Il luogo più affollato del pianeta è nascosto nei primi trenta centimetri di suolo. Qui vive circa il 60% della biodiversità terrestre: batteri, funghi, lombrichi, nematodi e migliaia di altri organismi che contribuiscono alla fertilità del terreno, al ciclo dei nutrienti, alla produzione di cibo e alla capacità del suolo di immagazzinare carbonio.

Eppure, questo universo brulicante di vita passa spesso inosservato. Nell’immaginario comune il suolo coincide ancora con la superficie che calpestiamo o sulla quale costruiamo case e strade, dimenticando che è una vera e propria “pelle viva” del pianeta: filtra l’acqua, sostiene la crescita delle piante, regola il clima e mantiene in equilibrio gli ecosistemi. Proprio perché svolge queste funzioni lontano dai nostri occhi, il suo valore viene spesso sottovalutato.

Un progetto europeo per conoscere e proteggere il suolo

Secondo l’Osservatorio europeo del suolo (EUSO), tra il 60 e il 70% dei suoli europei è degradato. Da questa consapevolezza nasce ECHO (Engaging Citizens in Soil Science: The Road to Healthier Soils), un progetto europeo di citizen science che vuole cambiare il modo in cui guardiamo al suolo: non più una semplice superficie, ma un ecosistema vivo da conoscere, monitorare e proteggere. Attraverso l’osservazione diretta e l’esperienza sul campo, i partecipanti diventano protagonisti della ricerca e osservatori attivi di un patrimonio naturale troppo spesso ignorato. Finanziato da Horizon Europe e avviato nel 2023, ECHO è coordinato dalla Libera Università di Bolzano e riunisce 16 organizzazioni europee e scozzesi, tra cui università, istituti di ricerca, imprese e fondazioni.

L’obiettivo di ECHO è duplice: raccogliere dati aggiornati sullo stato di salute dei suoli europei e, allo stesso tempo, aumentare la soil literacy.

«I primi mesi del progetto sono stati focalizzati all’analisi di oltre 60 iniziative esistenti di citizen science dedicate alla salute del suolo in Europa» spiega Tanja Mimmo, professoressa ordinaria di Chimica agraria alla Libera Università di Bolzano e coordinatrice di ECHO. «Questa revisione ci ha permesso di individuare gli approcci più efficaci per coinvolgere i cittadini, comprenderne gli effetti sulla ricerca e sulla società e sviluppare un modello più accessibile e standardizzato».

Come diventare cittadini scienziati del suolo

Chiunque può partecipare. Il primo passo è scaricare l’app del progetto (si chiama EchoSoil, disponibile per iOs e Android) e richiedere un kit di campionamento attraverso la rete degli Ambasciatori (ECHO Ambassadors), volontari formati dagli esperti. Seguendo le istruzioni all’interno del kit, i partecipanti raccolgono un campione di suolo di 30 × 30 × 30 centimetri e ne osservano alcune caratteristiche direttamente sul campo. Il progetto si distingue da altre iniziative simili perché coinvolge i cittadini nel monitoraggio di otto indicatori della salute del suolo, definiti dalla Missione europea A Soil Deal for Europe.

Grazie all’app e al kit di campionamento è possibile raccogliere dati sul pH, sulla struttura e tessitura del terreno, sulla presenza di nutrienti, sulla sostanza organica, sulla copertura vegetale e forestale e sull’eterogeneità del paesaggio circostante. I campioni vengono poi inviati dagli Ambassador ai laboratori, dove i ricercatori completano le analisi più complesse, come la determinazione dei metalli pesanti e lo studio della diversità microbica.

Tutti i dati raccolti confluiscono in ECHOREPO, una piattaforma digitale open source e open access sviluppata nell’ambito del progetto. Qui vengono integrati con informazioni provenienti da ricercatori e altre banche dati, organizzati secondo i principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable) e resi interoperabili, così da poter essere facilmente riutilizzati.

L’obiettivo è quello di superare la frammentazione delle informazioni e costruire un archivio comune e sostenibile nel tempo a supporto della ricerca scientifica, ma anche delle istituzioni, dei decisori politici, degli agricoltori e degli educatori impegnati nella tutela del suolo.

«Tra le sfide più grandi c’è quella di generare informazioni e colmare lacune conoscitive su larga scala, tenendo conto della diversità degli usi del territorio europeo, dei tipi di suolo, delle regioni biogeografiche e, soprattutto, delle esigenze dei diversi portatori di interesse» spiega ancora Mimmo. Per questo il team di ECHO punta a raccogliere dati in 16.500 siti distribuiti tra l’Europa e la Scozia, coinvolgendo comunità locali con esperienze e conoscenze diverse. In Italia si contano 916 siti di campionamento e risultano ancora scoperte alcune regioni, come Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Molise e Friuli-Venezia Giulia.

Nel frattempo, sono già state numerose le iniziative organizzate dagli Ambassador, dagli studenti e dai musei per promuovere il valore del suolo in tutto il Paese.

ECHO guarda anche alle nuove generazioni e alla capacità di raccontare il suolo attraverso linguaggi diversi. A questo fine è nato Soil Stories, un’iniziativa con scadenza al 9 di novembre rivolta a scuole, insegnanti, educatori e agli ECHO Soil Ambassador. Un’occasione che invita studenti e studentesse a osservare il suolo, sperimentare sul campo e raccontare le proprie scoperte con disegni, fotografie, collage, video, podcast, musica o piccoli esperimenti scientifici.

Le attività possono prendere spunto dal kit di campionamento di ECHO o dal laboratorio didattico SoiLab for Teens, lasciando ampio spazio alla creatività e all’interpretazione personale. Scaricabile gratuitamente dal sito del progetto, SoiLab for Teens trasforma il suolo da argomento teorico a esperienza concreta attraverso giochi, esperimenti e schede che promuovono un apprendimento partecipativo e interdisciplinare.

Le minacce al suolo e la strada da percorrere

Molte delle minacce che gravano sul suolo derivano dalle attività umane: dalla trasformazione di terreni agricoli e naturali in edifici e superfici impermeabili, ai sistemi di coltivazione intensivi che ne compromettono la salute. «Il suolo non dovrebbe mai essere lasciato spoglio: senza copertura vegetale è molto più vulnerabile al vento e alle piogge intense», osserva Tanja Mimmo.

Dopo la conclusione della raccolta dei dati, il progetto proseguirà fino all’aprile 2027 con una fase dedicata al confronto sulle politiche per la salute del suolo. Tra gli appuntamenti previsti figura anche un workshop sulle policy, in programma a novembre 2026 durante la European Mission Soil Week di Dublino.

Parallelamente, i ricercatori vogliono capire se l’esperienza diretta con ECHO possa lasciare un segno duraturo: creare un legame emotivo con il suolo, modificarne la percezione e incoraggiare l’adozione di pratiche più sostenibili.

In fondo, l’ambizione di ECHO è proprio questa: invitarci a guardare il suolo non come uno sfondo, ma come un ecosistema vivo di cui anche noi siamo parte. E per farlo non serve andare lontano: basta il terreno di un giardino, di uno spazio urbano o di un bosco a noi caro. Un modo per conoscere meglio anche questi suoli, dove oggi mancano ancora molte informazioni.

Al progetto oltre alla Libera Università di Bolzano-Bozen, partecipano il consorzio Re Soil Foundation, l’Università di Hohenheim, l’associazione FCiências.ID, l’Università di Lisbona, l’Università di Bologna, il James Hutton Institute, l’Università della Finlandia Orientale, l’American Farm School, l’Università Stefan Cel Mare Suceava e l’Università di Extremadura. Oltre alle imprese Solutopus, Plantpress, Quanta Labs e Ambienta e alla Fondazione Ibercivis.