Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, entrambi i blocchi dei Paesi vincitori, i Paesi a economia di mercato e i Paesi socialisti, hanno posto in primo piano, anche se per diverse finalità, il medesimo obiettivo: la crescita economica e lo sviluppo. L’obiettivo per i primi era la realizzazione di un ordine economico internazionale basato sul libero mercato. Per i Paesi del blocco socialista era la realizzazione della futura società socialista. È stato un obiettivo che ha coinvolto governi e centri industriali e finanziari basato sulla fiducia nelle inesauribilità delle risorse naturali, nell’illimitata possibilità del progresso scientifico e dell’innovazione tecnologica. Nel blocco dei Paesi occidentali sono stati istituiti il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) che diverrà poi Organizzazione Mondiale del Commercio.
Era una situazione nella quale non sembrava esserci spazio per l’ambiente e la sua tutela.
Eppure, in meno di vent’anni Silent Spring di Rachel Carson segna l’impetuosa nascita del movimento ambientalista: l’opinione pubblica, sia pur quella limitata agli Stati industrializzati, diviene per la prima volta consapevole delle responsabilità dell’essere umano nel degradare l’ambiente e nel porre in pericolo la salute della collettività. Anche in Italia, ricorda Giorgio Nebbia, uno dei nostri più importanti ambientalisti, improvvisamente moltissime persone aprirono gli occhi sui pericoli a cui erano esposte nella loro vita e nella loro salute. Poi, nel dicembre del 1967 la Svezia propone l’organizzazione di una conferenza mondiale sul deterioramento dell’ambiente e nel dicembre dell’anno seguente l’Assemblea generale delle Nazioni unite approva la Conferenza sull’ambiente umano da tenersi nel 1972: un anno dopo la Conferenza è localizzata in Svezia, lo Stato promotore dell’iniziativa. Da allora l’ambiente è divenuto l’oggetto di una grande quantità di discipline scientifiche, tra cui biologia, chimica, medicina, epidemiologia, scienze naturali, economia, e poi meteorologia e scienze climatiche; di discipline umanistiche, economiche, politiche, sociali e giuridiche. A livello internazionale c’è stata l’esplosione delle organizzazioni non governative, ONG (o NGO nel mondo anglosassone): operano attualmente nel settore dell’ambiente 560 organizzazioni non governative riconosciute dalle Nazioni Unite, oltre a molte altre che ancora non hanno il riconoscimento ufficiale. Erano 17 alla fine degli anni Sessanta.
Ma quali eventi hanno preparato il terreno per questo successo? Che cosa è successo tra la fine della guerra e la nascita ufficiale dell’ambientalismo segnata dalla pubblicazione del libro di Rachel Carson?
Come spesso accade, le origini di un movimento politico, artistico, filosofico o culturale sono il frutto di iniziative, eventi, momenti che hanno contribuito alla sua affermazione, anche se poi solo alcuni ne ricevono il merito o divengono il simbolo della loro nascita. Questo perché è difficile individuare i precisi momenti o gli specifici eventi che, talvolta inconsapevolmente, hanno svolto un ruolo. Questo vale anche per la storia dell’ambiente.
Infatti, mentre l’obiettivo era la crescita economica e l’ambiente era considerato al più come un contenitore di beni da sfruttare, proprio in quegli anni si avvia la storia moderna dell’ambiente e dell’ambientalismo (per riprendere il termine onnicomprensivo anglosassone environmentalism): una storia collettiva, costruita da iniziative che spesso hanno agito in modo indipendente le une dalle altre: scienziati di varie discipline, economisti, giuristi, associazioni e organizzazioni ambientaliste che coinvolgeranno in breve tempo organizzazioni internazionali, stati nazionali, centri di potere politico, accademico e militare.
Senza nessuna pretesa di completezza indico cinque di questi eventi.
Il movimento antinucleare
1946. Il movimento antinucleare: negli anni Settanta e Ottanta gli obiettivi della protesta contro l’utilizzo dell’energia nucleare saranno ripresi e raccolti dai movimenti ambientalisti (si veda per esempio Marco Giugni, Mobilitazioni su ambiente, pace e nucleare).
L’origine del movimento è l’Emergency Committee of Atomic Scientists fondato da Albert Einstein e da Leó Szilárd con lo scopo di mettere in guardia l’opinione pubblica mondiale dei pericoli associati allo sviluppo delle armi nucleari. Il Comitato opera per alcuni anni producendo materiale promozionale e uno dei primi film girato per illustrare come poteva essere una guerra nucleare totale. I suoi obiettivi sono ripresi nel luglio del 1955 dal Manifesto con il quale Bertrand Russell e Albert Einstein (che sarebbe morto pochi mesi dopo), unitamente ad altri scienziati, si rivolgono all’opinione pubblica e avvertono dei pericoli connessi con il proliferare delle armi nucleari (il testo del Manifesto è disponibile qui). Il Manifesto rappresenta un punto di svolta; gruppi e associazioni contro il nucleare cominciarono a formarsi quasi ovunque e organizzano le prime manifestazioni negli Stati Uniti, in Giappone, in India e in Europa. Nel 1958 è lanciata in Gran Bretagna la Campaign for Nuclear Disarmament (il cui simbolo è divenuto il noto segno della pace). Poi, nel 1961 un’organizzazione di donne, Women Strike for Peace, organizza una imponente manifestazione in 60 città, cui partecipano oltre 50.000 donne per la messa al bando delle armi nucleari: è la più grande manifestazione di donne del XX secolo.
Queste iniziative, scaturite dal Comitato e poi dal Manifesto, mettono in moto un rivolgimento del modo di concepire la funzione della scienza e il rapporto con il potere. Ai valori dello sviluppo industriale e dell’espansione dei consumi comincia a contrapporsi il rifiuto degli effetti negativi indotti dalle innovazioni tecnologiche e, più in generale, di scelte imposte dall’alto senza tenere conto degli interessi e della volontà dei destinatari. Si incrina anche la fiducia nel progresso che, attraverso le conoscenze acquisite nella chimica, nella fisica, nella medicina e poi nella biologia e nella genetica, aveva creato un mondo completamente diverso da quello esistente nel secolo precedente. Sono le premesse per l’affermarsi dell’ambiente e dell’ambientalismo.
In questo quadro un ruolo particolare spetta ad Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace nel 1952: il 23 aprile 1957 Radio Oslo trasmette la sua Dichiarazione di coscienza contro i test nucleari, ripresa da oltre 140 emittenti in tutto il mondo. Schweitzer parla da medico e da teologo e fonda l’appello sul principio del rispetto per la vita (Ehrfurcht vor dem Leben): la vita umana, quella animale e quella vegetale sono un’unica realtà vulnerabile, e ciò che avvelena l’una avvelena le altre. È l’intuizione che oggi chiamiamo One Health. A dimostrazione del legame tra movimenti antinucleari e ambientalismo, Rachel Carson dedicherà proprio a Schweitzer Silent Spring, con l’esergo «l’uomo ha perduto la capacità di prevedere e prevenire: finirà per distruggere la terra». Il principio di precauzione entra così nella cultura ambientale per la via del movimento antinucleare.
La nascita della IUCN
Il 5 ottobre 1948 a Fontainebleau, in Francia, è costituito l’International Union for the Protection of Nature, IUCN. L’iniziativa è promossa dall’UNESCO, istituita nel novembre del 1945, l’organizzazione delle Nazioni Unite dedicata a sviluppare la cooperazione internazionale nell’educazione, nella scienza e nelle attività culturali, e soprattutto dal suo direttore generale dell’epoca, il biologo Julian Huxley. Alla riunione costitutiva, in rappresentanza del governo italiano, ha partecipato Michele de Tomasso del Ministero della pubblica istruzione, allora competente per le questioni ambientali. La IUCN, insieme all’UNESCO, organizza nel 1949 la prima Conferenza sulla protezione della natura: lì ha compilato il primo elenco delle specie in pericolo che ha condotto alla redazione nel 1964 della Red List of Threatened Species, oggi un punto di riferimento fondamentale per valutare il rischio di estinzione di oltre 40.000 specie (animali e piante).
La IUCN è oggi la più importante organizzazione internazionale in materia ambientale, presente in quasi 100 Stati, collabora con decine di agenzie statali e oltre 800 organizzazioni non governative; alle sue iniziative partecipano circa 15.000 scienziati ed esperti dei vari settori. Il principale obiettivo del lavoro dell’IUCN è quello di «influenzare, incoraggiare e assistere le società del mondo al fine di conservare l’integrità e la diversità della natura e di assicurare che qualsiasi utilizzo delle risorse naturali sia equo ed ecologicamente sostenibile».
L’Anno geofisico internazionale
Nel marzo del 1950, in occasione di un convegno dell’International Council for Science (ICSU), un’organizzazione internazionale non governativa costituita nel 1931 e dedicata alla cooperazione internazionale per l’avanzamento della scienza, alcuni scienziati (non ne conosciamo il nome), propongono di avviare uno studio onnicomprensivo dell’ambiente del pianeta e della sua atmosfera utilizzando le conoscenze e le tecnologie sviluppate negli anni precedenti. La proposta è raccolta dagli scienziati di molti Stati e nel 1952 è costituito all’interno dell’ICSU il Comitato speciale per l’Anno geofisico internazionale (IGY è l’acronimo inglese) sotto la presidenza del geofisico britannico Sydney Chapman. Tra il luglio del 1957 e il dicembre del 1958 all’IGY partecipano oltre settanta Paesi, tra cui l’Italia, numerose associazioni scientifiche internazionali, 30.000 scienziati e 2.000 stazioni e osservatori dislocati su cinque continenti che studiano gli oceani, l’attività solare, il geomagnetismo, la glaciologia, la meteorologia (nell’archivio dell’Istituto Luce sono conservati alcuni filmati della Settimana Incom di Cronache dell’anno geofisico internazionale, visibili anche su Youtube). È inoltre la prima iniziativa che, nel corso della guerra fredda, getta un ponte tra gli scienziati dei due blocchi, avviando un meccanismo di cooperazione in materia di ambiente che, tra alti e bassi, proseguirà nei decenni successivi. Sarà un ponte presto utilizzato dall’OCSE (OECD), l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che sarà allargato anche all’Unione Sovietica e ai paesi dell’Europa orientale. Il più importante risultato sarà nel 1979 l’approvazione del primo accordo vincolante concernente la tutela dell’atmosfera: la Convenzione di Ginevra sulle piogge acide.
Il primo romanzo ecologista
Nel 1956, poco prima dell’avvio dell’Anno geofisico internazionale, appare un romanzo che interseca due temi: i problemi e gli scontri della fine del periodo coloniale nell’Africa francese e insieme la protezione dell’ambiente e le responsabilità dell’essere umano per la conservazione della fauna selvaggia: Les racines du ciel. L’autore è Romain Gary (pseudonimo di Roman Kacev) nato in Lituania, a Vilnius e giunto in Francia con i genitori all’età di tredici anni. Partecipa attivamente alla Resistenza, combatte con De Gaulle e, dopo la fine della guerra, è ambasciatore negli Stati Uniti. Il libro racconta la storia di Morel, un cacciatore pentito che, nell’Africa francese durante gli ultimi anni del colonialismo, si propone di difendere gli elefanti. Non è un compito facile. Morel si scontra con i cacciatori, con i commercianti d’avorio e con le truppe dell’esercito francese inviate per difenderli. Ma non solo. Deve affrontare anche le popolazioni locali che vedono nell’elefante soltanto una grande massa di cibo e un’occasione di guadagnare vendendo l’avorio. E poi si scontra anche con i gruppi indipendentisti che si battono contro il colonialismo: essi vedono negli elefanti il simbolo dell’arretratezza e considerano chi vuole evitarne la caccia e l’estinzione in nome della tutela dell’ambiente un esponente di un nuovo, più insidioso dominio coloniale.
Il libro è considerato il primo romanzo ecologista, un romanzo politico dedicato alla lotta per difendere la natura e gli animali selvaggi che la popolano. Ha un grande successo: vince il premio Goncourt ed è oggetto nel 1958 di un film diretto da John Huston, con Trevor Howard e Juliette Gréco che vince un Oscar nel 1959. Les racines du ciel ha contribuito a salvare migliaia di elefanti e altre specie in pericolo e soprattutto, a diffondere la cultura e gli ideali dell’ambientalismo.
La nascita del WWF
Il 29 aprile 1961 è fondato il World Wildlife Fund, o WWF. A seguito di una serie di articoli pubblicati dal biologo Julian Huxley, primo direttore dell’UNESCO, sul quotidiano inglese The Observer sulla distruzione dell’habitat in Africa, emerse l’idea di creare un’organizzazione dedicata a iniziative per la conservazione della natura, subito appoggiata da Max Nicholson, direttore dell’agenzia britannica Nature Conservancy. Fu costituito un comitato diretto dallo stesso Nicholson per porre le basi per un’organizzazione mondiale dedicata alla raccolta di fondi per finanziare i movimenti conservazionisti. Il logo rappresenta un panda gigante perché: «Volevamo un animale bello, in pericolo, amato da molti nel mondo e riproducibile in bianco e nero per risparmiare sui costi di stampa». La missione del WWF è quella di «bloccare la degradazione dell’ambiente naturale del pianeta e di costruire un futuro in cui l’uomo vivrà in armonia con la natura». L’organizzazione è oggi presente in oltre cento Paesi e si dedica alla tutela delle specie alla lotta alla crisi climatica, per promuovere un futuro sostenibile per il pianeta.
Nel 1961, l’anno in cui è costituito il WWF, Rachel Carson sta intensamente lavorando al suo libro. Ha cominciato nel 1958, quando un esponente di un’associazione che si batte contro l’uso di pesticidi e del DDT sui campi (il Committee Against Mass Poisoning) le scrive per avere il suo sostegno. Rachel decide di approfondire l’argomento. Invierà nel gennaio del 1962 il testo di Silent Spring al New Yorker: sarà pubblicato prima a puntate, poi, alla fine del 1962, come libro. Il 1962 è divenuta la data ufficiale di nascita del movimento ambientalista.





