Nel Regno Unito, dall’inizio della guerra in Iran, eolico e solare hanno generato un record di 21 terawattora di energia, stando a un’analisi di Carbon Brief. Una quantità sufficiente a evitare l’importazione di 41 terawattora di gas, equivalenti a circa 34 navi cisterna di gas naturale liquefatto. Navi che, ai prezzi attuali gonfiati dal conflitto, sarebbero costate circa 1,7 miliardi di sterline.

Nel periodo successivo all’inizio della guerra, eolico e solare hanno generato più del doppio dell’elettricità prodotta dai combustibili fossili. Un ribaltamento storico, visto che un decennio fa i combustibili fossili producevano oltre quattro volte l’energia di eolico e solare messi insieme. E hanno superato i fossili per la prima volta includendo anche un’intera stagione invernale, durante la quale è tendenzialmente il gas a primeggiare.
In questo modo, il prezzo dell’energia è stato fissato meno spesso dal gas, in particolare del 25% a marzo e aprile rispetto agli stessi mesi del 2022. E alcuni investitori, come scrive il Financial Times, hanno ancora una volta capito che la transizione conviene anche solo dal punto di vista economico. Infatti, fondi per le rinnovabili come il colosso dell’eolico offshore danese Ørsted hanno visto le proprie azioni impennarsi del 37% dall’inizio dell’anno. Bank of America ha alzato il rating del titolo a “overweight” (cioè che secondo gli analisti l’asset sovraperformerà), citando esplicitamente la guerra in Medio Oriente come catalizzatore per l’indipendenza energetica europea.
Il mercato dell’energia
Il prezzo dell’energia è comunque stato fissato dal gas, anche se meno spesso per l’appunto. E per di più a prezzi inflazionati. Come noto, infatti, il prezzo dell’energia viene fissato da quello più alto, secondo un impianto concepito quando ancora le rinnovabili non esistevano o quasi, detto anche “pay-as-clear“. L’operatore di sistema ordina i prezzi dell’energia in ordine crescente secondo quanto viene comunicato dai produttori e inizia ad acquistare l’energia partendo da quella più economica a seconda della domanda. Questo idealmente avviene istante per istante, in realtà gli intervalli di tempo durante i quali si decide quanta energia comprare sono di circa un’ora (su questo torniamo dopo).
Questo sistema nasce da una logica: incentivare i produttori più economici a entrare nel mercato, garantendo loro un prezzo remunerativo, ed escludere i più costosi se non ce n’è bisogno. Ora però che le rinnovabili coprono quote crescenti del fabbisogno, il meccanismo produce distorsioni sempre più vistose: un parco eolico che produce a costo zero incassa comunque il prezzo del gas, che può essere cinque o dieci volte superiore. Il consumatore finale paga come se tutta l’elettricità fosse prodotta dall’impianto più costoso in funzione.

Fonte: Joint Research Centre
Tuttavia, anche se potrebbe sembrare iniquo, «il prezzo (all’ingrosso, non al dettaglio) fissato in base al costo marginale di produzione consente di avere un mercato che funziona, inducendo perciò ciascun produttore a offrire sul mercato per la produzione di energia elettrica ciascun suo impianto al costo minimo di produzione», ci dice Giovanni Marin, ordinario di Economia applicata all’Università di Urbino. Che continua sul tema dei guadagni “extra” dei produttori di rinnovabili: «Con questi grandi profitti aumenta l’incentivo ad ampliare la capacità produttiva (o di storage), rendendo sempre più rari i momenti della giornata o dell’anno in cui è il gas a fissare il prezzo. Il tutto senza bisogno di generosi (e costosissimi) sussidi pubblici». E sarebbe anche un segnale per i consumi, perché «negli orari dominati dal gas, è forse meglio ridurre i consumi energetici o spostarli in altri orari». Tra l’altro, i profitti del gas vengono trasferiti alle rinnovabili anche «grazie ai meccanismi del mercato ETS, soprattutto nelle ore di picco della domanda dove il gas fissa il prezzo».
Esiste in ogni caso un noto dibattito su come riformare questo meccanismo, che riemerge ogni volta che ci si trova di fronte a crisi energetiche come quella attuale o quella all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. La Commissione europea, in effetti, ha provato a migliorare i meccanismi di definizione del prezzo dell’energia nell’ambito del Green Deal Industrial Plan. Sia usando contratti a lungo termine per proteggere produttori e consumatori dall’eccessiva volatilità dei prezzi. Sia diminuendo a 15 minuti l’intervallo di tempo entro il quale negoziare l’acquisto dell’energia, rendendo più granulare l’incrocio domanda-offerta pur mantenendo il meccanismo “pay-as-clear“. In questo modo, duranti picchi di produzione eolica o solare, per esempio, sarà più probabile non ricorrere al gas ed evitare di pagare troppo energia prodotta a costi molto bassi.
Un’altra soluzione sarebbe il “pay-as-bid”, cioè dove ogni produttore riceve il prezzo che ha offerto. Soltanto che questa soluzione potrebbe portare a sovrastimare il proprio prezzo per tutelarsi, riducendo la concorrenza. In ogni caso, è giusto che si dibatta.
Conclude Marin: «Il tema degli enormi profitti delle imprese energetiche è un tema che forse rientra più in generale in quello della tassazione dei redditi di impresa, evidentemente troppo bassa in Italia, in Europa e nel mondo in generale».
I record delle rinnovabili
Potrebbe anche darsi che a forza di record le rinnovabili scalzino i fossili e nessuno si ricorderà degli strani meccanismi del mercato dell’energia. Siamo ancora distanti da questo, visto che le fossili coprono l’80% del fabbisogno energetico globale e del 20% restante, è rinnovabile il 15% circa. In ogni caso, i record legati alle rinnovabili sono sempre più frequenti. Nella prima metà del 2025, infatti, le energie rinnovabili hanno superato il carbone nella produzione di elettricità (solo l’energia elettrica, non tutto il settore dell’energia), secondo Ember. E hanno per altro coperto tutta la domanda arrivando a coprirne il 109% (sempre tra gennaio e giugno 2025). Ricordiamo come già nel Sesto Assesment Report dell’IPCC del 2023 si riportava un brusco aumento della diffusione di rinnovabili e un calo repentino dei costi.

Avere più consapevolezza di questi progressi ci sarebbe forse più forza per pretendere azioni ancora più veloci.






