Nei giorni scorsi è stato inserito un emendamento alla legge di bilancio su iniziativa della maggioranza che attribuisce risorse ad un piano di reclutamento straordinario per l’assunzione di ricercatori nelle università e negli enti di ricerca, con particolare riguardo al personale a tempo determinato impegnato in progetti finanziati con risorse del PNRR. Questa proposta tuttavia presenta numerose limitazioni e risulta di fatto inadeguata ad affrontare le attuali difficoltà del sistema della ricerca italiano. Le modalità con le quali la maggioranza ha portato avanti questa iniziativa sollevano inoltre importanti preoccupazioni sul piano della partecipazione ai processi democratici.

Per affrontare la grave situazione di emergenza sociale e istituzionale che si è generata negli anni all’interno dell’università, il Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Universitari PNRR ha formulato e avanzato alle istituzioni diverse proposte concrete nel corso dell’ultimo anno per una gestione responsabile dell’attuale e imminente scadenza dei contratti finanziati dal PNRR e delle conseguenti ricadute occupazionali e professionali. In particolare, a partire dal mese di aprile sono state inviate diverse lettere al Ministero dell’Università e della Ricerca, al Governo e al Parlamento per sollecitare l’immediata attuazione di un piano straordinario di reclutamento che prevedesse il bando di un numero di concorsi con prospettive di stabilizzazione che fosse commisurato al numero di contratti in scadenza e alle esigenze del sistema universitario.

Nel corso dell’Assemblea Nazionale dei Ricercatori Universitari PNRR tenutasi il 18 ottobre scorso, queste istanze sono state ulteriormente ribadite, sottolineando l’urgenza di un piano straordinario di concorsi, di un programma pluriennale di riassorbimento del precariato universitario che non riguardasse solamente i ricercatori assunti nell’ambito del PNRR e di un significativo incremento del Fondo di Finanziamento Ordinario, al fine di allineare la spesa pubblica in istruzione e ricerca almeno agli standard europei e garantire stabilità, continuità e qualità al sistema universitario nazionale.

Pur accogliendo positivamente i segnali di apertura del Ministero verso l’avvio di un piano di reclutamento, riteniamo che le misure attualmente prospettate non risultino sufficienti a dare una risposta adeguata alla gravità e all’urgenza della situazione. In poche parole, il piano  approvato in Senato non è il piano straordinario di reclutamento che è stato richiesto e non si avvicina neppure a quanto sarebbe necessario. Infatti, l’emendamento proposto alla legge di bilancio presenta diverse criticità che lo rendono di fatto inefficace, oltre a introdurre delle disparità inaccettabili per l’accesso ai bandi per i ricercatori con diversi inquadramenti contrattuali.

La prima criticità è evidentemente il volume delle risorse messe a disposizione, oltre alla loro distribuzione iniqua nel biennio 2026/2027. I 50 milioni di euro stanziati infatti riuscirebbero a permettere l’apertura, nella migliore delle ipotesi, di circa 1600 posti da ricercatore in tenure track, a fronte di una mole di contratti in scadenza che si aggira sulle 20000 unità entro il 2026 (tra Ricercatori a Tempo Determinato di tipo a e Assegnisti di Ricerca) e che supera le 30000 unità se si considerano anche quelli di recente scadenza o in scadenza a inizio 2027. Il piano straordinario proposto quindi definisce una soluzione che è di un ordine di grandezza inferiore rispetto al problema che si propone di risolvere.

Una criticità fondamentale è legata al meccanismo di cofinanziamento delle posizioni da ricercatore in tenure track. L’emendamento presentato infatti propone un cofinanziamento al 50% del costo di un contratto da ricercatore con prospettive di stabilizzazione, lasciando a carico degli atenei lo stanziamento del restante 50%, oltre alle risorse necessarie per il successivo passaggio a Professore Associato. Vista l’attuale situazione di grave difficoltà dei bilanci della maggior parte degli atenei italiani, il meccanismo del cofinanziamento di fatto non permetterà a molti atenei di usufruire del piano, visto che sono di fatto nell’impossibilità di poter garantire le risorse restanti nell’ambito delle proprie facoltà assunzionali. A dimostrazione di questo scenario c’è il fatto che molti atenei già rifiutano la chiamata diretta a vincitori di prestigiosi bandi internazionali come le Marie Skłodowska-Curie Actions, perché impossibilitati a coprire la quota di punti organico che rimane esclusa dal cofinanziamento ministeriale. Molte università inoltre si trovano nella situazione paradossale di avere punti organico vacanti che non riescono ad essere utilizzati a causa della mancanza della necessaria copertura finanziaria all’interno dei propri bilanci in difficoltà. Per risolvere questa situazione ci sarebbe bisogno di un’iniezione sostanziale di risorse che permetta di dare ossigeno al sistema, mentre invece gli aumenti previsti per i finanziamenti non riescono nemmeno a tenere il passo dell’aumento dei costi dovuti all’inflazione.

In questo contesto, un’altra criticità del piano straordinario proposto riguarda la concreta possibilità che una quota rilevante delle risorse non venga impiegata per il reclutamento di ricercatori e sia di conseguenza trasferita alla quota base del Fondo di Finanziamento Ordinario, come previsto dall’emendamento stesso. In questo modo il piano si configura effettivamente come straordinario, ma non è un piano finalizzato al reclutamento. Infatti i fondi stanziati saranno in larga parte utilizzati non per i reclutamenti, ma di fatto per la copertura delle spese ordinarie di esercizio dei singoli atenei. Più che un investimento finalizzato alla “stabilizzazione del capitale umano” (come auspicato dalla presidente della CRUI), questa misura appare destinata a diventare una spesa per consolidare un sistema che non riesce a valorizzare il lavoro effettivo e che si troverà a dover funzionare con sempre meno persone che lavorano al suo interno.

L’emendamento inoltre introduce delle inaccettabili disparità di trattamento tra precari dell’università solamente sulla base del loro inquadramento contrattuale, impedendo una selezione basata sulle reali competenze del personale e delle necessità del sistema. Riteniamo infatti che le posizioni aperte nell’ambito del piano straordinario debbano essere accessibili anche a chi ha usufruito di Assegni di Ricerca per una durata comparabile a quella di un Ricercatore a Tempo Determinato (ovvero 3 anni). Inoltre è inaccettabile che le quote di concorsi riservate a ricercatori reclutati nell’ambito del PNRR non siano accessibili a chi è stato reclutato su progetti analoghi, come ad esempio i ricercatori dei progetti PON conclusisi solo un anno fa.

Queste criticità sono state a più riprese e in più sedi esposte alle istituzioni (MUR, Parlamento, Governo) da parte di associazioni di categoria, sindacati e forze parlamentari di opposizione, ma queste iniziative sono rimaste totalmente inascoltate. La totale mancanza di apertura dimostrata dalla maggioranza di governo verso le proposte di modifica e di emendamento arrivate da tutte queste realtà, oltre che i tempi strettissimi di discussione in Senato, hanno di fatto impedito ogni forma di partecipazione. Questo rappresenta a nostro avviso una grave responsabilità politica e morale, perché è stato precluso un confronto aperto,  marginalizzando di fatto il contributo e il parere di chi vive la realtà universitaria, facendo perdere così fiducia nelle istituzioni e nei processi democratici a chi mette il proprio impegno civile a servizio della comunità. Le conseguenze dirette sul sistema universitario sono evidenti: aggravamento del precariato, esclusione dei ricercatori, ulterior impoverimento del sistema universitario, fuga di competenze dal Paese. Questo piano straordinario sembra purtroppo destinato a rappresentare l’ennesima occasione sprecata che si consuma sulla pelle di migliaia di lavoratori qualificati.