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Una carta geografica è sempre, in una certa misura, una approssimazione. Non perché i cartografi vogliano ingannarci, ma perché trasferire la superficie curva della Terra su un piano senza deformarla è geometricamente impossibile.

Per costruire una carta geografica, stampata o visualizzata sullo smartphone, si ricorre a una proiezione cartografica: un insieme di operazioni matematiche e geometriche che permette di rappresentare il globo su una superficie piana, introducendo inevitabilmente delle deformazioni. È un po’ come tagliare un pallone da calcio o un palloncino e cercare di stenderne la superficie su un tavolo. Da qualche parte il materiale dovrà strapparsi, sovrapporsi, stropicciarsi o essere stirato.

Allo stesso modo, ogni proiezione cartografica sacrifica qualcosa nel passaggio dalla realtà alla rappresentazione: deforma le superfici, le distanze oppure gli angoli.

La proiezione di Mercatore 

La storia della cartografia è anche la storia dei molti tentativi di scegliere quale deformazione accettare in funzione dello scopo della carta.

Una delle proiezioni più celebri è quella proposta nel 1569 dal cartografo fiammingo Gerardus Mercator, in olandese Gerhard Kremer. Mercatore (come lo chiamiamo in Italia) voleva produrre una carta geografica utile alla navigazione attorno al globo. La sua soluzione aveva infatti una proprietà straordinaria per i marinai: una rotta mantenuta a direzione costante poteva essere rappresentata come una linea retta. Per ottenere questo risultato, però, la proiezione dilata progressivamente le superfici all’aumentare della latitudine. In questo modo, le carte geografiche basate sulla proiezione di Mercatore mostrano deformazioni limitate vicino all’Equatore che diventano sempre maggiori procedendo verso i poli.

Le conseguenze diventano evidenti quando confrontiamo la Groenlandia con l’Africa. Sulle carte di Mercatore la Groenlandia sembra avere dimensioni paragonabili a quelle dell’Africa. In realtà l’Africa, con circa 30,2 milioni di km2, è quasi quindici volte più grande della Groenlandia, che supera di poco i 2 milioni di km2. Anche il confronto con l’Europa è significativo: il nostro continente occupa circa 10,2 milioni di km2, appena un terzo dell’Africa. Eppure, nell’immagine mentale costruita da generazioni di planisferi scolastici, questa differenza appare assai meno evidente.

La risoluzione dell’ONU sulle mappe

È proprio su questo punto che interviene la recente decisione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il 4 settembre 2026, con 164 voti favorevoli e uno contrario (quello degli Stati Uniti), l’ONU ha approvato una risoluzione che invita governi, scuole, organizzazioni internazionali e aziende tecnologiche a privilegiare, quando conta il confronto tra le dimensioni dei territori, proiezioni cartografiche equivalenti, cioè capaci di conservare le proporzioni tra le aree.

La risoluzione non “proibisce” Mercatore e non stabilisce che da domani tutte le carte utilizzate dall’ONU debbano avere un’unica forma. È piuttosto un invito a usare la proiezione giusta per lo scopo giusto e, soprattutto, a rendere esplicite le distorsioni che ogni planisfero porta con sé, anche per riflettere e comprendere meglio il mondo in cui viviamo.

Tra le alternative indicate vi è la Equal Earth, una proiezione sviluppata nel 2018 dai cartografi Bojan Šavrič, Tom Patterson e Bernhard Jenny. Equal Earth conserva le aree relative: se due regioni hanno la stessa superficie sulla Terra, avranno proporzionalmente la stessa superficie anche sulla carta.

Naturalmente il prezzo da pagare esiste ancora, perché nessuna proiezione può conservare contemporaneamente tutte le proprietà geometriche del globo. Le forme vengono in parte deformate, specialmente alle alte latitudini. Ma se lo scopo è confrontare l’estensione dei continenti, una carta equivalente racconta il pianeta in modo molto più fedele.

La questione è particolarmente significativa per l’Africa. Chi viaggia nel continente spesso sperimenta fisicamente qualcosa che una carta di Mercatore tende a nascondere: l’enormità delle distanze. Dal Mediterraneo al Capo di Buona Speranza si attraversa uno spazio continentale immenso, nel quale potrebbero essere contenuti contemporaneamente Stati Uniti, Cina, India e buona parte dell’Europa.

L’Africa possiede una superficie sufficientemente estesa da contenere Stati Uniti, Argentina, India, Messico, Italia, Spagna, Francia e Germania (immagine realizzata dagli Autori, generata con AI).

Modificare la nostra immagine del mondo

Non è soltanto una curiosità geometrica. Le mappe contribuiscono a costruire la nostra immagine del mondo, e le dimensioni che attribuiamo visivamente ai territori finiscono inevitabilmente per influenzare la percezione della loro centralità o marginalità.

Sarebbe però ingiusto trasformare Mercatore nel responsabile di una visione coloniale del pianeta. La sua proiezione nacque quasi tre secoli prima della spartizione coloniale dell’Africa e rispondeva a un problema tecnico ben preciso.

È stato piuttosto l’uso indiscriminato di quella proiezione, nata per navigare e poi diventata un’immagine apparentemente neutrale del mondo, a produrre conseguenze culturali che oggi possiamo riconoscere meglio.

Una carta non è mai semplicemente “vera” o “falsa”: è uno strumento costruito per uno scopo. Ed è forse questo il valore più interessante della decisione dell’ONU. Non si tratta soltanto di rendere l’Africa più grande su un foglio. L’Africa non diventa più grande: lo è sempre stata. Si tratta di ricordarci che anche un oggetto familiare come il planisfero è il risultato di una scelta scientifica, tecnica e culturale. Cambiare proiezione significa, in questo caso, cambiare punto di vista. E qualche volta basta cambiare il modo in cui disegniamo il mondo per accorgerci che il mondo reale è diverso da come avevamo imparato ad immaginarlo.

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