Nel Timeo, Platone si interroga sull’origine dell’Universo. Secondo un modus philosophandi tipico del filosofo ateniese, per spiegare la realtà viene congegnato un mito, verosimile, che ha al suo centro la figura del demiurgo.
Il demiurgo è una sorta di Dio benevolo che prende la materia informe e disordinata (la sostanza) e, ispirandosi alle idee perfette e incorruttibili (la forma), la modella a loro immagine, dando corpo e struttura a un cosmo ordinato.
Nel corso della storia della filosofia, questa è solo la prima occorrenza del rapporto fra forma e sostanza, che in Kant si sposta dal piano della realtà a quello del soggetto, il quale filtra la “materia” della realtà con le “forme” dell’intelletto: “La forma del pensiero, senza materia, è vuota; la materia dell’esperienza, senza forma, è cieca”.
Ma come si connette questo grande tema filosofico a Palantir, l’azienda statunitense leader nell’intelligenza artificiale che fa capo a Peter Thiel e Alex Karp, e che in queste settimane riempie le pagine di cronaca e inchiesta dei giornali di tutto il mondo? La risposta è semplice: Palantir si occupa, attraverso le proprie piattaforme, di dare forma e senso a voluminose, variegate, eterogenee e caotiche quantità di dati, fornendo ai propri clienti sistemi di supporto decisionale.
Che sia per finalità commerciali, come aggiustare periodicamente i prezzi di un prodotto per ottimizzare i guadagni, come consente di fare la piattaforma Foundry.
Che sia per finalità organizzative, come costruire chatbot che possono essere addestrati sui dati interni di un’azienda e supportare i processi decisionali, come fa la Palantir Artificial Intelligence Platform.
Che sia per finalità militari, di sicurezza e sorveglianza, come individuare obiettivi militari con maggiore precisione o rintracciare più facilmente immigrati irregolari da deportare, come rende possibile la piattaforma Gotham.
È anche per queste ragioni che rispettivamente il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e l’ICE sono fra i principali committenti di Palantir. Anche solo soffermandoci sugli eventi più recenti, il Financial Times ha rivelato come il Pentagono abbia integrato estensivamente nelle sue operazioni in Iran il Maven Smart System di Palantir, una piattaforma che fornisce una dashboard di analisi dati in tempo reale.
Per ragioni come questa, l’azienda è oggi sotto la lente d’ingrandimento dell’opinione pubblica internazionale.
Chi è Palantir e perché tutti ne parlano?
Palantir Technologies nasce nel 2003 nella Silicon Valley. Tra i fondatori vi sono l’imprenditore e investitore Peter Thiel, già cofondatore di PayPal, e l’attuale CEO Alex Karp.
La società prende il suo nome dai palantíri, le “pietre veggenti” del Signore degli Anelli, strumenti magici che permettono di osservare eventi passati e predire quelli futuri, oltre che di comunicare a distanza con altri palantíri.
L’obiettivo è semplice: creare complessi sistemi di aggregazione ed elaborazione dei dati che forniscano informazioni utili a supporto dei processi decisionali.
La strada per realizzarlo è lunga e faticosa: tanto che per quasi dodici anni la società rimane nell’ombra del dibattito pubblico, un nome come tanti che circola fra gli affollati corridoi della Silicon Valley.
Poi, nel 2015, qualcosa cambia: un documento riservato, recapitato al blog TechCrunch e risalente al 2013, rivela l’estesa rete di clienti di Palantir. Tra questi figurano diverse agenzie del governo statunitense, fra cui CIA, FBI e NSA, che la finanziano con centinaia di milioni di dollari. Già nelle fasi iniziali della sua storia, infatti, Palantir aveva ricevuto un primo investimento di circa 2 milioni di dollari da In-Q-Tel, il fondo di venture capital della CIA; negli anni successivi si sono aggiunti contratti con il Dipartimento della Difesa e altre agenzie federali, dai valori molto più elevati: singole commesse sono arrivate fino a 800 milioni di dollari, contribuendo a portare il totale delle forniture governative a diversi miliardi complessivi. Accanto a queste istituzioni pubbliche si sono uniti negli anni attori privati attivi nella grande distribuzione, nella finanza e nell’industria (Walmart, Morgan Stanley, British Petroleum, solo per citarne alcuni), che stanno contribuendo in modo crescente al fatturato dell’azienda.
Palantir opera in modo trasversale su banche di dati estremamente sensibili dell’amministrazione statunitense: dai dati fiscali dell’IRS a quelli sanitari di enti come HHS, NIH e CDC, fino ai dati dei veterani (VA) e a quelli diplomatici del Dipartimento di Stato. Insomma: un unico soggetto privato che ha a disposizione porzioni così ampie e diverse di dati pubblici (una vera e propria ricca fonte di “materia grezza” per creare conoscenza), e che con i suoi mezzi li aggrega e rende interoperabili, spesso all’interno di accordi poco trasparenti.
Attraverso strumenti di ricerca semantica e ontologie computazionali, infatti, i dati vengono organizzati da Palantir non solo come tabelle o campi, ma come entità del mondo reale — persone, aziende, veicoli, eventi — di cui vengono mostrate le relazioni.
Il risultato è una rete di informazioni navigabile, spesso visualizzata sotto forma di grafi dinamici, in cui nodi e collegamenti rappresentano soggetti, luoghi, attività e connessioni tra di essi.
In piattaforme come Gotham o Foundry, l’analista può così esplorare visivamente queste relazioni: seguendo i legami tra più persone coinvolte nella stessa transazione, collegando un veicolo a una serie di spostamenti, individuando i punti di contatto tra eventi apparentemente distinti.
Allo stesso tempo, le piattaforme di Palantir non si limitano a rappresentare i dati, ma li strutturano e li integrano nei processi decisionali.
L’analisi diventa così uno strumento operativo: i sistemi permettono, per esempio, di simulare scenari, valutando come cambierebbero determinate situazioni se alcune variabili venissero modificate; oppure di coordinare interventi tra diversi attori sulla base delle informazioni aggiornate in tempo reale. In questo modo i dati non servono solo a descrivere ciò che è accaduto, ma anche a supportare decisioni e pianificazione operativa.
Per comprendere concretamente questo approccio, si può immaginare un’indagine su una rete criminale, in cui dati fra loro diversissimi vengono progressivamente integrati e messi in relazione per fornire un quadro generale intelligibile (vedi Figura 1).

Figura 1. Visualizzazione a grafo nella piattaforma Palantir Gotham: i dati vengono modellati come entità del mondo reale — persone, veicoli, eventi, organizzazioni — e collegati attraverso relazioni esplicite. In un contesto d’investigazione su una rete criminale, il sistema può aggregare simultaneamente registri di immatricolazione, tabulati telefonici, transazioni bancarie, geolocalizzazioni e immagini di videosorveglianza, evidenziando ricorrenze negli spostamenti, contatti indiretti tra individui e pattern di comportamento, fino a rendere visibile la struttura di una rete criminale. Fonte: Palantir Technologies (materiali di prodotto), Securities and Exchange Commission.
Ridefinire la realtà
Quale che sia l’ambito di applicazione, quello che fa Palantir è sostanzialmente ridefinire la realtà.
Nell’opinione pubblica si è fatta strada la metafora di Palantir come di un “Grande Fratello” che sorveglia, controlla e predice. Con questo accostamento letterario si veicola tuttavia più l’idea di un’organizzazione che “osserva la realtà” come un attore passivo e si limita a riportarla a chi di interesse.
La metafora più calzante è forse quella di un Grande Architetto: Palantir non si limita a osservare la realtà, ma la costruisce, la rende intelligibile, “pronta all’uso”, funzionale agli interessi dei clienti.
Uno strumento per il dominio statunitense
Il sottotitolo di questo paragrafo è una citazione di Alex Karp: il quale crede fortemente che con l’aiuto della tecnologia questo dominio si possa realizzare.
Più con la tecnologia che con la democrazia: in modo più esplicito, questa posizione è stata in passato fortemente sostenuta da Thiel, che in passato si è più volte dimostrato ferocemente critico nei confronti della democrazia: celebre è il suo discorso del 2009, in cui venne pronunciata la frase “Democracy and freedom are not compatible”: nella visione di Thiel, la democrazia è vista come un fardello di procedure, burocrazia e gestione del consenso che rallenta quello che potrebbe essere il progresso, più rapido e razionale, della tecnologia.
La cosa emerge in modo sotteso anche in alcuni dei 22 punti della Repubblica della Tecnologia recentemente pubblicati su X da Palantir stessa: «The limits of soft power, of soaring rhetoric alone, have been exposed». Dichiarazioni critiche e ambigue nei confronti della democrazia, e prepotenze in politica estera: elementi che sembrano accomunare i vertici di Palantir al presidente Donald Trump e al suo attuale governo (di cui Thiel, più ancora che Karp, si è più volte confermato un convinto sostenitore), che contribuisce per circa il 41% ai ricavi dell’azienda, con il Dipartimento della Difesa tra i maggiori committenti.
In particolare Thiel sembra infatti collaborare con Trump non solo “sul campo”, offrendo mezzi e supporti tecnologici, ma anche su un piano ideale: entrambi sono convinti sostenitori della supremazia statunitense nel mondo e del primato dei valori occidentali; entrambi ritengono legittimo imporli anche con la forza; entrambi giustificano il ricorso a misure antidemocratiche per fini superiori.
L’orizzonte ideologico che realtà come Palantir profilano è un mondo dove una tecnologia, presentata come politicamente neutra — un mero sistema di elaborazione di informazioni funzionali a una decisione — è in realtà profondamente politica, in quanto messa al servizio di finalità profondamente politiche.
E ciò si palesa laddove questi sistemi di elaborazione dei dati non servono solo a identificare trend di mercato, a ottimizzare la logistica dei trasporti e a gestire le giacenze di un magazzino, ma anche a identificare obiettivi militari, profilare individui potenzialmente pericolosi, sorvegliare grandi gruppi di persone.
Proprio la nutrita intersezione di questi vari ambiti (militare, civile, commerciale, finanziario), che cadono tutti sotto la lente di questa grande macchina di rielaborazione della realtà, rende possibile parlare di una crescente algocrazia.
Il termine algocrazia, coniato dal sociologo statunitense Aneesh Aneesh nel relativamente lontano 2006 (A. Aneesh, Virtual Migration: The Programming of Globalization, Duke University Press 2006), si riferisce all’affidamento dei processi decisionali agli algoritmi, che vedono connessioni, disegnano scenari e profilano orizzonti che gli esseri umani non vedono; spingendosi sempre di più al di là della funzione di mero supporto.
Il fatto che un tale termine risalga al 2006 ci racconta di un’infrastruttura che non è un mero epifenomeno dell’epoca trumpiana, ma un elemento strutturale della politica americana da molti anni a questa parte, Democratici e Repubblicani.
Contratti federali · Stati Uniti
Palantir e il governo federale americano
Importo totale dei contratti per agenzia (in milioni di dollari) e numero di commesse
Importo (M$)
N. contratti
Fonte: sam.gov. Totale complessivo: 4,17 miliardi di dollari su 398 contratti, di cui circa il 59% concentrato nel Department of Defense.
In Europa, tuttavia, l’adozione di sistemi analoghi ha incontrato, nel corso del tempo, limiti giuridici più stringenti. Nel 2023 la Corte costituzionale federale tedesca ha giudicato incostituzionale l’uso di sistemi di analisi predittiva dei dati di Palantir da parte della polizia in Assia e Amburgo, richiamando il principio di autodeterminazione informativa e i vincoli posti dal GDPR. Segno che approcci più cauti si possono prendere.
Immanuel Kant, nella Critica della ragion pura, sostiene che noi non vediamo mai la realtà per com’è in sé, ma sempre filtrata dalle categorie dell’intelletto: delle specie di “occhiali” che condizionano il modo in cui vediamo le cose e che rappresentano l’unica finestra da cui ci è possibile guardare il mondo.
Che queste siano solo fantasiose elucubrazioni di un grande intellettuale del Settecento, o intuizioni filosofiche precorritrici dei moderni sviluppi delle neuroscienze della percezione, non è questa la sede per chiarirlo.
Resta però il fatto che la riflessione kantiana è molto utile per capire il modo in cui gli algoritmi operano non solo sulla nostra percezione della realtà, ma anche sul nostro modo di agire su di essa e in essa.
Tuttavia, c’è un’importante differenza da tenere a mente: in Kant queste “categorie dell’intelletto” sono innate e universali, condivise da tutti gli esseri umani. Gli algoritmi, invece, non sono neutri: sono disegnati da persone che hanno le loro visioni politiche, i loro interessi, le loro concezioni. E chi decide di usarli e farli usare è anch’esso un essere umano.
Insomma, non sono occhiali universali. Sono prodotti da specifiche ottiche.







