Ancora il ricordo di un disastro industriale, da tenere a mente, dopo quello di Seveso, per costruire conoscenze su ambiente e salute e conservare memoria di chi più ha sofferto e pagato, in quel momento e dopo, in uno dei luoghi dove l’ingiustizia ambientale ha lasciato il segno.
Il 17 luglio 1988 due esplosioni all’impianto di formulazione del biocida Rogor della Farmoplant di Massa provocarono una nube tossica che si diffuse ben oltre i confini dello stabilimento, segnando profondamente la memoria collettiva della popolazione di Massa Carrara. La Farmoplant aveva rilevato le attività dello stabilimento Montedison che produceva fertilizzanti azotati, chiuso nel 1972 per obsolescenza degli impianti, e riaperto nel 1976 per la produzione, tra gli altri, di Rogor (dimethoate), Mancozeb, Trifluralin, Cidial, Atrazina, Parathion. Alcuni di questi pesticidi saranno vietati negli anni ’90 per la loro tossicità su ambiente e persone.
Come descritto in un articolo in occasione del trentennale (https://www.scienzainrete.it/articolo/farmoplant-di-massa-carrara-trenta…) quell’incidente non fu un evento isolato, ma l’episodio più drammatico di una lunga storia di incidenti industriali, contaminazioni ambientali e conflitti sociali che avevano caratterizzato per anni la Zona Industriale Apuana.
A trentotto anni di distanza, molte delle domande poste allora restano aperte. Quanto hanno pesato sulla salute delle persone decenni di esposizioni industriali? Quanto è stato effettivamente risanato? E quali insegnamenti possiamo trarre da una delle vicende simbolo dell’ambientalismo e della cittadinanza scientifica italiana? Proprio oggi che dopo anni di impasse sono riprese sia attività di studio sia interventi sul territorio.
Le conoscenze su salute e ambiente
Nel corso degli ultimi decenni numerosi studi epidemiologici hanno cercato di comprendere gli effetti sanitari associati alla lunga storia industriale dell’area di Massa Carrara. I risultati del progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) avevano già documentato fino al 2018 eccessi di mortalità e ospedalizzazione per diverse patologie, tra cui tumore del polmone, tumore della pleura e malattie cardiovascolari, oltre a una incidenza di mesotelioma pleurico circa 2,4 volte superiore alla media regionale negli uomini e 1,5 volte nelle donne, a testimonianza dell’eredità lasciata dalle esposizioni ad amianto.
Le elaborazioni più recenti a cura dell’Agenzia Regionale di sanità della Toscana confermano che il quadro sanitario dell’area continua a richiedere molta attenzione. I dati del 2024 vengono confrontati con quelli della Regione nel suo insieme. La popolazione è più anziana rispetto alla media regionale: l’indice di vecchiaia risulta superiore del 16 per cento a Massa e del 20 per cento a Carrara, mentre la natalità è inferiore rispettivamente del 12 per cento e dell’11 per cento. Anche la speranza di vita alla nascita presenta valori meno favorevoli rispetto alla Toscana: quasi un anno in meno a Massa e circa sette mesi in meno a Carrara.
Nel decennio 2013-2022 la mortalità per tutte le cause è risultata superiore del 10 per cento a Massa e del 9 per cento a Carrara rispetto alla media regionale. Gli eccessi più marcati riguardano le malattie cardiovascolari, con valori superiori del 17 per cento a Massa e del 18 per cento a Carrara. La mortalità per tumori mostra un eccesso del 9 per cento a Massa e del 6 per cento a Carrara, mentre per le malattie dell’apparato digerente l’aumento raggiunge il 9 per cento a Massa e il 17 per cento a Carrara. Le malattie respiratorie presentano un eccesso del 9 per cento nel comune di Massa. Tra le patologie tumorali emergono i tumori del colon-retto, con valori circa il 10 per cento superiori alla media regionale.
Anche i ricoveri ospedalieri mostrano criticità, seppure meno marcate rispetto alla mortalità. Gli eccessi più evidenti riguardano le malattie tumorali, con valori superiori del 7 per cento a Massa e del 12 per cento a Carrara. Particolarmente rilevanti risultano i ricoveri per tumore dello stomaco, che presentano un eccesso di circa il 21 per cento.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda le malattie croniche: a Massa si osserva una prevalenza di insufficienza cardiaca superiore del 19 per cento rispetto ai riferimenti regionali. A Carrara emergono eccessi del 23 per cento per broncopneumopatia cronica ostruttiva e dell’11 per cento per cardiopatia ischemica. Più favorevole appare invece il quadro relativo agli esiti riproduttivi, con indicatori di basso peso alla nascita e prematurità sostanzialmente uguali alla media regionale.
Nel loro insieme questi dati confermano il quadro ricavato dagli studi precedenti e, sebbene non consentano ancora di attribuire direttamente gli eccessi osservati alle contaminazioni ambientali, descrivono un profilo sanitario che continua a distinguersi da quello regionale e che richiede approfondimenti. Grazie alle attività in corso con il progetto SINTESI, finanziato dal Ministero Salute nell’ambito del Piano Nazionale Salute, ambiente, biodiversità e clima (PNC) si stanno producendo nuove informazioni e elaborazioni più avanzate sul rapporto tra pressioni ambientali e salute. Si sta realizzando uno studio di coorte, approfondimenti sulla salute respiratoria dei bambini, un rafforzamento degli screening preventivi, interventi sugli stili di vita e contro l’abitudine al fumo. Importante anche la disponibilità di dati di monitoraggio ambientale aggiornati che permette di accettare la sfida di ricostruire con maggiore precisione il ruolo delle esposizioni ambientali e occupazionali che hanno interessato l’area nel corso degli ultimi decenni.
Bonifiche: un percorso ancora lungo.
Se le conoscenze sulla salute crescono e si rafforzano, il risanamento ambientale continua a rappresentare uno delle principali criticità dell’area. Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Massa Carrara interessa una superficie di 116 ettari e comprende le principali aree industriali storicamente responsabili delle contaminazioni. I dati più recenti mostrano che, per quanto riguarda i terreni, il 53 per cento delle superfici risulta ancora classificato come potenzialmente contaminato, il 37 per cento dispone di un progetto di bonifica approvato, il 7,4 per cento è stato dichiarato non contaminato e solo il 2,6 per cento delle aree risulta effettivamente bonificato. Per le acque di falda è stato approvato un progetto di bonifica che interessa l’intero perimetro del SIN, ma le attività sono tuttora in corso.
Questi numeri mostrano come, nonostante gli interventi realizzati, la fase di risanamento sia ancora lontana dal completamento. Come è stato più volte osservato, le risorse finora stanziate rappresentano un passo importante, ma risultano proporzionate soprattutto a interventi di messa in sicurezza e contenimento della contaminazione, mentre il recupero integrale delle matrici ambientali richiederebbe investimenti molto maggiori.
Il quadro appare ancora più ampio se si considera il Sito di Interesse Regionale (SIR), che interessa complessivamente oltre 3.300 ettari del territorio provinciale. Negli ultimi anni sono state realizzate attività di caratterizzazione ambientale senza precedenti: oltre 570 pozzi e piezometri censiti, 281 punti georeferenziati monitorati e più di 22.000 determinazioni analitiche effettuate sulle acque di falda. Queste indagini hanno consentito di ricostruire in modo molto più dettagliato la distribuzione degli inquinanti nel sottosuolo e nelle acque sotterranee.
Parallelamente sono stati stanziati circa 25,5 milioni di euro per accelerare gli interventi. Il progetto principale prevede quattro barriere idrauliche, una per ciascuno dei principali siti industriali sorgente di contaminazione, 18 pozzi di emungimento e il trattamento di circa 6.000 metri cubi di acqua al giorno presso il depuratore industriale Lavello 2. Si tratta di uno dei più importanti interventi di messa in sicurezza della falda realizzati in Toscana negli ultimi anni.
Le nuove caratterizzazioni hanno inoltre individuato contaminazioni significative da cromo esavalente nell’area ex Ferroleghe e da solventi clorurati nell’area ex Farmoplant e in aree limitrofe, fornendo informazioni preziose per definire le priorità di intervento e per orientare le future attività di studio.
Dalla memoria alla prevenzione
A trentotto anni dall’esplosione della Farmoplant le autorità sanitarie e ambientali propongono, con il progetto SINTESI, di mettere al centro dei loro interventi l’attenzione alle diseguaglianze e la partecipazione pubblica. Dall’inizio del 2026 si sono mobilitati diversi attori sociali: cittadini, associazioni, sindacati, imprese, con l’obiettivo di produrre un documento di proposta partecipata, che parte dalla conoscenza del lavoro in corso e propone come si può andare avanti. La metodologia, messa a punto dalla Scuola Normale Superiore e dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) mette a frutto anni di esperienze in campo sociologico e antropologico a sostegno delle attività in aree ad alto rischio ambientale.
Non è facile superare diffidenze e pregiudizi, ma ci sono molti elementi per pensare che la collaborazione tra Istituzioni e cittadini può portare dei salti in avanti.
Uno dei nodi della discussione è naturalmente la comunicazione: come dove, quando fornire i dati sanitari e ambientali, e cosa fare dei risultati. Quindi si propone di istituzionalizzare una sede permanente di discussione e elaborazione, in cui sia anche possibile la formazione, coinvolgendo le scuole del territorio e rivolgendosi ai soggetti più fragili che non hanno accesso alle informazioni.
Il ruolo dei cittadini
I cittadini possono e vogliono supportare la produzione di dati, con centraline di monitoraggio della qualità dell’aria, sensori di sostanze odorigene, un’inchiesta sull’utilizzo dell’acqua dei pozzi (una delle maggiori criticità ambientali).
Ovviamente molte richieste fanno riferimento alle bonifiche e alla loro urgenza: maggiori informazioni e più dettagliate su ambiente e salute serviranno a misurare i miglioramenti che ci si aspetta possano avvenire.
La partecipazione non è una bacchetta magica valida per tutto, ma un equilibrio nuovo che si propone con una visione più ampia, la visione One Health. La salute si compone in modo inscindibile armonizzando l’ambiente e l’ecosistema, con animali selvatici e domestici, e le comunità umane. L’analisi è davvero complessa e deve tenere conto di tutte le possibili interfacce, compresi i fattori sociali e economici, e con diverse professionalità: ma è molto stimolante e inclusiva.
Quando si discute di questioni così complesse, se c’è abbastanza tempo e spazio, ognuna delle persone coinvolte può capire, fare domande, e produrre idee diverse per il futuro, componendo i pezzi di un puzzle di cui si intravvede il disegno, ma non si compone senza il contributo di ciascuno. Oggi l’attenzione si concentra sulla capacità di trasformare le conoscenze accumulate in strumenti concreti di prevenzione, tutela della salute e risanamento ambientale. Le informazioni disponibili sulla salute e sull’ambiente sono oggi molto più ricche rispetto al passato. Allo stesso tempo, la disponibilità di dati dettagliati sulle contaminazioni dei terreni e delle falde, unita alle nuove opportunità offerte dalla ricerca in epidemiologia ambientale, rende finalmente possibile affrontare alcune delle domande poste all’inizio, rimaste a lungo senza risposta.





