Entro la fine dell’anno la start-up californiana Reflect Orbital vuole mettere in orbita un satellite sperimentale che dispiegherà un sottilissimo foglio di mylar riflettente, quattro petali triangolari a formare un quadrato di 18 metri di lato, per riflettere la luce solare verso la Terra dopo il tramonto. Si tratta di un prototipo che verrà utilizzato per condurre dei test necessari per validare la tecnologia di illuminazione diretta precisamente verso la posizione di chi la richiede, evitando di disturbare chi non la vuole. Una tecnologia che Reflect Orbital spera poi di utilizzare su larga scala lanciando una costellazione di decine di migliaia di satelliti, ciascuno dei quali dovrebbe essere grande il triplo del prototipo e quindi avere area riflettente 9 volte maggiore, il cui obiettivo dichiarato è quello di alimentare impianti solari, fornire luce ai soccorritori e illuminare eventi oppure le strade cittadine.
Per chi ama la storia, diciamo che non è la prima volta che qualcuno pensa di riflettere la luce del sole per illuminare la Terra di notte. Nel 1993, un satellite russo dotato di uno specchio di circa 25 metri di diametro ha riflesso brevemente un fascio stretto di luce solare nell’ambito di un esperimento volto a prolungare le ore di luce diurna nella Siberia artica. Tuttavia, i russi hanno abbandonato il progetto meno di un decennio dopo, in seguito al fallimento di un successivo volo di prova.
Il progetto di Reflect Orbital era annunciato da qualche tempo ma, come per ogni progetto spaziale americano, il primo passo è stato richiedere l’autorizzazione al lancio alla Federal Comunication Commisson (FCC).
Ricevuta la richiesta di autorizzare il lancio di 50.000 satelliti riflettenti, la FCC aveva invitato tutti coloro che avevano qualcosa da dire sul progetto a depositare un commento. Ne sono arrivati 1.800, per lo più critici, dal momento che sono in molti a temere impatti negativi sia per l’astronomia, sia per l’ambiente e la fauna selvatica.
Nel suo documento, l’American Astronomical Society (AAS) ha affermato che l’iniziativa «non può essere considerata di interesse pubblico» e che, anzi, «comporterebbe uno spreco di denaro pubblico, vanificando il lavoro delle strutture astronomiche finanziate a livello federale». È quasi superfluo aggiungere che, per l’Italia, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, la Società Astronomica Italiana, l’Unione Astrofili Italiani, Cielo Buio insieme a molte associazioni, hanno espresso la loro preoccupazione sull’impatto del progetto che, nella migliore delle ipotesi, è destinato ad aumentare l’inquinamento luminoso. Agli astronomi si sono uniti gli esperti di fauna selvatica, i medici che studiano l’effetto della luce artificiali sul ritmo circadiano di umani e animali, coloro che temono che i coni di luce riflessa potrebbero distrarre i piloti degli aerei e così via.
Nonostante questo diluvio di pareri negativi, giovedì 9 luglio la FCC ha dato il via libera alla Reflect Orbital di Hawthorne, in California, per il lancio del satellite Eärendil-1 in orbita terrestre bassa.
Il primo prototipo di Reflect Orbital, grande all’incirca come un piccolo frigorifero, una volta nello spazio a circa 640 chilometri di altitudine, dovrebbe dispiegare un sottilissimo foglio riflettente quadrato di quasi 18 metri di lato. Lo specchio dovrebbe riflettere la luce solare per illuminare (al livello della Luna piena) una zona circolare di circa 5 chilometri di diametro sulla superficie terrestre. Forse questo è il motivo della scelta del nome del satellite: ne Il signore degli anelli l’invocazione al personaggio Eärendil dice «Ti saluto, o Eärendil, la più luminosa delle stelle!». Curiosamente, Eärendil significa amante del mare, ma questi sono problemi di Tolkien.
Reflect Orbital conta di lanciare 1.000 satelliti di grandi dimensioni entro la fine del 2028 e altri 5.000 entro il 2030. Gli specchi per la costellazione dovrebbero essere quadrati di 55 metri di lato, capaci di riflettere una quantità di luce pari a quella di 100 lune piene.
La FCC ha sottolineato di aver approvato solo «un singolo satellite dimostrativo» che avrebbe testato una tecnologia in grado di rafforzare la leadership americana nello spazio. «Il satellite dimostrativo di Reflect Orbital è un esempio di tecnologia potenzialmente rivoluzionaria», ha affermato la commissione nell’ordinanza di concessione della licenza.
Prima di commentare la decisione della FCC occorre precisare che, per legge, le attività nello spazio non sono soggette alle normative e alle valutazioni ambientali, che si applicano solo alla Terra. Nell’esaminare le richieste di autorizzazione per i satelliti, la commissione verifica generalmente che le comunicazioni radio di un veicolo spaziale non creino problemi di interferenza per altri e che il satellite venga smaltito in sicurezza al termine della sua vita operativa. Le preoccupazioni sull’impatto ambientale del progetto esulano dalle competenze della commissione, che aggiunge «Anche se la commissione avesse l’autorità di esaminare e condizionare queste operazioni (cosa che non ha), è improbabile che si verifichino questi danni».
Un’affermazione che dimostra che le 1.800 lettere ricevute sono state almeno lette. Aggiungo che a me sorge spontanea la domanda sul perché la FCC chieda commenti che giocoforza coprono ambiti nei quali si dichiara non competente…
Ricordando che l’autorizzazione al lancio è relativa a un solo satellite; l’idea di fare dei test sulla direzionalità del cono di luce riflessa testimonia la volontà della FCC di favorire l’industria spaziale statunitense anche in vista di possibili interessi militari.
La missione consentirà a Reflect Orbital di raccogliere dati sia sul satellite che sullo specchio dispiegabile, nonché sulle «misure di sicurezza integrate che regolano con precisione come, dove e quando il servizio viene erogato». In effetti, considerando la sottigliezza estrema del foglio di Mylar riflettente – spesso meno di un decimo di un capello – occorrerà capire la sua resistenza all’enorme quantità di detriti di piccole dimensioni che popolano lo spazio circumterrestre. Ogni incontro con il più piccolo frammento risulterebbe in un buco o uno strappo al foglio che, in breve tempo, potrebbe essere danneggiato in modo serio.
Anche se il prototipo non è ancora stato lanciato, Reflect Orbital ha già pronto un business plan per la sua costellazione di specchi riflettenti.
In un’intervista rilasciata a marzo, Ben Nowack, co-fondatore e amministratore delegato di Reflect Orbital, ha detto che il costo di un’ora di illuminazione da parte di un singolo specchio sarebbe di 5.000 dollari se il cliente avesse sottoscritto un contratto annuale di almeno 1.000 ore. L’illuminazione per eventi singoli ed emergenze, che potrebbero richiedere numerosi satelliti e un maggiore impegno di coordinamento, sarebbe più costosa. Per gli impianti solari, Reflect Orbital immagina di suddividere i ricavi derivanti dall’elettricità generata dalle ore aggiuntive di luce.
Visto che una spolverata di transizione green sta sempre bene, Nowack fa anche notare che la luce solare riflessa potrebbero essere uno strumento per ridurre l’utilizzo di combustibili fossili e quindi rallentare il cambiamento climatico. Infatti è ben noto che, nonostante la possibilità di utilizzare le batterie, uno dei maggiori punti deboli dell’energia solare è l’interruzione notturna nella produzione di elettricità. Inoltre, sempre nella visione di Reflect Orbital, il satellite riflettente potrebbe accelerare i progetti di costruzione, consentendo alle squadre di lavorare in maggiore sicurezza durante la notte, e agli agricoltori di aumentare la produzione per ettaro.
In risposta a una domanda sull’impatto dei loro satelliti sull’astronomia, è stato detto che: «Reflect Orbital sta commissionando ricerche indipendenti sugli impatti della sua tecnologia, avvalendosi sia di ricercatori indipendenti che di partner federali. Ciò include la collaborazione per lo sviluppo di un accordo di coordinamento con la National Science Foundation. L’azienda si impegna a mantenere un dialogo costante con scienziati, astronomi, ricercatori ambientali e qualsiasi comunità che abbia un legittimo interesse nello sviluppo della sua tecnologia». Belle parole che, però, non hanno impedito all’AAS di esprimere “sgomento” per la decisione, ribadendo che «l’AAS è profondamente preoccupata anche dalla dichiarazione della FCC secondo cui l’installazione di un riflettore solare esula dalle competenze regolamentari della Commissione. Sebbene l’attuale licenza riguardi un singolo satellite, questa logica implica che la Commissione non sarebbe in grado di valutare le gravi implicazioni di una costellazione di 50.000 riflettori solari come quella immaginata da Reflect Orbital. In assenza di un altro ente di rilascio delle licenze che possa tenere conto di tali considerazioni, riteniamo fondamentale che la FCC valuti tutti gli impatti derivanti dall’utilizzo previsto del satellite».
Mentre condivido la posizione della AAS, faccio notare che siamo di fronte a un’importante carenza legislativa internazionale. Da scienziata europea, oltre che presidente della Società Astronomica Italiana, constato che eventuali impatti dei satelliti riflettenti non saranno confinati agli Stati Uniti. In effetti, siamo davanti alla possibilità che un’unica compagnia americana rovini il cielo su tutto il pianeta.
Gli astronomi sanno che devono convivere con i satelliti, ma auspicano che la materia venga regolata a livello planetario. Come ho già fatto notare nei miei libri Il cielo è di tutti (Dedalo, 2020) ed Ecologia Spaziale (Hopeli, 2024), lo Outer Space Treaty del 1967 non copre affatto questo aspetto. Le autorizzazioni ai lanci vengono rilasciate dagli organi degli stati dove viene effettuato il lancio e, nel caso degli Stati Uniti, la FCC è esentata per legge dalla valutazione dell’impatto ambientale perché, quando è stata creata, i lanci erano pochi e il problema non esisteva. Davanti al cambio totale del panorama spaziale occorrerebbe ripensare l’impianto giuridico a livello globale, ma sembra che arrivare a regole condivise oggi sia molto più difficile di sessant’anni fa.






