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Nel luglio 2025 il primo ministro cinese Li Qiang ha inaugurato il cantiere di quella che diventerà la più grande centrale idroelettrica del mondo, Medog, sul fiume Yarlung Tsangpo in Tibet, un progetto approvato da anni ma finanziato in via definitiva solo nel dicembre 2024. Il piano prevede cinque dighe a cascata nei pressi della città di Nyingchi, per una capacità produttiva stimata fino a 60/70 gigawatt: il triplo della potenza della diga cinese delle Tre Gole sul fiume Azzurro, finora primato mondiale. È prevista la produzione di 300 terawattora all’anno. Il complesso di dighe e tunnel sarà costruito attorno alla “Grande Ansa” dello Yarlung Tsangpo.

Cosa può succedere nei paraggi

Secondo l’analisi di Brahma Chellaney pubblicata su Project Syndicate, il progetto è tanto ambizioso quanto pericoloso, e la sua gestazione è avvenuta con una trasparenza minima verso i paesi a valle. A complicare il quadro c’è anche la geologia del sito: il tratto scelto per la mega-diga si troverebbe in una delle aree sismicamente più instabili del pianeta, attraversato da una faglia attiva, una circostanza che quindi alimenta ulteriori dubbi sulla sicurezza a lungo termine dell’opera. Il canyon, inoltre, è descritto da questo articolo su Yale Environment come un hotspot di biodiversità eccezionale: oltre 4500 specie vegetali, la foresta primaria più intatta della Cina, il cipresso più alto dell’Asia (oltre 330 piedi, millenario) e la più ricca concentrazione al mondo di grandi carnivori (leopardi delle nevi, tigri del Bengala, orsi bruni tibetani, ecc.). Il progetto potrebbe anche alterare il flusso di sedimenti del fiume, con conseguenze sul delta del Brahmaputra-Gange in India e Bangladesh. L’India ha risposto con un progetto di diga sul suo territorio, che forse sarà anche peggio.

Il fiume Yarlung Tsangpo nasce dai ghiacciai tibetani a quasi 4700 metri di quota, dopo aver percorso quasi 3000 chilometri ed essersi tuffato in una delle gole più profonde del pianeta, attraversa il confine con l’India dove vi entra come Brahmaputra, appunto, per poi sfociare in Bangladesh. New Delhi teme che Pechino possa usare il controllo del bacino come leva politica ed economica, in una regione dove la diga permetterebbe di deviare fino a 40 miliardi di metri cubi d’acqua, con possibili ripercussioni sull’agricoltura delle pianure indiane. Pechino, dal canto suo, ha cercato di rassicurare il vicino affermando che il progetto non andrà a scapito dei paesi limitrofi, ma l’assenza di un trattato bilaterale sulla condivisione delle acque transfrontaliere lascia il tema aperto.

fiume tsangpo

Valle del fiume Yarlung Tsangpo. Di 牛糞, CC BY-SA 3.0

Gli sfollati e gli indigeni

Prendiamo il caso della diga delle tre Gole. Questa svolge principalmente tre funzioni: consente la navigazione di navi mercantili oceaniche lungo il fiume, produce una grande quantità di energia idroelettrica e dovrebbe contribuire al controllo delle inondazioni. La sua costruzione è stata tuttavia accompagnata da numerose controversie, legate soprattutto al dislocamento di popolazioni, al degrado ambientale e alle possibili alterazioni del ciclo idrologico dello Yangtze. Nello specifico gli sfollati sarebbero stati almeno 1,2 milioni, che vivevano in quasi 500 tra città, cittadine e villaggi lungo il fiume.

Non ci sono stime, men che meno del governo cinese, su quanti potrebbero essere gli sfollati per il complesso di Medog nello Yarlung Tsangpo. Questo documento scritto dalla ONG Society for Threatened Peoples indirizzato al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU (a febbraio 2025) sostiene che gli sfollati potrebbero essere circa 24mila, non molti rispetto alle Tre Gole, a cui però andrebbero aggiunti oltre 130 milioni di persone a valle in India e Bangladesh che subirebbero gravi interruzioni dei mezzi di sussistenza. Il testo, inoltre, accusa il governo cinese di violare le sue stesse leggi: nel 1985 infatti designò riserva naturale il Grand Canyon dello Yarlung Tsangpo. Infine, la Cina non avrebbe rispettato gli impegni presi con la Dichiarazione ONU sui Diritti dei Popoli Indigeni, non avendo adeguatamente informato o consultato né le comunità tibetane locali né i paesi a valle. E non avrebbe nemmeno condotto una valutazione d’impatto ambientale pubblica.

Il discorso ovviamente non è se costruire o meno dighe per produrre energia rinnovabile, ma quali dighe costruire. Gli impatti sull’ambiente delle energie rinnovabili (compreso fotovoltaico ed eolico) sono enormemente inferiori rispetto alle energie fossili, ed è quasi una tautologia. Sta di fatto che ogni opera, pubblica o privata che sia, va realizzata nel rispetto di criteri ambientali e sociali che vanno a vantaggio di tutti.

Ma davvero la Terra girerà più lentamente?

Alcuni potrebbero preoccuparsi per il probabile rallentamento della rotazione terrestre causato dalla diga cinese. Si tratta di un effetto infinitesimale. È spiegato dal principio della conservazione del momento angolare: spostando la massa verso “l’esterno” del corpo in rotazione, la velocità di rotazione si riduce (spassosissima la dimostrazione pratica che fece Margherita Hack con Piero Angela).

Nel caso della diga delle Tre Gole, che a pieno regime trattiene circa 40 miliardi di metri cubi d’acqua, le stime indicano uno spostamento dei poli di circa due centimetri e un allungamento della durata del giorno di 0,06 microsecondi. Il terremoto del 2011 in Giappone che ha causato il disastro di Fukushima ha accelerato la rotazione terrestre di 1,8 milionesimi di secondo. Il giorno terrestre si allunga di 2 millesimi di secondo ogni secolo grazie all’attrazione gravitazionale della Luna. Eccetera eccetera. La diga del Yarlung Tsangpo allungherebbe il giorno di 30 miliardesimi di secondo.

Non si tratta di un fenomeno isolato o riferito a una sola infrastruttura. Sul Scientific American si legge che la costruzione di 7000 dighe costruite tra il 1835 e il 2011 ha spostato i poli terrestri di circa un metro nel complesso e ha fatto scendere il livello globale dei mari di 21 millimetri. Lo spostamento non è avvenuto in modo lineare: tra il 1835 e il 1954 la costruzione di dighe soprattutto in Nord America ed Europa ha spinto il Polo Nord di circa 20 centimetri verso una direzione, mentre tra il 1954 e il 2011, con il boom delle grandi opere in Asia e Africa orientale, il polo si è spostato di altri 57 centimetri in direzione opposta.

Non è qualcosa che deve preoccuparci, quanto invece a preoccupare dovrebbe essere la causa. Si pensi anche, a maggior ragione, che la fusione dei ghiacciai in atto a causa del riscaldamento globale sta modificando anch’essa il moto di rotazione terrestre. Non confondiamo quindi il dito con la Luna e concentriamoci sui problemi veri.

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