Stellantis ha riconosciuto di aver sovrastimato la corsa all’auto elettrica e ha annunciato un cambio di rotta definito come un vero e proprio “reset”. La notizia arriva insieme a un dato pesante: perdita netta 2025 pari a 22,3 miliardi di euro, legata anche a importanti oneri straordinari e revisioni industriali.
Fonte principale: AutoMoto.it. Per il quadro ufficiale dei numeri: ANSA e comunicato ufficiale Stellantis.
Cosa è successo: perdita record e revisione della strategia EV
Secondo quanto riportato dalle fonti, Stellantis archivia il 2025 con:
- Perdita netta: 22,3 miliardi di euro
- Ricavi: 153,5 miliardi di euro (in calo rispetto all’anno precedente)
- Oneri straordinari: legati a svalutazioni e riposizionamento industriale
Il punto chiave non è solo il numero, ma il messaggio: il gruppo dichiara di voler riportare al centro le preferenze dei clienti e la libertà di scelta, puntando su un mix più realistico di elettrico, ibrido e motori termici “evoluti”, invece di spingere su una traiettoria unica.
Perché l’elettrico “non corre” come previsto
La frenata non riguarda solo Stellantis: è un tema che attraversa gran parte dell’industria europea. In molti mercati la domanda di auto elettriche cresce, ma non alla velocità prevista dai piani più aggressivi. Tra i fattori che pesano di più:
- Prezzi ancora elevati (soprattutto nei segmenti di massa)
- Incentivi discontinui e spesso legati a finestre temporali brevi
- Infrastrutture di ricarica non sempre all’altezza (tempi, code, potenza reale)
- Ansia da autonomia e dubbi sul valore dell’usato
- Costi energia/ricarica percepiti come meno convenienti rispetto alle aspettative
Su questo punto, se vuoi approfondire l’aspetto “costi reali” e le strategie pratiche per la ricarica, ti può essere utile anche la guida Ambientebio: Auto elettriche: come risparmiare sui costi della ricarica.
Il “reset totale” cosa significa in concreto
Quando un gruppo parla di “reset”, di solito intende tre cose: taglio o rinvio di investimenti, riprogrammazione dei modelli e riorganizzazione industriale. Nel caso Stellantis il messaggio ufficiale ruota attorno a:
- piani prodotto più flessibili (non solo full-electric)
- attenzione alla profittabilità (margini, costi batterie, supply chain)
- migliore allineamento tra offerta e domanda reale
Impatto sul consumatore: cosa potrebbe cambiare (davvero)
Per chi deve comprare un’auto nei prossimi 12–24 mesi, un cambio di rotta dei grandi costruttori può tradursi in:
- Più modelli ibridi e aggiornamenti dei termici (mild/full hybrid, plug-in)
- Politiche prezzo più aggressive sull’elettrico (sconti, leasing, noleggio)
- Maggiore enfasi sul noleggio come “ponte” verso la transizione
A proposito di formule di utilizzo, su Ambientebio trovi anche un approfondimento su: Noleggio Auto Elettrica: scegliere la soluzione migliore.
Transizione ecologica: il nodo non è solo “elettrico sì / elettrico no”
Il tema centrale, spesso ignorato nel dibattito pubblico, è che la sostenibilità non può essere misurata soltanto con le emissioni allo scarico. Conta anche:
- come si produce l’energia usata per ricaricare
- l’impronta della filiera delle batterie
- durata, riparabilità e riciclo
- accessibilità economica per famiglie e lavoratori
Un caso interessante per capire come politiche coerenti possano spingere davvero l’elettrico è quello norvegese: Norvegia: le auto elettriche superano quelle a benzina.
FAQ rapide: le domande che si fanno tutti
Stellantis sta abbandonando l’auto elettrica?
No: dalle comunicazioni ufficiali emerge una riprogrammazione più che un abbandono. L’obiettivo è adattare tempi e investimenti al mercato, mantenendo una gamma più ampia di opzioni.
La perdita da 22,3 miliardi è “solo” colpa dell’elettrico?
No: il dato è legato a oneri straordinari e scelte strategiche (svalutazioni, riposizionamento, piani industriali). L’elettrico è uno dei fattori chiave, ma non l’unico.
Perché questa notizia conta anche per chi non vuole un’auto elettrica?
Perché influenza prezzi, disponibilità di modelli, incentivi, strategie delle case e perfino il mercato dell’usato. In pratica: cambia il “menù” che troverai in concessionaria.
Conclusione: un segnale forte per tutta l’industria europea
L’ammissione di Stellantis pesa perché arriva da uno dei gruppi più grandi al mondo: non è una semplice dichiarazione, ma un segnale sul fatto che la transizione elettrica, in Europa, è più complessa di quanto fosse stata raccontata. Nei prossimi mesi sarà decisivo capire come evolveranno: infrastrutture, prezzi, incentivi e tecnologie di accumulo.
Se vuoi esplorare altri contenuti correlati sul tema, ecco un approfondimento “curioso” su ricerca e batterie: Un componente del dentifricio potrebbe aiutare le batterie delle auto elettriche.
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