Pubblicato il 07/04/2026Tempo di lettura: 3 mins

Nano per Matilde è la stella che più brilla in cielo e ogni sera la cerca e le augura la buonanotte. Matilde ha da poco compiuto due anni e Nano è il cocker spaniel inglese, fulvo, che per 14 anni ha accompagnato la vita della mamma di Matilde. Nano, intelligente, socievole e giocherellone se ne è andato da poco ma era stato ben presente nel mettersi in piedi, camminare, cadere e giocare di Matilde. La strada scelta dalla mamma di Matilde è stata quella di raccontarle che Nano è andato in cielo ed è diventato una stella. Qualche tempo dopo il primo racconto e gli auguri quotidiani serali, Matilde ha chiesto alla mamma: “Mamma anche tu diventerai una stella?”.

Quando una stella muore, la sua luce continua a propagarsi per molto tempo, come il ricordo di una persona, di un animale caro può durare oltre la sua vita.

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Martino ha tre anni e mezzo e dopo aver ascoltato la lettura di una delle tante storie classiche dell’infanzia con la morte di una protagonista o di un animale (la Regina Cattiva di Biancaneve, la nonna di Cappuccetto Rosso, il Re Leone…), chiede alla mamma “Ma anche tu mamma devi morire?” Non è facile rispondere in modo appropriato alla domanda di Martino, ma intorno ai 4 anni (e poi per tutta la vita) le domande sulla vita e quindi anche sulla morte ci accompagnano.

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I bambini e le bambine fanno spesso domande sulla morte, mettendo in imbarazzo gli adulti, affannati a trovare risposte che quasi sempre non hanno perché da sempre hanno rifuggito dal porsele, rimandando al poi, al dopo e al se proprio. Tuttavia il crescere implica un continuo confronto (anche) con le perdite, il dolore e il lutto. Tacere, nascondere, negare sono spesso atteggiamenti ritenuti protettivi a giustificazione (anche) di incapacità e di limiti da parte degli adulti. L’accompagnamento istruttivo alla crescita dovrebbe essere invece l’opposto, dovrebbe essere positivo, trasparente e il più possibile veritiero della quotidianità.

Nasce così questo scritto, con la consapevolezza dei limiti, per riflettere sulle domande dei bambini e le bambine, in particolare quelle più critiche per gli adulti, perché li mettono in difficoltà, prima di tutto con sé stessi, come è il caso di trattare della morte.

Ho scelto di indicare alcune possibilità, in termini di approcci e possibili strumenti da usare, su come costruire una risposta, forse non appropriata perché in quest’area è pressoché impossibile ritenersi nel giusto, ma che sia almeno razionale, ponderata, costruttiva, condividendo con la mamma di Matilde e quella di Martino, ma anche con altri genitori, nonni ed educatori, possibili azioni formative per tutti.  

Perché “i bambini che riescono ad essere bambini hanno molta magia e molta fortuna”, ma quei bambini e quelle bambine che hanno genitori che contribuiscono a farli essere tali hanno molta più magia e fortuna.

Niente panico! Siamo a scuola

Pubblicato il 07/04/2026

Negli ultimi anni, la salute mentale dei giovani è al centro del dibattito pubblico e oggetto di numerose iniziative. Tuttavia, nonostante gli sforzi e le buone intenzioni, i risultati non sempre appaiono incoraggianti: molti studenti vivono a scuola condizioni di ansia e attacchi di panico, talvolta inabilitanti. Quando il confine tra ciò che consideriamo sofferenza, disturbo, malattia si allarga, può crescere la tendenza a medicalizzare problemi che hanno anche radici sociali, relazionali e contestuali.