Pubblicato il 10/03/2026Tempo di lettura: 5 mins
Questo libro nasce con uno scopo: imparare a difendersi. Per proteggersi dalle cattive forme di ragionamento che produciamo in prima persona, spesso in buona fede, e da quelle che altri indirizzano verso di noi con retoriche seducenti. Se non si parte da una correzione dei cattivi ragionamenti individuali, stante che gli individui sono la realtà di base nel mondo biologico, non ci si potrà aspettare, cioè non si potrà mai vedere, il prevalere della razionalità su scala sociale e culturale.
Ci si potrebbe chiedere se la necessità di una difesa come quella proposta sia davvero tale, ovvero se sia così importante cercare di fornire strumenti razionali per sfuggire a trappole cognitive e storture retoriche del pensiero. È davvero necessario uno strumento che rinforzi le capacità del lettore di riconoscere il cattivo pensare, i suoi strumenti terminologici e metodologici e le debolezze cognitive che tutti abbiamo e che gli pseudoscienziati e i ciarlatani di ogni ordine e grado sfruttano, ma anche noi stessi produciamo e ci troviamo a consumare?
[…]
Le nostre intuizioni non sono banali: sono il prodotto della selezione naturale, che tuttavia non è dotata di un’intelligenza antropomorfa. Grazie alle capacità complesse di cui l’evoluzione ci ha comunque fornito, abbiamo costruito società immensamente più articolate delle bande di cacciatori e raccoglitori. Società nelle quali, per poter funzionare e per permetterci di beneficiarne nei pochi decenni della nostra vita, sono necessarie competenze molto specifiche, unite a
efficienti capacità di generalizzazione e di controllo delle intuizioni – in particolare di quelle morali e politiche, le più insidiose per la convivenza civile. Questa sfida non riguarda soltanto chi ha una scarsa istruzione, ma anche chi appartiene alle élite sociali. Essere parte di un’élite non implica, infatti, possedere le capacità critiche che ci si aspetterebbe, poiché le forze sociali che plasmano le élite nelle società complesse non premiano necessariamente tali competenze.
[…] In questo libro assumiamo, in modo operativo, ma secondo noi utile, che il pensiero critico consista nella capacità di identificare gli inganni e gli autoinganni cognitivi, e nell’uso di metodi per antagonizzarne gli effetti e selezionare i fatti e le spiegazioni più verosimili rispetto a qualche fenomenologia di interesse. Consideriamo questa definizione abbastanza inclusiva.
Abbiamo scelto la forma del lemmario, invece di una trattazione teorica del pensiero critico, perché questo formato rende immediatamente visibile ciò che vogliamo ottenere: non un’esposizione astratta di principi generali, ma una palestra concreta di applicazione del pensiero critico. Un manuale organico rischia di muoversi a un livello troppo alto, astratto, normativo, e di rimanere confinato nell’ambito delle buone intenzioni. Un lemmario, invece, costringe a calare i concetti dentro casi pratici, parole e idee che incontriamo ogni giorno.
La struttura a voci indipendenti consente di mostrare come funziona lo strumento del pensiero critico in azione, esaminando i punti in cui il linguaggio viene manipolato, le tecniche retoriche usate per. confondere e i meccanismi psicologici che ci spingono a cadere nell’errore.
È un approccio che permette di cogliere meglio la varietà dei contesti e la ricorrenza degli inganni, e di disinnescarli non in astratto, ma nel momento stesso in cui si presentano.
Un altro vantaggio è la leggibilità. Ogni lemma è una porta di accesso autonoma, che il lettore può aprire e richiudere seguendo le proprie curiosità o urgenze, senza dover affrontare un discorso sistematico dall’inizio alla fine. Questo formato si presta anche a essere consultato in modo non lineare: un atlante del pensiero critico che ciascuno può percorrere a zig-zag, componendo il proprio percorso. Un lemmario, disposto in ordine alfabetico, permette letture in sequenza e per salti. La sua forza è nelle connessioni: la stessa parola riappare in contesti diversi; lo stesso bias si ripresenta sotto maschere differenti; lo stesso strumento metodologico consente di smontare tanto una pretesa terapeutica infondata quanto un autoinganno quotidiano. Suggeriamo di
seguire queste ricorrenze, tracciare mappe personali, riconoscere la trama comune. L’abuso linguistico e lo sfruttamento dei bias raramente compaiono isolati: si richiamano, si rinforzano, lavorano all’unisono. Vederli insieme è già metà della difesa.
Il lettore non solo apprende quali siano gli strumenti del pensiero critico, ma vede direttamente come si applicano nella pratica, e può interiorizzarli in modo più duraturo.
Proprio per questo il lemmario ha anche una funzione didattica implicita più forte di una trattazione teorica: insegna per via di esempi, mostrando come riconoscere i meccanismi e
come rispondere.
Infine, il lemmario riflette la natura stessa del problema che affrontiamo. Gli abusi linguistici, le fallacie, i bias e le false credenze non si presentano mai in ordine sistematico: emergono in modo frammentario, disordinato, e vanno riconosciuti e smontati uno per uno.
Rispondere a questa realtà con un lemmario significa adottare la forma più adatta al contenuto, costruendo uno strumento che non solo spiega, ma esercita e allena allo stesso tempo.
Non offriamo un semplice elenco di procedure, benché la terminologia comprenda anche le modalità, sempre più affinate, attraverso cui la ricerca empirica consente di compiere scelte razionali.
E per questo non abbiamo scritto il lemma «pensiero critico»: nelle nostre intenzioni, il libro stesso è quel lemma, poiché lo rappresenta più fedelmente di qualsiasi definizione astratta.
[…]
L’obiettivo non è insegnare «che cosa pensare», ma «come riconoscere quando pensiamo male» e «come riportare il pensiero sui binari del controllo».
Così inteso, il libro non è un’enciclopedia né un manuale tecnico, ma una bussola. Ogni voce è un piccolo esercizio di smascheramento e di igiene concettuale; l’insieme è un addestramento a riconoscere i segnali d’allarme, a chiedere definizioni e contesti, a pretendere prove adeguate alla forza delle affermazioni.
Se il lettore, passando di lemma in lemma, svilupperà l’abitudine a interrogare le parole e a vigilare sui propri automatismi, avremo raggiunto lo scopo. Con la speranza che
l’esercizio vada oltre queste pagine, e che ciascuno, in modo indipendente, coltivi un percorso razionale e un dubbio metodologicamente disciplinato per ottenere dalla ragione i massimi frutti possibili.
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