Negli ultimi giorni si è riacceso l’allarme su alcune partite di arance importate dall’Egitto intercettate con residui di sostanze non più approvate in Unione Europea. A riportarlo sono diverse fonti giornalistiche e di settore, citando il sistema europeo di allerta e la denuncia del Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP. In un caso segnalato, viene indicata la presenza di chlorpropham (clorprofam), sostanza la cui approvazione non è stata rinnovata in UE.
Questo articolo non vuole creare panico: i controlli esistono e funzionano, ma l’episodio è utile per capire un punto chiave: non tutte le filiere hanno gli stessi standard e, da consumatori, possiamo imparare a riconoscere origine, canali e segnali che aiutano a ridurre il rischio di acquistare prodotti “opachi” o poco controllati.
Cosa è successo: perché se ne parla adesso
Secondo quanto riportato, una delle prime spedizioni di arance egiziane del 2026 sarebbe stata intercettata in Italia con residui di chlorpropham, e l’informazione risulterebbe collegata a una segnalazione nel sistema di allerta rapido europeo (RASFF).
Il Consorzio dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP parla di un fenomeno che mette sotto pressione sia la tutela del consumatore, sia la sopravvivenza delle filiere italiane, perché chi produce rispettando regole UE più rigide si ritrova a competere con prodotti che possono essere coltivati con standard differenti.
Che cos’è il chlorpropham (clorprofam) e perché è un campanello d’allarme
Il chlorpropham è una sostanza attiva usata come erbicida/regolatore di crescita (nota anche per impieghi storici su alcuni prodotti agricoli). In UE, l’approvazione comunitaria non è stata rinnovata (mancato rinnovo) e in Italia sono state pubblicate comunicazioni istituzionali sulla revoca dei prodotti fitosanitari contenenti tale sostanza.
Quando una sostanza non è più approvata o è fortemente limitata, il problema non è “solo” la singola partita: il tema diventa come garantire uniformità di standard su tutto ciò che entra nel mercato europeo.
Come funzionano i controlli su pesticidi e residui: cosa è (davvero) il RASFF
In Europa esiste un sistema di allerta rapido chiamato RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed): è una rete che consente a Stati membri e Commissione di condividere velocemente notifiche su rischi legati ad alimenti e mangimi. In Italia, il Ministero della Salute spiega ruolo e funzionamento del RASFF. :contentReference[oaicite:4]{index=4}
Inoltre, esistono strumenti pubblici per vedere notifiche e riepiloghi (con vari livelli di dettaglio), come:
- Pagina ufficiale RASFF (Commissione Europea – DG SANTE) .
- RASFF Window – area consumatori (ricerche e notifiche legate a richiami/informazioni al pubblico) . :
- RASFF in Italia (Ministero della Salute) .
Limiti Massimi di Residuo (LMR): la regola che sta dietro ai “valori”
I residui di pesticidi negli alimenti sono regolati a livello UE dal Regolamento (CE) n. 396/2005, che stabilisce i Livelli Massimi di Residui (LMR) ammessi per specifiche sostanze e specifici alimenti.
In parole semplici: un alimento può essere “conforme” se i residui rientrano nei limiti previsti per quella sostanza e quel prodotto. Però attenzione: se una sostanza non è approvata o è oggetto di restrizioni, la logica di controllo e i limiti applicabili possono cambiare (e le autorità possono agire con blocchi, respingimenti, sequestri o ritiri dal mercato, a seconda dei casi).
Il fenomeno: perché prodotti coltivati fuori UE possono essere più “critici”
Il punto centrale è che l’Unione Europea ha regole severe su: autorizzazione delle sostanze attive, dosaggi, tempi di carenza, limiti di residuo, controlli e audit. In Paesi extra UE, alcune sostanze possono risultare ancora utilizzabili (o controllate diversamente).
Non significa che “importato” = “pericoloso”. Significa che:
- il rischio di non conformità può aumentare in alcune filiere e in alcuni periodi;
- il consumatore ha bisogno di trasparenza sull’origine e strumenti pratici per scegliere;
- la filiera UE (e italiana) chiede spesso reciprocità degli standard per concorrenza leale e tutela.
Guida pratica: come riconoscere e evitare arance “poco sicure” (checklist completa)
Qui sotto trovi una guida concreta: non è “perfetta” (perché nessuna scelta lo è), ma riduce molto le probabilità di acquistare prodotti a rischio di opacità, soprattutto quando si compra frutta sfusa o in periodi di forte importazione.
1) Leggi sempre l’origine (anche quando la frutta è sfusa)
Per legge, nei punti vendita la frutta sfusa deve avere un cartello con informazioni essenziali, tra cui Paese di origine. Se l’origine non è visibile, chiedila. Se non sanno rispondere, cambia banco.
- Origine: Italia (meglio se indicata anche la regione/provincia o un marchio IGP/DOP/biologico).
- Origine: Egitto / extra UE → valuta con più attenzione canale, prezzo, trasparenza e tracciabilità.
2) Attenzione ai “prezzi troppo bassi” (segnale di filiera aggressiva)
Il prezzo da solo non prova nulla, ma quando trovi arance a prezzi molto inferiori alla media stagionale, spesso significa importazione massiva e filiere orientate al costo. In questi casi ha ancora più senso controllare origine e certificazioni.
3) Preferisci filiere certificate: IGP, DOP, biologico (quando possibile)
Non è “magia”, ma è un layer di controllo in più: disciplinari, tracciabilità e verifiche. Se ami le arance rosse, valuta le IGP e in particolare i prodotti riconoscibili (imballo/etichetta) dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP.
Approfondimento Ambientebio: Arance: frutto antiage e antiossidante (benefici e uso intelligente) e I “benefici amari” delle arance italiane e il tema degli sprechi .
4) Se usi la buccia (scorze, grattugiata, canditi): scegli solo agrumi bio o super tracciabili
Molte persone usano la scorza per dolci, tisane, aromi e liquori. Qui il consiglio è netto: usa scorze solo da agrumi biologici o da filiere trasparenti, perché eventuali residui superficiali (e trattamenti post-raccolta) interessano soprattutto la buccia.
5) Lavaggio: utile, ma non è una “garanzia totale”
Lavare la frutta riduce sporco e parte di residui superficiali, ma: non elimina eventuali residui interni (sostanze sistemiche) e non sostituisce i controlli di filiera. Per sicurezza pratica:
- lava sotto acqua corrente;
- spazzola delicatamente la buccia (se intendi sbucciare e consumare subito);
- evita di usare scorza non bio per ricette “a crudo”.
6) Occhio ai succhi: “100%”, “da concentrato”, “miscela UE/non UE”
Se il timore è l’origine “poco chiara”, i succhi possono essere più difficili da interpretare: alcune etichette riportano “miscela di succhi UE e non UE” oppure indicazioni generiche sull’origine della materia prima. Se vuoi massima trasparenza, cerca:
- Origine dichiarata (Italia o regione) e filiera tracciata;
- produttori che indicano chiaramente provenienza degli agrumi e stabilimento;
- diffida di diciture troppo vaghe se per te l’origine è un criterio decisivo.
7) Se compri dal fruttivendolo o al mercato: fai 3 domande “semplici”
- Da dove arrivano? (Paese/Regione)
- Hai una cassetta o un documento di origine? (anche solo vedere l’imballo aiuta)
- Sono trattate post-raccolta? (ceratura, conservanti, ecc. – non sempre lo sanno, ma la risposta ti dice quanto è trasparente la filiera)
8) Quando la stagione italiana “spinge”, compra italiano: è il momento più sensato
In piena stagione degli agrumi italiani, aumentano disponibilità e competitività del prodotto locale. È il periodo in cui, a parità di prezzo, puoi ottenere più freschezza e più tracciabilità.
“Ma i controlli non bastano?” Sì, ma ecco cosa devi sapere
I controlli ufficiali in Italia includono programmi di campionamento e verifiche sui residui di prodotti fitosanitari coordinati dal Ministero della Salute, anche con il supporto degli uffici periferici e attività collegate al piano europeo. :contentReference[oaicite:9]{index=9}
Esistono però limiti strutturali inevitabili:
- non si può campionare ogni singola cassetta o ogni singolo lotto al 100%;
- le filiere globali sono grandi e veloci;
- alcune partite possono entrare in trasformazione (succhi, spremute, mix) rendendo l’origine meno “visibile” al consumatore.
Per questo la strategia migliore è doppia: controlli pubblici + scelta consapevole.
Perché alcune sostanze vengono vietate: un esempio utile (clorpirifos)
Non tutte le sostanze finiscono nel mirino per lo stesso motivo, ma spesso il divieto nasce da valutazioni sul rischio per la salute. Un esempio noto è il clorpirifos: l’EFSA ha segnalato preoccupazioni su possibili effetti genotossici e neurologici nello sviluppo, e la Commissione UE ha riportato che non sono stati soddisfatti i criteri di approvazione per la salute umana.
Questo non significa che ogni residuo = pericolo immediato, ma spiega perché l’Europa tende a stringere le regole su alcune molecole: prevenire è più facile che correggere dopo.
Se vuoi sostenere la filiera italiana senza retorica: 3 scelte intelligenti
- Compra tracciabile: origine chiara, etichetta leggibile, produttore identificabile.
- Premia qualità vera: IGP/DOP/biologico quando ha senso per te (budget e priorità).
- Riduci sprechi: usa tutto l’agrume in modo “sicuro” (scorza solo da filiere affidabili) e conserva bene.
Su Ambientebio trovi anche riflessioni sul tema della globalizzazione delle filiere e dei suoi effetti economici: Latte dalla Romania e filiere UE: cosa ci insegna la globalizzazione .
Fonti esterne autorevoli (per approfondire)
- Ministero della Salute – Controlli ufficiali sui residui di fitosanitari negli alimenti
- Ministero della Salute – Sistema di allerta rapido RASFF
- Commissione Europea (DG SANTE) – RASFF
- EUR-Lex – Regolamento (CE) n. 396/2005 (LMR residui di pesticidi)
- Ministero della Salute – Revoca prodotti fitosanitari contenenti chlorpropham (2019)
- EFSA – Valutazione su clorpirifos: effetti e preoccupazioni per la salute (2019)
FAQ – Domande comuni
Le arance importate sono tutte “pericolose”?
No. Molte importazioni sono regolari. Il punto è che le non conformità esistono e vengono intercettate: per questo ha senso scegliere origine e filiere trasparenti, soprattutto quando l’etichetta è vaga o il prezzo è “troppo bello”.
Lavare la frutta elimina i pesticidi?
Il lavaggio aiuta a ridurre residui superficiali e contaminazioni esterne, ma non garantisce l’eliminazione totale (specie per sostanze sistemiche). Se usi la scorza, la regola più prudente resta: solo agrumi bio o super tracciabili.
Come posso verificare se c’è stata un’allerta ufficiale?
Puoi consultare le pagine informative del Ministero della Salute sul RASFF e, quando disponibile, i portali europei dedicati alle notifiche/avvisi. Qui: RASFF – Ministero della Salute e RASFF Window – Consumers. :
Qual è la scelta più semplice per stare tranquilli?
Se vuoi una regola pratica unica: scegli arance italiane con origine chiara (meglio se filiera certificata) e usa la scorza solo da agrumi bio. È una scelta concreta, non ideologica.
Conclusione
La notizia sulle arance egiziane intercettate con residui di sostanze non più approvate in UE ci ricorda una cosa utile: la sicurezza alimentare non è solo “controlli”, ma anche trasparenza e scelte quotidiane. Con poche abitudini (origine sempre visibile, filiera tracciabile, scorza solo bio) puoi ridurre molto il rischio di portare in tavola prodotti “opachi”.







