Pubblicato il 02/08/2026Tempo di lettura: 6 mins
In questi giorni, è tornata prepotentemente sui media internazionali, e in parte anche in Italia, la figura di Anthony (“Tony”) Fauci, il medico-scienziato tra i principali responsabili della sanità pubblica negli USA che tutto il mondo ha conosciuto nei momenti più bui della recente pandemia di COVID-19. Avendo avuto l’opportunità e la fortuna di lavorare con lui dal 1986 al 1993, desidero condividere una mia testimonianza personale sullo scienziato e sull’uomo. Anticipo che non intendo intervenire nella questione aperta dell’origine del virus SARS-CoV-2 (se “naturale”, emerso da un serbatoio animale peraltro mai identificato, o “di laboratorio”, sfuggito dal centro di Wuhan dove si studiavano coronavirus dei pipistrelli), oggetto principale delle accuse di alcuni senatori repubblicani a Fauci, secondo loro responsabile di aver finanziato, come Direttore del NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), ricerche collaborative tra USA e Cina sul potenziale pandemico del virus dei pipistrelli.
Tony Fauci è tra i medici-scienziati più famosi al mondo. Nato a Brooklyn, New York, dopo aver studiato dai Gesuiti, ha avuto una carriera talmente brillante come medico e scienziato da essere nominato a soli 43 anni, nel 1984, il più giovane direttore di uno degli istituti pubblici governativi con sede a Bethesda, cittadina del Maryland a circa mezz’ora d’auto da Washington, D.C., sede della Casa Bianca e del Governo USA. Questi istituti, noti come NIH (National Institutes of Health), costituiscono il più grande centro di ricerca pubblica al mondo ospitando circa 18.000 scienziati, molti provenienti da altri paesi. Da allora, Fauci è stato Direttore del NIAID per i 38 anni successivi. Contemporaneamente, è rimasto capo del Laboratory of Immunoregulation, dove io arrivai nel 1986 e vi lavorai per 7 anni prima di rientrare in Italia. Erano gli anni ruggenti dell’AIDS e Fauci riuscì a moltiplicare gli scarsi finanziamenti per le malattie infettive (da meno di 400 milioni a oltre 6 miliardi di dollari nel 2023) trasformando il NIAID in uno dei centri di ricerca più importante al mondo (non solo per gli studi su HIV/AIDS).
La mia carriera di ricercatore iniziò nel 1983 nel laboratorio di Alberto Mantovani all’Istituto Mario Negri di Milano, con cui pubblicammo alcuni tra i primi contributi italiani sul coinvolgimento del sistema immunitario nell’AIDS, studi che mi hanno permesso di essere accettato nel laboratorio di Fauci. Da Fauci, oltre che da Mantovani, ho imparato tutto quello che mi ha permesso di crescere professionalmente: come scrivere un lavoro scientifico, come presentarlo an un congresso di esperti, come comunicarlo a chi non è esperto, ecc. La mia stima e riconoscenza nei loro confronti è assoluta!
Fauci era (e probabilmente ancora è) un workaholic, un lavoratore incredibile… Era in ufficio alle 7 del mattino e non mollava fino a sera quando spesso, prima di tornare a casa, incontrava importanti membri del congresso americano. Più di una volta è successo che, durante un incontro di aggiornamento scientifico del gruppo che dirigevo all’interno del sul laboratorio ricevesse una telefonata e dicesse: “scusatemi, ma devo andare alla Casa Bianca”…A proposito, del mio gruppo ha fatto parte per un paio d’anni un giovane Drew Weissman, proveniente da Harvard, futuro vincitore del Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina insieme a Katalin Karikò nel 2023 per la scoperta di come modificare la molecola di RNA messaggero per renderla sfruttabile come farmaco o vaccino, da cui sono stati derivati i prestigiosi vaccini anti-COVID-19. Queste ricerche Drew le ha condotte successivamente alla sua esperienza nel laboratorio di Fauci, a Philadelphia, ma l’amicizia tra noi e rimasta (gli abbiamo conferito la laurea honoris causa in Biotecnologie dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano nel 2024).
Come si può leggere nel suo avvincente libro autobiografico On call, l’impatto di Tony Fauci sulla pandemia da HIV/AIDS è andato molto oltre i suoi pur importanti contributi scientifici. Per citare i contributi più importanti, è stato il precursore di un’alleanza tra medici e pazienti che protestavano vivamente (chiamandolo Fauci murderer, assassino) perché non avevano accesso ai farmaci sperimentali anti-HIV, sfociata nel modello definito parallel track, ovvero nella possibilità di rendere disponibili farmaci sperimentali in modo compassionevole ai pazienti mentre proseguiva il percorso di approvazione da parte della FDA (“Food and Drug Administration”) (leggi qui). Ricordo che solo dal 1996 la somministrazione di una combinazione di farmaci antiretrovirali (cART) ha dimostrato di salvare la vita e ricostituire il sistema immunitario delle persone altrimenti votate a morte quasi certa in 8-10 anni a causa dell’AIDS (come testimoniato su JAMA nel 1996).
Un altro contributo storico di Fauci alla lotta all’AIDS fu il lancio del programma PEPfAR (“President’s Emergency Plan for AIDS Relief”), lanciato nel 2003 dal Presidente George Bush e di cui Tony fu il principale architetto, con lo scopo di portare la cART nei paesi più poveri del mondo. Cumulativamente, è stimato che PEPfAR abbia distribuito farmaci per ca. 120 miliardi di dollari e che abbia salvato la vita di oltre 20 milioni di persone (soprattutto giovani).
Probabilmente è meno noto che Fauci abbia giocato un ruolo fondamentale nella lotta al bioterrorismo negli USA contribuendo a creare il programma Bio-Shield nel 2004. Quando vi furono lettere contenenti la tossina dell’antrace spedite a diverse persone di prestigio (lui stesso credette di esserne vittima, come racconta nel libro, anche se la polvere presente nella busta si rivelò poi innocua).
Venendo ai giorni nostri e alla pandemia di COVID-19, oltre al supporto fondamentale allo sviluppo dei vaccini a mRNA modificato, è stato il volto rassicurante nei momenti più difficili della pandemia, negli USA e nel mondo. Ha commesso errori, come gli viene oggi rinfacciato? Certamente, lui stesso l’ha più volte riconosciuto, per esempio sull’uso delle mascherine inizialmente ristrette al personale sanitario (va anche ricordato che inizialmente non ve ne sarebbero state comunque a sufficienza per tutti), ma questo sottolinea semplicemente il fatto che la scienza non ha certezze (a differenza dell’ignoranza), ma che aggiusta il tiro imparando dai propri errori.
Come anticipato, non desidero entrare nel merito del cuore dell’attacco che Fauci sta subendo da parte di alcuni senatori repubblicani, Rand Paul in particolare, col supporto del Presidente Trump (che avrebbe voluto trattare la COVID-19 con idrossiclorochina, un farmaco anti-malarico che non ha mai dimostrato efficacia come antivirale). La scelta di non rispondere alle domande invocando il quinto emendamento della costituzione degli USA (finalizzato ad impedire che una frase possa essere incriminante per chi la pronuncia), dopo decine di audizioni pubbliche e private, è stata una scelta tattica dei suoi legali basandosi sulla considerazione che qualsiasi risposta avesse dato sarebbe stata ritorta contro di lui.
Con tutto il cuore, ricordando che Fauci, a 85 anni, avrebbe diritto a godersi un po’ di tranquillità, mi auguro che Tony possa uscire a testa alta da questo tunnel distopico e che l’enorme contributo che ha dato alla scienza e alla medicina possa essere apprezzato universalmente come merita e che eventuali errori commessi nella gestione della pandemia rientrino in una valutazione serena dell’operato di un uomo straordinario che, tra altre cose, ha contribuito alla carriera di tantissimi medici e scienziati nel mondo, tra cui il sottoscritto.
Ho 14 anni. Non permetterò a nessuno di dire che è la più bella età della vita
Pubblicato il 01/08/2026
Siamo in attesa non tanto che qualcuno descriva, come fece Paul Nizan in Aden Arabia, il senso di solitudine, le incomprensioni, le difficoltà o la totale mancanza di comunicazione con il mondo degli adulti, ma che qualcuno, come fece Nuto Revelli ne Il mondo dei vinti, raccolga le testimonianze dell’attuale cultura adolescenziale.






