Pubblicato il 08/07/2026Tempo di lettura: 8 mins
«Sotto il suo Occhio» è il saluto che si scambiano i cittadini di Gilead, la teocrazia distopica del romanzo Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. L’Occhio a cui si riferiscono non è solo quello divino, ma un corpo di polizia incaricato di controllare che tutti si attengano alle regole del regime. Nessuno sa chi ne faccia parte. Potrebbe essere un vicino di casa, un negoziante, un collega, persino un amico o un familiare. L’incertezza fa sì che le persone si censurino da sole, il sospetto diventa strumento di controllo.
In un comunicato apparso il 4 giugno sul sito web dell’associazione Non si Tocca la Famiglia per celebrare l’approvazione della legge Valditara sul consenso informato in ambito scolastico, si legge: «Hanno vinto le famiglie! Hanno vinto, in particolare, quei genitori che ci piace definire “sentinella”, dei veri e propri eroi che in questi lunghi anni hanno vigilato con responsabilità e coraggio affinché fosse rispettato il primato educativo della famiglia». Ora queste sentinelle chiedono al ministro Valditara di assumere ufficialmente il ruolo di guardiani.
In occasione del Festival dell’Umano Tutto Intero, un evento organizzato a Roma il 16 e 17 giugno dalla rete di associazioni anti-scelta Ditelo sui Tetti, a cui hanno preso parte diversi esponenti del governo, Giusi D’Amico, presidente di Non si Tocca la Famiglia, ha interpellato direttamente il ministro dell’Istruzione: «Noi ci offriamo per un servizio come Osservatorio Nazionale per l’applicazione corretta di questa legge con tanti genitori sentinella che nelle scuole osserveranno, vigileranno perché sia rispettato questo diritto che ormai è legge dello Stato italiano».
La stessa richiesta arriva da ProVita & Famiglia, altra nota associazione che ha promosso la nuova norma con le sue campagne. «La legge non basta», ha dichiarato il suo portavoce Jacopo Coghe, «chiediamo al ministero di istituire un Osservatorio permanente sul consenso informato, per garantirne la corretta applicazione e impedire che la norma sia sabotata sui territori camuffando i progetti per farli apparire estranei all’ambito sessuo-affettivo».
Deterrenti
La legge Valditara vieta per la scuola dell’infanzia e la primaria «le attività didattiche e progettuali nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità». Per la secondaria, stabilisce invece che «le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità».
Se lo svolgimento di queste attività è programmato durante l’orario scolastico: «l’istituzione scolastica garantisce, mediante i propri strumenti di flessibilità e di autonomia didattica e organizzativa, la fruizione di attività formative alternative, comunque comprese nel Piano triennale dell’offerta formativa. L’istituzione scolastica comunica ai genitori o agli studenti, se maggiorenni, la natura delle attività formative alternative, contestualmente alla richiesta di consenso per la partecipazione alle attività riguardanti temi attinenti all’ambito della sessualità».
Cioè ogni volta che è in programma una lezione su temi attinenti alla sessualità, oltre a domandare il consenso dei genitori, la scuola deve predisporre un’attività alternativa contestualmente alla richiesta di autorizzazione. Deve trovare un docente che la segua e individuare uno spazio, senza ricevere risorse aggiuntive, perché l’articolo 3 della legge recita: «Dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono all’attuazione degli adempimenti ivi previsti con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente».
Non è difficile immaginare che tanti istituti scolastici, già costretti a far fronte a carenza di personale, di aule e di fondi, escluderanno dai loro programmi qualunque riferimento alla sessualità per non affrontare ulteriori incombenze. Senza contare il timore di segnalazioni, ispezioni ministeriali e scandali. Come osserva sulle pagine del quotidiano Domani Monica Pasquino, cofondatrice della rete Educare alle Differenze, a cui partecipano decine di associazioni impegnate nell’educazione affettiva e sessuale in tutta Italia, il messaggio del ministero alle scuole è «attenzione, se collaborate con loro [le associazioni che si occupano di educazione sessuale] qualcuno potrà accusarvi di manipolare i minori, chiedere accesso ai materiali non per comprenderli, ma per estrarne una parola, deformarla e usarla contro di voi, danneggiando la vostra credibilità e la fiducia nella scuola. (…) Molte dirigenze scolastiche e consigli di istituto potrebbero scegliere di non esporsi, non perché questi temi siano illegittimi o secondari, ma perché il rischio di campagne politiche o social potrebbe apparire troppo alto».
Le sentinelle
Da anni ormai le organizzazioni anti-scelta hanno messo in atto questa strategia intimidatoria. «E allora intervenivamo noi: lettere ai dirigenti scolastici mettendo in copia gli Uffici scolastici regionali, gli Uffici scolastici provinciali e spesso anche il ministro, richieste di ispezioni, segnalazioni formali, casi portati sui giornali quando non c’era altro modo per accendere i riflettori», scrive Giusy D’Amico di Non si Tocca la Famiglia. «La nostra equipe scuola non si è mai fermata. E lo diciamo con orgoglio, perché dietro ogni intervento c’erano ore di lavoro, energia, e la consapevolezza di fare qualcosa che contava davvero (…) Abbiamo convinto tanti genitori a candidarsi come rappresentanti di classe e di istituto, per fare da “sentinella” dall’interno delle istituzioni scolastiche. Piccoli gesti, che nel tempo hanno prodotto risultati enormi».
ProVita & Famiglia ha pubblicato un opuscolo per i suoi attivisti che hanno figli in età scolare. Sollecita i genitori a candidarsi per il ruolo di rappresentanti di classe e di istituto, a consegnare al dirigente scolastico fin dall’inizio dell’anno una lettera in cui si segnala la sensibilità di alcuni argomenti, a chiedere che venga protocollata, per poterla utilizzare in seguito per eventuali azioni contro la scuola, a coinvolgere altri genitori potenzialmente interessati, ad attivarsi non appena viene proposto un progetto sgradito e chiederne la sospensione. Se il dirigente non collabora, l’opuscolo consiglia di rivolgersi agli Uffici scolastici regionali e provinciali.
Le due associazioni chiedono ora che questa esperienza venga messa a frutto nell’ambito di un Osservatorio che abbia peso istituzionale. Obiettivo dichiarato: difendere il primato educativo della famiglia. Posto che l’articolo 30 della nostra Costituzione stabilisce il «dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli» e non certo quello di decidere cosa possono apprendere e cosa no, è poi vero che lo scopo delle organizzazioni anti-scelta e dei loro alleati politici è quello di dare la parola alle famiglie?
Nel 2024, l’associazione Save the Children ha interpellato 400 genitori residenti in Italia con almeno un figlio nella fascia di età tra 14 e 18 anni. Il 95 per cento degli intervistati si è dichiarato d’accordo con l’affermazione «ritengo sia utile fare educazione affettiva e sessuale a scuola, dando la giusta attenzione alle diverse fasce d’età», il 91 per cento con l’affermazione «ritengo utile l’istituzione di un’educazione affettiva e sessuale come materia obbligatoria per i giovani». La maggioranza delle famiglie italiane, quindi, è favorevole all’educazione sessuale e lo sarebbe persino alla sua integrazione come materia obbligatoria nel curriculum scolastico. Chi ha promosso la legge Valditara non ne tiene conto. Mira piuttosto scoraggiare e ostacolare qualunque progetto di educazione sessuale, contro l’opinione della maggioranza dei genitori.
Panico morale
Da una parte, dunque, le organizzazioni anti-scelta chiedono di attivare meccanismi di controllo che generano sospetto e autocensura, dall’altra alimentano una narrazione che trasforma l’educazione sessuale in «propaganda gender», per spaventare i genitori prospettando loro dolorosi percorsi ormonali e chirurgici a cui farebbero ricorso i giovani irretiti dalla «lobby LGBT» tra i banchi di scuola. È l’approccio adottato dallo stesso ministro Valditara, ospite al Festival dell’Umano Tutto Intero: «Non possiamo immaginare che l’identità sessuale sia sganciata dalla naturalità e sia esclusivamente un fenomeno culturale. Se noi pensiamo che essere maschio o femmina sia un fatto culturale, io credo che mettiamo in discussione innanzi tutto la naturalità dell’essere umano. E questo è un passaggio chiave, un passaggio importante. Si devono rispettare tante idee, così come a maggior ragione le persone che le portano, ma credo che sia fondamentale ripristinare proprio quei principi che appartengono alla naturalità dell’essere umano e ripristinare anche quella centralità che la famiglia deve svolgere nell’educazione dei propri figli. (…) Il patto educativo tra scuola e famiglia passa innanzi tutto dal rispetto della sensibilità dei genitori su temi così stringenti, così delicati come l’identità di genere. Difendere la Costituzione, difendere il ruolo educativo dei genitori, difendere anche l’idea che l’identità sessuale, l’essere maschio o l’essere femmina non è riconducibile esclusivamente a un dato culturale».
Da anni ProVita & Famiglia raccoglie le segnalazioni dei suoi “genitori sentinella” e le riporta in un opuscolo che consegna periodicamente al ministero dell’Istruzione, dal titolo Progetti applicati nelle scuole italiane ispirati alla teoria gender. Contiene nomi e indirizzi di istituti scolastici che hanno attuato programmi di educazione sessuale, date, descrizioni dei contenuti. Scorrendolo, è evidente quale sia la «propaganda gender» a cui si oppone l’associazione. Si scopre, per esempio, che lo scorso aprile in una scuola primaria in provincia di Lecce è stato presentato il libro Storie spaziali per maschi del futuro dell’autrice Francesca Cavallo (Undercats, 2024) che «decostruisce la tradizione familiare e l’autorità paterna», «normalizza modelli familiari fuori dall’alveo costituzionale e critica l’eroismo e la mascolinità». Si apprende inoltre che «in numerosi istituti secondari di secondo grado si sta diffondendo la prassi di assegnare letture di narrativa contemporanea con contenuti afferenti alla sfera affettiva e sessuale».
Tra i programmi presi di mira nel testo c’è W l’Amore, già attivo in diverse regioni, introdotto anche in Liguria nel 2025. «Prevede percorsi rivolti agli studenti su tematiche quali emozioni, relazioni, sessualità, identità e prevenzione, con il coinvolgimento diretto di operatori esterni nelle attività scolastiche. Il progetto introduce contenuti afferenti alla sfera affettivo-sessuale e relazionale all’interno del contesto scolastico, con possibili criticità in merito al ruolo delle famiglie, alla trasparenza dei contenuti e all’adeguatezza rispetto alle diverse fasce d’età», si legge nell’opuscolo. Giusto pochi giorni prima dell’approvazione della legge Valditara, la Gazzetta di Parma ha citato W l’Amore Gazzetta di Parma raccontando la storia di Maya, una tredicenne che dopo avere partecipato all’iniziativa con la sua classe ha trovato la forza di denunciare il cugino trentenne, condannato poi per violenza sessuale. «A scuola ho avuto l’ascolto che a casa non ho mai avuto», ha detto la ragazza, «per questo ho deciso di parlare».
L’educazione sessuale e affettiva offre a bambini, bambine e adolescenti gli strumenti per riconoscere la violazione dei confini e la consapevolezza necessaria per difendersi e chiedere aiuto nelle situazioni di pericolo, ma le solerti sentinelle sono impegnate a sventare questo diabolico piano. Sotto il suo Occhio.
Le liste d’attesa spiegate al popolo
Pubblicato il 07/07/2026
L’interesse per il tema delle liste di attesa non si attenua mai, ma ogni tanto questo interesse ha dei picchi come avvenuto di recente quando in base ai dati del primo quadrimestre 2026 confrontati con quelli del 2025 è sembrato che finalmente qualcosa si stesse muovendo, tanto da far titolare il Sole24 Ore “Liste di attesa, miglioramenti in 16 Regioni”.






