Pubblicato il 24/07/2026Tempo di lettura: 5 mins
Questa è una recensione che esce con colpevolissimo ritardo. In effetti, appena in anticipo sul primo compleanno del libro. Per fortuna, i libri non hanno una data di scadenza (almeno nella maggior parte dei casi). Di certo non ce l’ha Se fossi stato al vostro posto (Raffaello Cortina Editore, 2025), in cui Marco Malvaldi parla di qualcosa decisamente a lunga conservazione: la statistica e la narrazione. Partendo da una storia non certo giovane, perché risale addirittura all’Ottocento.
A partire da un racconto (giallo)
Più precisamente, al 1841, anno in cui a New York fu assassinata Mary Cecilia Rogers, giovane commessa di tabaccheria. Lo spunto del saggio, però, non è proprio l’omicidio in sé, quanto la ricostruzione narrativa che ne fece Edgar Allan Poe, che ha impedito all’omicidio di finire dimenticato tra i tanti casi di cronaca del passato immortalandolo nel racconto Il mistero di Marie Roget. Perché è tanto interessante? Perché, spiega Malvaldi fin dalle prime pagine, «Poe capisce che per venire a capo della storia dovrà usare entrambi i linguaggi, sia quello della narrazione sia quello della statistica: è la prima volta nella storia, sia della letteratura sia della giurisprudenza, che queste due discipline si intrecciano tra loro per tentare di risolvere un caso criminoso reale». Ecco quindi tutti gli ingredienti del saggio.
Malvaldi non ha bisogno di presentazioni come scrittore, ma per chi non avesse avuto il piacere: è l’autore di numerosi romanzi gialli, tra i più fortunati dei quali quelli del ciclo del BarLume. Ma ha scritto anche molti saggi (e perfino alcuni libri per l’infanzia), nei quali la divulgazione scientifica si è spesso intrecciata con varie altre realtà, dalla storia alla filosofia, fino al calcio. In Se fossi stato al vostro posto le protagoniste sono una branca della matematica, la statistica appunto, e il processo giudiziario. Possono entrambe incutere un certo timore (la complessità della matematica da una parte, quella della giurisprudenza dall’altra); l’ironia è però parte integrante della firma di Malvaldi, che sa anche spiegare con chiarezza, quindi le pagine corrono veloci. E poi il fulcro non è certo rappresentato dal codice penale, né dagli algoritmi, quanto dai processi logici che sono, o dovrebbero essere, alla base degli uni e degli altri. Il tutto seguendo passo passo lo svolgimento del ragionamento e dei metodi proposti da Poe nel suo racconto.
Proprio per questo Se fossi stato al vostro posto non è un saggio qualunque, nel senso che non si limita a spiegare o a raccontare: propone una guida di ragionamento essenziale per ogni persona. E che mostra in modo molto spiccato la sua importanza per quelle chiamate a decidere su colpevolezza o innocenza.
La statistica e il tribunale
Vale la pena ricordarlo: la formula «oltre ogni ragionevole dubbio» si deve confrontare continuamente con l’incertezza, con falsi positivi e falsi negativi, con le differenze tra coincidenze e prove, errori, dimenticanze, omissioni, e anche bias cognitivi. Malvaldi lo mostra con chiarezza, tanto con esempi inventati quanto attraverso numerosi casi realmente avvenuti. Alcuni molto famosi, come quello dell’ex campione di football O.J. Simpson, a proposito del quale scrive Malvaldi che «i giurati furono fregati sia da un calcolo statistico che da una metafora. Da una metonimia, per essere precisi» e «Il merito – si fa per dire – di questa assoluzione va a due avvocati: Johnnie Cochran, per le metafore, e Alan Dershowotz, per le statistiche». L’argomentazione di queste affermazioni prende diverse pagine, ma molto in breve e per restare sulla sola statistica: una delle argomentazioni usate da Dershowotz nel processo si basa proprio su numeri e probabilità, perché legge i dati relativi ai maltrattamenti delle mogli da parte dei partner e quelli relativi al loro omicidio (sempre da parte del partner) per dimostrare l’esatto contrario di ciò che i dati stessi mostrano (e che purtroppo rappresentano una realtà che conosciamo fin troppo bene). Spiega Malvaldi: «Dershowotz riuscì a dimostrare che i maltrattamenti sfociano in un omicidio solo in un caso su 2.500. Quindi, secondo l’avvocato, “[…] non c’è una prova scientificamente accettabile del fatto che i maltrattamenti domestici, anche quelli attribuibili a Simpson secondo lo scenario peggiore, siano un preludio all’omicidio”». È un esempio per certi versi molto semplice, ma che illustra bene, attraverso una cronaca arcinota, quanto statistica e fallacie cognitive possano intrecciarsi nel corso di un processo.
Altri casi sono un po’ meno noti, o quantomeno non hanno avuto una risonanza mediatica delle stesse proporzioni. Non per niente, però, Se fossi stato al vostro posto è dedicato «A Sally Clarke, vittima dell’ignoranza». Per chi non conoscesse la vicenda, l’ignoranza è quella della differenza tra eventi indipendenti e dipendenti e di quanto influenzino le leggi statistiche. E, di conseguenza, anche eventuali processi giudiziari che – ce ne rendiamo conto o meno – si basano su di esse.
Il titolo del saggio non è l’unico richiamo deandreiano (se ne trova un altro nel titolo di un capitolo), e la sua piena spiegazione è rimandata alle conclusioni. «Mi sono reso conto, nello scrivere questo libro, di quanto sia difficile, oneroso e dettagliato giudicare la colpevolezza o l’innocenza di un imputato […] Quindi, riconosco: al vostro posto, non ci so stare». Per chi ci sta, in quel posto, scrive ancora Malvaldi, «i giudici e i magistrati non possono permettersi di snobbare la statistica». Per responsabilità, perché se giudicare significa prendere decisioni nell’incertezza, conoscere gli strumenti con cui quell’incertezza può essere compresa (o manipolata) diventa parte del mestiere. L’appello di Malvaldi è rivolto esplicitamente a magistrati e giudici, ma il saggio nel suo complesso finisce inevitabilmente per allargarlo a tutti noi. Che, molto più spesso di quanto pensiamo, trasformiamo indizi in prove, coincidenze in spiegazioni e numeri in certezze: e dalla medicina all’informazione, dall’economia alla politica, questo non vale certo solo per la giurisprudenza.







