Lo scorso 6 agosto, il quotidiano Open ha pubblicato un articolo dal titolo decisamente allarmante: «Contraccettivi, scatta l’allerta Aifa: rischio di tumore al cervello». È il genere di lancio acchiappa-click che può trasformare un aggiornamento di farmacovigilanza in una tempesta mediatica, con il pericolo di alimentare paure sproporzionate rispetto alle evidenze scientifiche e allontanare tante donne da una contraccezione sicura. Esperienze già fatte in passato.
A cosa si riferisce la notizia? Il 10 luglio l’Aifa, l’Agenzia del farmaco, ha riportato sul suo sito un comunicato del Comitato per la valutazione dei rischi in farmacovigilanza dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), che aggiorna controindicazioni e avvertenze di alcuni contraccettivi ormonali. I prodotti coinvolti sono i contraccettivi orali progestinici e quelli combinati estro-progestinici che contengono il progestinico desogestrel e gli anelli vaginali e gli impianti sottocutanei che contengono etonogestrel. Quest’ultimo è il metabolita attivo del desogestrel, cioè la molecola in cui il desogestrel si trasforma una volta metabolizzato dall’organismo.
Cosa dicono i dati
Da uno studio francese pubblicato nel 2025 è risultato infatti che l’assunzione prolungata, per più di un anno, di desogestrel o etonogestrel comporta un piccolo rischio aggiuntivo di meningioma intracranico, un tumore per lo più benigno che si sviluppa a partire dalle meningi, le membrane che rivestono cervello. L’incidenza annua del meningioma intracranico è bassa, pari a 8-9 casi ogni 100 mila persone.
Secondo i risultati dello studio francese, ogni 67.300 donne che assumono desogestrel o etonogestrel per più di un anno, si stima un caso aggiuntivo di meningioma intracranico che richiede un intervento chirurgico, rispetto a una popolazione simile che non assume farmaci con questi principi attivi. Si tratta quindi di un piccolo aumento del rischio assoluto. Una ricerca danese pubblicata il 2 luglio scorso ha confermato le conclusioni degli autori francesi.
Pur essendo nella maggioranza dei casi benigno, il meningioma intracranico può espandersi nel tempo e comprimere il cervello, provocando mal di testa e, a seconda dell’area in cui si sviluppa, alterazioni della vista, dell’udito o dell’odorato, crisi epilettiche, perdita della sensibilità o debolezza agli arti. Poiché la sua crescita di solito è molto lenta, però, spesso la sua presenza viene scoperta casualmente nel corso di esami eseguiti per altre ragioni quando è ancora piccolo e asintomatico e richiede solo monitoraggio nel tempo.
L’aggiornamento delle indicazioni e delle avvertenze disposto dalle autorità regolatorie prevede di interrompere l’assunzione dei farmaci che contengono i due principi attivi in caso di diagnosi di meningioma intracranico, poiché l’esposizione a questi principi attivi può accelerare la crescita del tumore, e la controindicazione per chi ha ricevuto in passato una diagnosi di meningioma intracranico. La sospensione non è raccomandata a tutte le altre persone che assumono questi farmaci, in considerazione del fatto che l’aumento di rischio evidenziato è piccolo, ma le autorità regolatorie invitano i loro medici curanti a monitorare eventuali sintomi che possono suggerire l’insorgenza del tumore.
La comunicazione del rischio
Nel testo dell’articolo pubblicato da Open i dati vengono riportati correttamente. È il titolo, ripreso il giorno dopo anche dal Messaggero, a suonare allarmista e purtroppo sono i titoli più degli articoli a suscitare l’attenzione del pubblico. «Usa le parole “tumore al cervello” che spaventano, fanno subito pensare a tumori maligni, mentre in questo caso parliamo di una patologia che è quasi sempre di natura benigna, a crescita molto lenta», osserva la ginecologa Valeria Dubini, presidente dell’Associazione ginecologi territoriali. «Inoltre parla genericamente di contraccettivi, mentre la questione riguarda nello specifico solo due principi attivi. Come Associazione dei ginecologi territoriali, che svolgono quotidianamente attività di counseling sui mezzi contraccettivi, abbiamo particolarmente a cuore la correttezza della comunicazione del rischio e abbiamo notato con preoccupazione questi lanci della notizia».
La nota diffusa dall’Ema e ripresa dall’Aifa non segnala alcun allarme per la salute generale, ma applica correttamente i risultati di studi di farmacovigilanza. «In medicina non esiste il rischio zero. Tutti i farmaci comportano effetti indesiderati e sono indicati quando il loro rapporto tra rischi e benefici è favorevole», spiega Dubini. «Altri contraccettivi ormonali, che contengono principi attivi diversi da desogestrel ed etonogestrel, comportano effetti indesiderati di altro tipo. Per esempio, i combinati estro-progestinici aumentano il rischio trombo-embolico.
Il counseling deve essere personalizzato: bisogna aiutare ciascuno a scegliere lo strumento più adatto alle sue esigenze, condizioni di salute e fattori di rischio. Come indicato da Ema ed Aifa, non è opportuno prescrivere desogestrel ed etonogestrel chi ha ricevuto una diagnosi di meningioma, ha una storia clinica di meningioma o altri fattori di rischio per questa patologia. A loro possiamo consigliare altri mezzi contraccettivi. D’altro canto, il desogestrel ha basso impatto metabolico, dunque per alcune persone è preferibile rispetto ad altri principi attivi».
È noto da tempo che le cellule del meningioma possono esprimere recettori del progesterone, pertanto la crescita di questo tumore può in alcuni casi essere favorita sia dall’ormone naturale che dai progestinici, molecole sintetiche progettate per produrre nell’organismo gli stessi effetti del progesterone. «Fino a poco tempo fa, però, si riteneva che occorressero dosi elevate di progesterone o progestinici per agire sulle cellule del meningioma», osserva la ginecologa.
«I due studi recenti, quello francese e quello danese, hanno evidenziato questi effetti anche a dosi più basse, quelle che si assumono normalmente con l’utilizzo dei contraccettivi ormonali. Ma i loro risultati, che dovranno comunque essere confermati da ulteriori indagini, suggeriscono un aumento del rischio minimo e limitato a due soli principi attivi. Infine ricordiamo che la stessa gravidanza, caratterizzata da un aumento massiccio della concentrazione del progesterone, può favorire la crescita del meningioma, come pure il rischio trombo-embolico, ben più dei contraccettivi estro-progestinici».






