I recenti ritiri dal mercato di crocchette per cani e gatti hanno riacceso l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: la qualità e la sicurezza del cibo industriale per animali domestici. Non si tratta di episodi isolati, ma di segnali che mettono in luce criticità strutturali nella filiera del pet food a basso costo.

Come spiegano diversi esperti di nutrizione veterinaria, il problema non è la crocchetta in sé, ma la qualità delle materie prime, i controlli lungo la filiera e la trasparenza delle etichette. Quando questi elementi vengono sacrificati per ridurre i costi, la salute degli animali può essere messa seriamente a rischio.

Cosa c’è davvero dietro il pet food di bassa qualità

Secondo le indicazioni di veterinari nutrizionisti, molti prodotti economici utilizzano ingredienti definiti legalmente come “idonei”, ma nutrizionalmente poveri o scarsamente controllati. Tra questi rientrano sottoprodotti animali generici, cereali di qualità inferiore e grassi ossidati.

Il problema non è solo nutrizionale, ma anche sanitario: ingredienti conservati male o provenienti da filiere poco tracciabili aumentano il rischio di contaminazioni chimiche e microbiologiche.

Contaminanti e micotossine: un rischio reale

Uno dei pericoli più documentati nel pet food industriale è la presenza di micotossine, sostanze tossiche prodotte da muffe che possono svilupparsi su cereali e farine animali mal conservate.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) segnala da anni che l’esposizione cronica a micotossine come le aflatossine può danneggiare fegato, sistema immunitario e apparato digerente di cani e gatti, anche a dosi inferiori ai limiti di legge.

Rischio microbiologico e richiami ufficiali

I richiami disposti dal Ministero della Salute dimostrano che la contaminazione microbiologica nel pet food esiste e non riguarda solo prodotti artigianali o di nicchia, ma anche marchi ampiamente distribuiti.

Batteri come Salmonella o Enterobacteriaceae possono sopravvivere se i processi produttivi non sono rigorosi o se le materie prime non vengono adeguatamente controllate.

Etichette vaghe e ingredienti poco trasparenti

Un altro aspetto critico evidenziato dagli esperti è l’uso di diciture generiche in etichetta, come “carni e derivati” o “sottoprodotti di origine animale”, che non permettono al consumatore di capire cosa sta realmente acquistando.

La FEDIAF (European Pet Food Industry Federation) stabilisce linee guida nutrizionali precise, ma il rispetto formale di queste indicazioni non garantisce automaticamente qualità elevata delle materie prime.

Le conseguenze sulla salute di cani e gatti

Nel breve periodo, un’alimentazione di scarsa qualità può causare disturbi digestivi, feci molli, vomito o prurito cutaneo. Nel lungo periodo, però, i rischi sono più subdoli:

  • carenze nutrizionali croniche;
  • sovraccarico epatico e renale;
  • infiammazione intestinale persistente;
  • maggiore predisposizione a patologie metaboliche.

Non a caso, numerosi veterinari sottolineano come la dieta sia uno dei principali fattori preventivi per la salute dell’animale nel corso della sua vita.

Come orientarsi davvero nella scelta del cibo per animali

Per il proprietario medio, orientarsi nel mercato del pet food non è semplice. Proprio per questo è utile approfondire alcuni criteri di scelta fondamentali, come spiegato nella nostra guida su come orientarsi nella scelta del cibo per animali.

Tra gli aspetti da considerare:

  • ingredienti specifici e chiaramente dichiarati;
  • provenienza e tracciabilità delle materie prime;
  • assenza di additivi inutili o controversi;
  • adeguatezza nutrizionale rispetto all’età e allo stato di salute.

Attenzione particolare ai cuccioli

Nei primi mesi di vita, un’alimentazione scorretta può avere effetti permanenti. Per questo è fondamentale seguire indicazioni mirate, come approfondiamo nell’articolo come gestire correttamente l’alimentazione dei cuccioli di cane.

Quando il cibo diventa pericoloso

In alcuni casi, il problema va oltre la bassa qualità e riguarda ingredienti potenzialmente tossici o contaminati. Negli ultimi anni non sono mancati casi giudiziari e risarcimenti legati a pet food difettoso, come raccontiamo nell’approfondimento su cibi tossici per cani e gatti e il caso Nestlé Purina.

Conclusione: meno marketing, più consapevolezza

I richiami di crocchette non devono generare allarmismo, ma consapevolezza. Il cibo per animali non è una commodity qualunque: è un elemento chiave di prevenzione e benessere.

Scegliere prodotti di qualità, informarsi sulle etichette e confrontarsi con il veterinario resta la strategia migliore per garantire ai nostri animali una vita lunga e in salute.