il-precariato-della-ricerca-pubblica-italiana-non-puo-aspettare

Pubblicato il 13/10/2026Tempo di lettura: 3 mins

I Precari e le Precarie di CNR, INAF, INFN, INGV, CREA, ISPRA, Stazione Zoologica Anton Dohrn e OGS, riuniti in un fronte comune, denunciano con forza l’inerzia del Governo di fronte alla scadenza ormai imminente del 31 dicembre 2026, termine ultimo fissato per l’applicazione delle procedure di stabilizzazione previste dall’articolo 20, commi 1 e 2, del D.Lgs. 75/2017 (Legge Madia) per gli Enti Pubblici di Ricerca. A pochi mesi da questa scadenza, migliaia di lavoratrici e lavoratori precari, molti dei quali impegnati da anni, in attività di ricerca fondamentali per il Paese, restano senza certezze sul proprio futuro professionale. Il rischio concreto è che una parte consistente del personale precario, pur in possesso dei requisiti, venga escluso da qualunque percorso di stabilizzazione per la sola assenza di un intervento normativo e di adeguate risorse economiche.

Non possiamo accettare che professionalità costruite negli anni all’interno degli Enti Pubblici di Ricerca vengano disperse proprio mentre il sistema della ricerca italiana ha bisogno di continuità, competenze e programmazione.

Di fronte a questa situazione, chiediamo con urgenza al Governo:

  1. La proroga della Legge Madia (D.Lgs. 75/2017, art. 20, commi 1 e 2), attualmente in scadenza al 31 dicembre 2026, estendendo sia il termine per la maturazione dei requisiti sia quello per l’espletamento delle procedure concorsuali, per consentire a tutti gli Enti Pubblici di Ricerca di completare i percorsi di superamento del precariato già avviati e di avviarne di nuovi.
  2. Le risorse economiche necessarie per l’applicazione piena del comma 1 in tutti gli Enti Pubblici di Ricerca, affinché la stabilizzazione diretta del personale in possesso dei requisiti trovi concreta e integrale attuazione. Tali risorse sono indispensabili affinché il personale idoneo ma non ancora stabilizzato non venga lasciato fuori a causa di stanziamenti insufficienti, disperdendo professionalità già selezionate e formate all’interno degli Enti stessi, sulle quali il Paese ha già investito milioni di euro.
  3. Risorse per l’immediata pubblicazione dei bandi per le procedure concorsuali riservate previste dal comma 2, ad oggi bloccati o rallentati in diversi Enti, con conseguente e ingiustificabile allungamento dei tempi di attesa per lavoratrici e lavoratori che hanno già maturato o stanno per maturare i requisiti di anzianità richiesti dalla norma.

Il precariato negli Enti Pubblici di Ricerca non è un’anomalia contingente, ma il risultato di anni di sotto-finanziamento cronico del sistema della ricerca italiana. Un sistema che scarica sulle spalle di ricercatrici, ricercatori, tecnologhe, tecnologi, personale tecnico e amministrativo l’incertezza che dovrebbe invece essere assorbita da una programmazione seria e da investimenti pubblici adeguati. Non è più tollerabile che il destino professionale di migliaia di persone, e con esso la tenuta stessa del sistema della ricerca pubblica italiana, dipenda da proroghe concesse all’ultimo momento, da risorse stanziate col contagocce o da bandi rinviati sine die.

Se il Governo non darà seguito a queste richieste in tempi rapidi, i precari e le precarie di CNR, INAF, INFN, INGV, CREA, ISPRA, Stazione Zoologica Anton Dohrn e OGS intendono portare avanti una mobilitazione unitaria con iniziative pubbliche, presidi e ogni altra azione necessaria a far valere il diritto di migliaia di lavoratrici e lavoratori a un futuro stabile.

Auspichiamo, inoltre, che attorno a queste richieste si costruisca una piena unità sindacale, condizione importante per dare forza alla vertenza e ottenere risposte concrete.

La ricerca pubblica va finanziata perché il Paese cresca e si rafforzi. E la ricerca si fa con le persone: le stesse che oggi, unite, chiedono al Governo una scelta chiara e un sostegno reale e concreto all’intero comparto.

I Precari e le precarie di CNR, INAF, INFN, INGV, CREA, ISPRA, Stazione Zoologica Anton Dohrn, OGS

Congedi paritari: dove sbaglia la ministra Roccella?

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Le parole della ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità pronunciate durante un’intervista al quotidiano la Stampa con le quali prende posizione anche contro l’ipotesi di rendere obbligatoriamente paritari i congedi parentali, hanno suscitato grande clamore.

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