferico (da 74 a 48 microgrammi per metro cubi). Il documento tuttavia avverte che questi effetti dipendono da molti fattori, come le specie vegetali scelte, i flussi d’aria e la posizione rispetto alle fonti inquinanti.

La depavimentazione riduce le emissioni di gas serra?

La depavimentazione non è di per sé una soluzione di mitigazione climatica, perché agisce fondamentalmente in modo indiretto sulla riduzione delle emissioni di gas serra. A Strasburgo, per esempio, uno studio citato dal documento ha misurato che gli alberi urbani riescono a eliminare lo 0,03% della CO₂ locale, che risulta piuttosto limitato come contributo alla riduzione globale delle emissioni climalteranti. Lo stesso discorso vale per la riduzione dei consumi energetici grazie al minor utilizzo di aria condizionata: non è facile stimarlo e i fattori sono variegati. Lo stesso IPCC scrive che per ridurre le emissioni di CO2 è molto più importante ed efficace agire sulle foreste, cioè quindi su superfici molto più estese del solo verde in città.

Costi della depavimentazione

I suoli urbani, soprattutto quelli di ex aree industriali o parcheggi, spesso contengono inquinanti: metalli pesanti (cadmio, piombo, rame), idrocarburi, residui chimici di varia natura. Prima di qualsiasi rinaturalizzazione, quindi, è necessaria un’analisi del suolo, che le linee guida europee stimano in un costo che si aggira attorno ai 200 euro a campione.

In generale, il costo medio della “de-sigillatura” può essere tra i 60 e i 270 euro per metro quadrato. Ovviamente l’ampiezza della forbice dipende dal grado di complessità delle operazioni, come la demolizione delle strutture, la bonifica del suolo, la progettazione ecologica, il trasporto dei materiali e via dicendo.

Bisogna anche tenere presente che depavimentare significa spesso ridisegnare la mobilità della città. A Copenaghen, per dire, i posti auto occuperebbero, messi in fila, una superficie di 1,6 chilometri quadrati, rimpiazzare tutto questo asfalto con verde non è neutro sul piano della mobilità. Ad Avignone la rimozione di 1900 parcheggi attorno alle mura storiche è stata possibile perché contestualizzata in un piano urbanistico più ampio.

Chiaramente, a fronte del costo di realizzazione è necessario tenere in considerazione anche i benefici economici che si otterrebbero. Le linee guida europee stimano che nella città francese di Douai la gestione alternativa del 25% degli spazi pubblici (che vengono quindi deimpermeabilizzate) produce un risparmio stimato di 1 milione di euro l’anno.

Quanto è già diffusa la depavimentazione?

La de-pavimentazione è una pratica in rapida diffusione in Europa, ma ancora lontana da una scala sistemica. Oltre ai casi già citati, la Germania ha sviluppato degli strumenti per mappare superfici potenzialmente de-sigillabili e la Francia ha adottato l’obiettivo di zero artificializzazione netta al 2050.

In Italia, Genova è la prima città ad aver inserito la depavimentazione nel piano urbanistico comunale, e a Milano, a Bologna e a Roma si stanno facendo politiche simili. Queste misure si inseriscono però in un contesto in cui il consumo di suolo in Italia è ancora in crescita. Nel rapporto ISPRA 2025 si legge che nel 2024 sono stati coperti da “nuove superfici artificiali” quasi 84 chilometri quadrati di suolo (+16% rispetto al 2023), a fronte di 5 chilometri quadrati che invece sono stati ripristinati. In altri termini è come se ogni giorno si perdessero 230mila metri quadrati di terreno; e, in particolare, le fasce costiere registrano una percentuale di suolo consumato che è più del triplo del resto del territorio italiano.

Depavimentare quindi è necessario per ridurre localmente temperatura e inquinanti atmosferici, alleggerire il rischio alluvioni (ma meno efficace per ridurre le emissioni di gas serra) e arricchire la biodiversità locale. È una misura che si inserisce nella lotta al consumo di suolo e che andrebbe pertanto adottata nelle città che stanno diventando ormai sature di cemento e parcheggi (che sono molte).

Segnaliamo il sito storico sull’argomento depave, che dal 2008 sensibilizza e supporta progetti di depavimentazione.