i-migliori-ospedali-specializzati-del-mondo:-ma-e-una-cosa-seria?

Qualche giorno fa è uscita con una grande copertura mediatica l’annuale classifica dei migliori ospedali specializzati del mondo prodotta da Newsweek con la collaborazione di Statista. Chissà perché l’edizione è quella 2027. La classifica viene prodotta per disciplina. Sono 13 quelle prese in considerazione: la nefrologia è l’ultima arrivata e affianca le altre già oggetto di precedenti classifiche e cioè cardiologia, cardiochirurgia, endocrinologia, gastroenterologia, neurologia, neurochirurgia, pediatria, pneumologia, ostetricia e ginecologia, oncologia, ortopedia e urologia. 

Ci pensano poi i giornali a produrre delle classifiche generali almeno a livello nazionale. E così l’Avvenire ricorda che l’unico ospedale italiano a essere presente in tutte le classifiche (che riportano dalle prime 100 alle prime 300 posizioni a livello mondiale a seconda della disciplina) è il Policlinico Gemelli. 

A essere ai primi posti nel mondo sono soprattutto i grandi ospedali americani (come per esempio la Clinica Mayo, il Massachusetts General Hospital, il Mount Sinai Hospital, il Memorial Sloan Kettering Cancer Center e il Johns Hopkins Hospital) mentre in Italia ad emergere sono i soliti Istituti di ricerca a carattere scientifico specie privati e i grandi Policlinici concentrati soprattutto in Lombardia e nel Lazio. Faccio fare l’elenco a Quotidiano Sanità: «Il Policlinico Gemelli è tra gli ospedali italiani con la presenza più trasversale nelle diverse discipline. Ai vertici anche Bambino Gesù in pediatria, Istituto Europeo di Oncologia in oncologia, Monzino in cardiologia, Besta nelle neuroscienze e Rizzoli in ortopedia». Se uno va a vedere le classifiche italiane per disciplina e ne parla con qualche specialista come minimo ne parla con infinite riserve.

Come si costruisce questa classifica

Leggo su il Sole 24 Salute (e inizialmente stento a crederci) che il ranking di Newsweek e Statista si basa su tre componenti: un sondaggio internazionale tra medici con oltre 42mila giudizi raccolti tra maggio e giugno scorsi che pesa per l’83,5 per cento del punteggio a cui si aggiungono certificazioni nazionali e internazionali (10 per cento) e i giudizi raccolti tra i pazienti, i cosiddetti Proms (6,5 per cento). 

Vediamo di capirne un po’ più cercando la metodologia nella pagina del sito di Newsweek dedicato alle classifiche, dove vediamo classifiche di tutti i colori e ambiti: salute, lavoro, prodotti e servizi, finanza, responsabilità aziendale e preparazione (sto trascrivendo dalla versione in italiano). A solo titolo di esempio vale la pena di dare una occhiata alla pagina di Statista (azienda tedesca) dedicata ai migliori studi legali in Austria. Le altre recenti classifiche nell’area salute riguardano i migliori centri di riabilitazione d’America, i migliori centri di riabilitazione per le dipendenze degli Stati Uniti, gli ospedali più ecologici del mondo e i migliori chirurghi plastici d’America. 

Torniamo agli ospedali specializzati. In effetti la classifica è stata fatta così come sintetizzato da il Sole 24 ore, che è peraltro partner di Statista assieme ad altre grandi testate internazionali. Ma voglio capirne di più e vado al documento esteso in cui è descritta la metodologia, documento scritto questa volta solo in inglese. Nonostante il testo sia esteso la chiarezza non è il suo forte. 

Il sondaggio sulla reputazione degli ospedali

Partiamo dal sondaggio internazionale che si è tenuto tra maggio e giugno 2026. I partecipanti al sondaggio non lavorano su una lista di ospedali, ma sono liberi di segnalare qualunque ospedale sia ritenuto degno di essere raccomandato, con l’ovvia esclusione del proprio ospedale. Ogni partecipante può raccomandare sia un ospedale della propria disciplina che un ospedale di un’altra disciplina che rientra comunque nelle sue competenze. In questo secondo caso la raccomandazione conta meno. È stata anche considerata nel pesare le segnalazioni l’esperienza professionale di ciascun partecipante al sondaggio, ma non si dice come. 

Altro passaggio oscuro, almeno a me, è quello in cui si dice che si tiene conto anche delle raccomandazioni degli ultimi due anni, ma non si dice come. Ma chi partecipa al sondaggio? Statista ha invitato sia medici che altri professionisti sanitari e manager ospedalieri) e nella già citata pagina dedicata del sito di Newsweek Classifiche troviamo che gli inviti a partecipare al sondaggio sono stati inviati via e-mail e che il sondaggio è stato promosso anche su newsweek.com. Si dice anche che è disponibile la pre-registrazione per i futuri cicli di sondaggio. 

Il punteggio in base all’accreditamento

Per quanto riguarda il punteggio relativo all’accreditamento (che peserà alla fine per il 10 per cento), tutti gli accreditamenti e le certificazioni pertinenti sono stati incorporati nel modello di valutazione utilizzando le informazioni al riguardo pubblicate dalle rispettive organizzazioni. C’è nella metodologia versione estesa un lungo elenco di istituzioni ritenute valide fonti per questa valutazione, sia per una valutazione per singola disciplina che per una valutazione del complesso dell’ospedale. Non compare nell’elenco nessuna fonte italiana, ma ne compaiono per esempio di argentine, brasiliane, turche, colombiane, tedesche, australiane e francesi oltre a quelle «multinazionali» ed europee più note. Nulla si ricava su come il punteggio relativo a questa voce venga costruito.

Il punteggio in base all’opinione dei pazienti

Il terzo criterio di valutazione riguarda i dati relativi alla implementazione dei PROMs, che hanno un peso del 6,5 per cento. I PROMs (Patient-Reported Outcome Measures) sono questionari standardizzati e validati, compilati dai pazienti per valutare la loro percezione del benessere funzionale e della qualità della vita. Gli ospedali hanno ricevuto un punteggio di implementazione dei PROMs basato sui dati inviati tramite un sondaggio annuale che valuta come gli ospedali raccolgono, analizzano e utilizzano i PROMs per migliorare la qualità dell’assistenza all’interno di ciascuna specialità medica. 

Leggiamo nella Metodologia versione breve che «Ogni anno, in autunno/inverno, Newsweek e Statista conducono il PROMs Implementation Survey per determinare lo stato attuale dell’implementazione dei PROMs, la verifica e la rendicontazione dei dati PROMs e se questi vengano utilizzati per ottimizzare i processi di cura e supportare le decisioni terapeutiche in tempo reale. Solo agli ospedali che hanno partecipato al sondaggio e hanno riportato i dati PROMs per la rispettiva specialità è stato assegnato un punteggio di implementazione dei PROMs, che è stato incluso nel modello di punteggio complessivo». Viene fornito anche il link (questo) per partecipare alla indagine, partecipazione indispensabile per accedere a questo 6,5 per cento del voto finale. La domanda scade tra pochi giorni (il 30 settembre) e contribuirà alla classifica 2028. 

Si paga per questo riconoscimento di eccellenza? 

La partecipazione alla indagine sulla implementazione dei PROMs non si paga, ma gli eventuali servizi aggiuntivi di Statista sì, come si paga per avere la licenza di usare in forma ufficiale il riconoscimento ottenuto entrando in una classifica prodotta da Statista Rankings. Statista offre anche servizi in tema di riconoscimento della eccellenza ospedaliera. Ecco come viene presentato questo servizio: «Partecipando al Global Hospital Rating, il vostro ospedale verrà valutato in base a cinque dimensioni qualitative: assistenza, esperienza del paziente, sicurezza, IT e attrattiva per i datori di lavoro. Riceverà un punteggio complessivo da 1 a 5 stelle, nonché un punteggio da 1 a 5 stelle per ciascuna categoria valutata. In questo modo, i punti di forza e le aree di miglioramento del vostro ospedale saranno identificati all’interno di ogni categoria, segnalando ai pazienti e ai potenziali candidati i criteri di qualità che il vostro ospedale soddisfa. Il Global Hospital Rating è valido per un periodo da 2 a 3 anni e può essere rinnovato tramite valutazioni future».

A questo punto: classifica seria o iniziativa promozionale?

La risposta alla domanda del titolo spinge a fare propria la risposta di Quelo: «La seconda che hai detto». Ovviamente le prime posizioni nella classifica sono attribuite a ospedali notoriamente leader nella disciplina, ma le posizioni in classifica risentono di variabili poco governate o addirittura influenzabili, come la selezione degli esperti e l’adozione dei PROMs. Variabili che verosimilmente pesano quanto più si scende nella classifica. Si pensi poi allo strano ruolo di Statista, garante di oggettività da una parte e operatore importante nel mercato dei servizi offerti ai partecipanti alla iniziativa dall’altro. Peraltro non ci sono (o almeno io non li ho trovati) i punteggi totali e per singola voce degli ospedali «raccomandati».

Qualche considerazione finale in una prospettiva di sanità pubblica

Premesso che queste classifiche servono soprattutto ai «vincitori», mi pare giusto chiedersi a cosa servono o a meglio a chi dovrebbero servire questi elenchi così metodologicamente deboli. Servono ai cittadini per orientarsi o alle sanità dei diversi paesi per fare scelte di politica sanitaria? In entrambi i casi mi sembra che la classifica dei migliori ospedali possa essere persino pericolosa. È pericolosa per i cittadini perché di un ospedale conta sia la qualità «reputazionale» (quella su cui si basa la classifica), che l’accessibilità e la capacità di dare continuità al percorso di cura, entrambe spesso limitate nei grossi ospedali. Si rischia di alimentare così la ricerca a tutti i costi (letteralmente) di un ospedale migliore per problematiche assistenziali che potrebbero essere prese in carico da una struttura del proprio territorio. 

Mi preoccupa anche la spinta sulle politiche sanitarie nazionali a sovrainvestire sui super ospedali, spinta molto forte in Italia come ho già commentato criticamente qualche mese fa in un articolo su Scienza in rete. Questa spinta la si ritrova anche in un disegno di legge delega che prevede superfinanziamenti per questi ospedali, anche questo da me commentato e criticato in un altro articolo. Ma senza aspettare la eventuale legge, già oggi il Bambino Gesù prende 120 milioni in più l’anno oltre al valore della sua produzione e il Policlinico Gemelli ha appena avuto un finanziamento extra di 60 milioni per 8 progetti strategici. 

In un Paese che ha scommesso col PNRR sul potenziamento dei servizi territoriali, la retorica degli ospedali di eccellenza spinge di fatto verso il depotenziamento del territorio. E poi si dovrebbe riflettere sul fatto che il Paese con più ospedali nella classifica di Newsweek, gli Stati Uniti, ha anche dei livelli di assistenza molto più bassi di quelli del nostro SSN (Servizio sanitario nazionale) sottofinanziato e povero di ospedali di eccellenza, come dimostra benissimo l’ultima edizione 2025 di Health at a glance dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in cui la mortalità evitabile standardizzata è stata in Italia nel 2023 di 145 ogni 100.000 abitanti contro i 312 degli Stati Uniti, dati 2022. 

Ma anche in Italia le due Regioni col maggior numero di ospedali di eccellenza secondo la statistica di Newsweek, la Lombardia e il Lazio, sono rispettivamente al sesto e dodicesimo posto nella recentissima classifica (un’altra!) delle sanità regionali fatta in base ai punteggi ottenuti nel 2024 da Province e Regioni in base al sistema di indicatori usati dal Ministero della salute per monitorare la erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). 

E quindi quella classifica di Newsweek meglio non guardarla!
 

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