Mentre un nuovo ciclo di El Niño sta iniziando, la comunità scientifica si chiede quale sarà la sua intensità in un mondo con gli oceani sempre più caldi.

Anomalie delle temperature del Pacifico nella zona equatoriale collegate al fenomeno El Niño, l’8 giugno 2026. Crediti: NASA Earth Observatory/Lauren Dauphin
Oltre a fornire energia per uragani sempre più devastanti e fenomeni meteorologici sempre più intensi ed estremi, il riscaldamento del nostro pianeta, che si riflette in temperature sempre più alte delle acque degli oceani, potrebbe avere conseguenze sulla circolazione delle correnti oceaniche. Uno dei sorvegliati speciali è il sistema chiamato AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), di cui Scienza in rete ha parlato in questo webinar, che spinge le acque tropicali calde nel nord Atlantico per poi riportare a sud attraverso correnti abissali le acque raffreddate e più saline. È quella che abbiano conosciuto come corrente del golfo, che rende più temperato il clima nel Nord Europa e, per questo, ha enormi conseguenze sulla nostra vita.
Per monitorare i parametri superficiali degli oceani si usano i satelliti che permettono di avere una visione globale, ma i fiumi oceanici non scorrono solo in superficie: per seguire il loro comportamento occorre andare a fare misure a diverse profondità con complessi sistemi di boe in parte galleggianti e in parte sommerse posizionate in molti punti strategici. Così si può avere un’idea dei movimenti e delle caratteristiche (per esempio temperatura e salinità) delle acque a diverse profondità.
In effetti, ogni stazione di osservazione è composta da diverse boe che fissano lunghe file di strumenti collegati tramite cavi. I dispositivi misurano le correnti oceaniche, nonché le condizioni chimiche e biologiche dalla superficie dell’acqua fino a migliaia di metri di profondità. Gli strumenti sono stati rinforzati per resistere alla pressione delle profondità oceaniche, nonché agli effetti corrosivi dell’acqua di mare e a quelli di piante e animali marini, che possono contaminare i componenti elettronici. Gli strumenti che galleggiano inviano dati ai satelliti che li interrogano ogni volta che li sorvolano, mentre quelli sott’acqua devono essere fatti risalire per scaricare i dati prima di rimandarli al loro posto di osservazione. In alternativa, veicoli robotici e alianti sottomarini controllati a distanza, posizionati intorno alle boe, raccolgono e trasmettono i dati ai laboratori di ricerca.
È un complesso sistema di monitoraggio essenziale per gli oceanografi, per i climatologi, per i meteorologi, ma anche per i pescatori che sanno che i banchi di pesce seguono le correnti. Il monitoraggio è uno sforzo globale e ogni stato dà il suo contributo.
Negli Stati Uniti la rete delle boe oceanografiche, che sono posizionate sia nell’oceano Atlantico sia nell’Oceano Pacifico, è finanziata dalla National Science Foundation ed è coordinata dalla Woods Hole Oceanographic Institution in collaborazione con la Rutgers University, l’Università di Washington e l’Oregon State University.
Il sistema di osservazione oceanica ha iniziato a funzionare nel 2016 e si prevedeva che sarebbe rimasto operativo per 25 anni. Jim Edson, meteorologo marino a capo dell’Ocean Observatories Initiative, lo ha definito «il sistema di osservazione oceanica a funzionamento continuo più avanzato al mondo».
Si tratta di 900 strumenti per l’esplorazione degli abissi marini ancorati al largo delle coste dell’Oregon, dello Stato di Washington, dell’Alaska, della Carolina del Nord e di un’area compresa tra la Groenlandia e l’Islanda, nota come Mare di Irminger, quest’ultima di vitale importanza per il monitoraggio della AMOC. È un sistema costato 368 milioni collari, con un costo di gestione di 48 milioni di dollari all’anno, che ha il torto di studiare come l’oceano reagisce al cambiamento climatico, la bestia nera dell’amministrazione Trump che ha cercato di chiudere la rete di monitoraggio, tagliando i finanziamenti.
Ci ha provato nel 2025, ma la proposta è stata bocciata dal Congresso che ha ripristinato i fondi. Ci hanno riprovato quest’anno con la nuova proposta di budget presentata ad aprile, nella quale erano previsti tagli pesantissimi alla NSF. A maggio, quest’ultima ha annunciato che avrebbe iniziato a rimuovere le boe e tutta la strumentazione, un lavoro non banale che avrebbe richiesto 15 mesi. Da sottolineare che la NSF, ovviamente gestita da personaggi scelti dall’amministrazione, non ha aspettato che il Congresso votasse sulla proposta di budget del Presidente (che anche quest’anno è stata bocciata ripristinando il livello di finanziamento precedente), ma si è mossa con sollecitudine per smantellare una rete di monitoraggio di grandissima utilità.
La cosa non poteva passare inosservata e mercoledì 17 giugno il Senato ha approvato una risoluzione bipartisan per ordinare alla NSF di sospendere i lavori di rimozione delle boe dal momento che tale azione sarebbe illegale e minaccerebbe la sicurezza delle comunità costiere. I legislatori hanno fatto notare che la rimozione avrebbe sperperato i 368 milioni di dollari dei contribuenti che avevano finanziato l’installazione degli strumenti nel 2016. E i costi operativi, inoltre, rappresentano una minima parte della spesa pubblica complessiva.
Il provvedimento è stato promosso dai senatori Jeff Merkley, democratico dell’Oregon, e Lisa Murkowski, repubblicana dell’Alaska. Il 18 giugno, in un’intervista, la senatrice Murkowski ha criticato l’amministrazione Trump per non aver consultato il Congresso prima di iniziare a rimuovere le apparecchiature di monitoraggio. «La NSF ha agito di propria iniziativa, non solo unilateralmente, ma senza alcun preavviso», ha dichiarato. “«Non si sono nemmeno presi la briga di informarsi», ha aggiunto, «ed è qui che sta il vero problema».
La senatrice Murkowski ha affermato che la pesca in Alaska si basa sui dati oceanici per determinare in che modo l’aumento delle temperature stia minacciando determinate specie. Ha aggiunto che altri dati sono cruciali per comprendere El Niño, il potente fenomeno meteorologico che si è formato questo mese nel Pacifico tropicale e che potrebbe intensificare gli eventi meteorologici estremi in tutto il mondo.
Sempre giovedì 18, in un comunicato, il senatore Merkley che detto «Smantellare le boe è stata una follia assoluta».
La NSF ha recepito il messaggio e ha interrotto immediatamente l’opera di rimozione dichiarando che le sette boe già recuperate torneranno in mare dopo una manutenzione. Ma ci vorrà del tempo.
Edward Dever, professore di oceanografia presso l’Oregon State University e responsabile della gestione degli strumenti al largo delle coste dell’Oregon e di Washington, ha dichiarato che l’agenzia ha rimosso sei delle sette piattaforme sottomarine dotate di sensori, aggiungendo che trovare imbarcazioni per sostituire gli ormeggi potrebbe richiedere diversi mesi : «Le navi vengono generalmente programmate con circa un anno di anticipo. Organizzare crociere con breve preavviso è possibile, ma è una sfida».
Come spesso succede, distruggere in tutta fretta è più facile che costruire.






