La crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina e l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente hanno rafforzato la consapevolezza che la questione energetica non riguarda soltanto la sostenibilità ambientale. Oggi, le questioni centrali riguardano la sicurezza degli approvvigionamenti e la resilienza delle infrastrutture. Sulla base dei dati pubblicati dai principali organismi internazionali del settore, questa analisi distingue le tecnologie mature, già impiegate su larga scala, dalle soluzioni ancora in fase di sviluppo e dalle prospettive più lontane, che rimangono per ora confinate all’ambito della ricerca.
La domanda energetica globale
L’attuale sistema energetico si è sviluppato nel corso di oltre un secolo attorno ai combustibili fossili. Secondo il Global Energy Review 2026 dell’International Energy Agency, la domanda energetica globale è aumentata dell’1,3% nel 2025, pari a circa 8 exajoule. Petrolio, carbone e gas naturale hanno continuato a fornire oltre 500 EJ di energia primaria, pari a oltre l’80% della domanda energetica mondiale.
Un elemento nuovo riguarda la composizione della crescita. L’elettrificazione assume un ruolo sempre più importante. Nel 2025 la domanda elettrica mondiale è aumentata di circa 849 TWh (+2,8% rispetto al 2024), superando i 31.000 TWh. Si tratta di una crescita superiore a quella della domanda energetica totale, trainata da usi finali molto diversi negli edifici, nell’industria, nei veicoli elettrici e nei data center. Questi ultimi, negli Stati Uniti, secondo l’IEA, hanno rappresentato circa la metà dell’aumento della domanda elettrica nel 2025.
Ancora più rilevante è il modo in cui questa crescita è stata soddisfatta. Il Global Electricity Review 2026 di Ember mostra che nel 2025 la produzione da fonti a basse emissioni è aumentata di circa 887 TWh, a fronte di un incremento della domanda elettrica di 849 TWh. Per la prima volta dal 2020, la generazione da combustibili fossili ha registrato una lieve diminuzione pari a 38 TWh (-0,2% rispetto al 2024). Si tratta di uno dei segnali più significativi emersi nel 2025: l’aumento della produzione da fonti pulite è stato sufficiente a soddisfare l’intera crescita della domanda mondiale di elettricità.
Le tecnologie mature: fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermia e nucleare da fissione
Fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermia e nucleare da fissione costituiscono oggi tecnologie mature, già operative su scala industriale e in grado di contribuire alla produzione di energia e alla riduzione delle emissioni. Il loro ruolo, tuttavia, è diverso per velocità di crescita, programmabilità, costi, disponibilità geografica e integrazione nel sistema elettrico.
Il solare ha coperto da solo circa tre quarti dell’aumento della domanda elettrica mondiale. Secondo Ember, nel 2025 ha raggiunto una produzione di 2778 TWh, con un incremento di 636 TWh rispetto al 2024 (+30%). La capacità solare installata ha continuato a crescere rapidamente, con circa 647 GW di nuove installazioni nel 2025. Si tratta del maggiore aumento annuale mai registrato da una singola fonte elettrica. La Cina ha rappresentato oltre la metà dell’aumento globale sia della capacità sia della generazione solare. Va inoltre notato che nel 2025 il solare ha superato l’eolico a livello globale e si è avvicinato alla produzione nucleare con una generazione mondiale comparabile alla domanda elettrica complessiva dell’Unione Europea.
L’eolico ha registrato il secondo maggiore incremento tra le fonti elettriche, con una crescita di 205 TWh, pari a +8,2%. Insieme, solare ed eolico hanno aggiunto circa 841 TWh di generazione, una quantità quasi pari all’intero incremento della domanda elettrica mondiale.
L’idroelettrico rimane una delle principali fonti rinnovabili in termini di produzione elettrica, ma il suo margine di espansione è più limitato rispetto a solare ed eolico, perché molti siti favorevoli sono già stati sfruttati e i nuovi grandi impianti comportano spesso rilevanti impatti ambientali e sociali. Nel 2025 la produzione idroelettrica globale è rimasta sostanzialmente stabile, con forti differenze regionali: è aumentata in Cina e India, ma è diminuita in Brasile, in Turchia e in alcune aree europee.
La geotermia è una fonte rinnovabile programmabile, disponibile in modo continuo, ma fortemente vincolata alla disponibilità di risorse geologiche favorevoli. Il suo contributo alla produzione elettrica globale resta inferiore all’1%.
Anche il nucleare da fissione rientra tra le tecnologie mature a basse emissioni di carbonio. Per il 2025, l’International Energy Agency (IEA) ha registrato che la produzione nucleare mondiale ha raggiunto il livello più elevato di sempre. Il suo principale vantaggio operativo consiste nella capacità di produrre grandi quantità di elettricità in modo continuo, con elevati fattori di capacità. Rimangono però rilevanti i temi dei costi, dei tempi di costruzione, della gestione dei rifiuti radioattivi e dell’accettabilità sociale.
Accanto ai reattori convenzionali sono in sviluppo gli Small Modular Reactors (SMR) e gli Advanced Modular Reactors (AMR). Queste tecnologie puntano a una maggiore modularità, con componenti realizzati in fabbrica e assemblati in sito, e a potenze più contenute, generalmente comprese tra 10 e 300 MWe per unità (energia elettrica netta immessa in rete).
Gli SMR più maturi miniaturizzano la tecnologia ad acqua leggera oggi impiegata nei reattori convenzionali, con efficienze termiche dell’ordine del 30–34% e un livello di maturità tecnologica generalmente compreso tra TRL 6 e TRL 8 (Technology Readiness Level, scala internazionale da 1 a 9 che misura il grado di sviluppo di una tecnologia). Gli AMR, ancora in una fase di sviluppo meno avanzata (TRL 5–6), comprendono diverse tecnologie di IV generazione, con l’obiettivo di aumentare l’efficienza, migliorare l’utilizzo del combustibile e, in alcune configurazioni, favorire la chiusura del ciclo del combustibile, con possibili benefici nella gestione dei rifiuti radioattivi.
Secondo uno scenario elaborato dalla Nuclear Energy Agency (NEA) dell’OCSE, entro il 2035 potrebbero essere installati fino a circa 21 GWe di piccoli reattori modulari nel mondo. Una capacità equivalente, in termini di potenza complessiva, a quella di circa venti reattori convenzionali della flotta francese, ma distribuita in numerosi moduli di dimensioni inferiori.
Questa prospettiva continua tuttavia a dividere il dibattito scientifico e politico. Tra i principali critici figura anche il Premio Nobel Giorgio Parisi, secondo il quale il ritorno al nucleare rischia di rappresentare una “distrazione” rispetto alle priorità energetiche immediate, quali il potenziamento delle reti elettriche e l’accelerazione della diffusione delle fonti rinnovabili. Parallelamente, resta da verificare la competitività economica di questi sistemi e la loro capacità di rispettare tempi e costi previsti in fase di progetto. Secondo alcuni osservatori, i tempi necessari per una loro diffusione su larga scala potrebbero risultare poco compatibili con l’urgenza della decarbonizzazione.
Accumulo dell’energia, reti e costo del sistema
Fotovoltaico ed eolico producono quando la risorsa naturale è disponibile, non necessariamente quando la domanda è più elevata. Per questo motivo, i benefici associati a queste tecnologie dipendono anche dalla capacità di trasportare, accumulare e gestire in modo flessibile l’energia prodotta. Reti elettriche, sistemi di accumulo e gestione della domanda diventano quindi elementi essenziali della transizione energetica.
Nel 2025 le batterie hanno registrato una forte espansione con un aumento di nuove installazioni di circa il 40%, raggiungendo quasi 110 GW. Una crescita favorita dal rapido calo dei costi, diminuiti del 20% nel 2024 e di un ulteriore 45% nel 2025.
Dove sono presenti condizioni geografiche favorevoli, anche il pompaggio idroelettrico rappresenta una soluzione per l’accumulo energetico di lunga durata. Si tratta di una tecnologia caratterizzata da una lunga vita operativa e da grandi capacità di stoccaggio.
Per applicazioni che richiedono tempi di accumulo ancora più lunghi può essere utilizzato l’idrogeno prodotto mediante elettrolisi. Tuttavia, la catena elettricità-idrogeno–elettricità presenta rendimenti molto inferiori rispetto all’accumulo elettrochimico diretto e richiede infrastrutture dedicate. Per questo motivo, il suo impiego appare vantaggioso nei settori difficili da elettrificare e nell’accumulo stagionale, più che nel bilanciamento quotidiano delle reti.
Energia da fusione: una prospettiva di lungo periodo
La fusione nucleare rimane una delle prospettive scientifiche più ambiziose nel campo dell’energia. Attualmente, la ricerca globale si articola su due approcci principali: il confinamento magnetico e il confinamento inerziale.
Il principale programma internazionale di confinamento magnetico è il progetto ITER, in costruzione a Cadarache, nel sud della Francia. Il progetto coinvolge un consorzio internazionale di 35 Paesi e il suo obiettivo non è immettere elettricità nella rete, ma dimostrare la fattibilità scientifica della fusione a confinamento magnetico su larga scala.
Un’alternativa radicale è rappresentata dal confinamento inerziale, una tecnica che utilizza una potente batteria di laser per colpire e comprimere istantaneamente una minuscola sferetta di combustibile. Questo approccio ha registrato un’accelerazione storica da quando gli scienziati del NIF (National Ignition Facility) negli Stati Uniti sono riusciti per la prima volta a produrre più energia di quanta ne fosse stata immessa dai laser per innescare la reazione.
Va detto comunque che malgrado i progressi scientifici, restano aperte molte sfide tecniche prima di vedere una centrale a fusione nucleare operativa.
Solare spaziale: una possibilità ancora lontana
Un altro possibile sistema di produzione di energia futuribile è quello del solare spaziale, o Space-Based Solar Power, che prevede la produzione di energia tramite grandi impianti fotovoltaici collocati in orbita e la trasmissione verso la Terra dell’energia prodotta mediante microonde o laser.
Il vantaggio teorico consiste nella possibilità di raccogliere radiazione solare quasi continua, senza alternanza giorno-notte e senza i limiti meteorologici degli attuali impianti terrestri. La loro realizzazione richiederebbe il lancio e l’assemblaggio nello spazio di strutture enormi, la gestione della manutenzione orbitale ed elevate efficienze di trasmissione. Si tratta di progetti che al momento rimangono nell’ambito della ricerca.
Gli investimenti
I flussi di capitale mostrano quali soluzioni governi, imprese e mercati considerano oggi più rilevanti per soddisfare la crescita della domanda e rafforzare la sicurezza energetica. Per questo motivo, gli investimenti rappresentano uno degli indicatori più utili per comprendere la direzione della transizione energetica. Secondo il World Energy Investment 2026 dell’International Energy Agency, gli investimenti globali nel settore energetico dovrebbero raggiungere circa 3.400 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente.
Nel complesso, gli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni risultano ormai quasi doppi rispetto a quelli destinati ai combustibili fossili e circa il 60% degli investimenti energetici mondiali è oggi legato al settore elettrico, riflettendo il ruolo crescente dell’elettrificazione nella trasformazione del sistema energetico. Questo cambiamento evidenzia il crescente peso delle tecnologie a basse emissioni e dell’elettrificazione nelle strategie di investimento del settore energetico.
Nel 2026 gli investimenti nelle fonti rinnovabili sono stimati in circa 665 miliardi di dollari. Di questi, circa 365 miliardi riguardano il fotovoltaico. Parallelamente, assumono un’importanza crescente anche le infrastrutture di rete e i sistemi di accumulo. Gli investimenti nelle reti elettriche sono stimati intorno ai 550 miliardi di dollari, mentre circa 100 miliardi dovrebbero essere destinati ai sistemi di accumulo a batterie.
Cosa dicono i dati
La transizione energetica è già visibile nel settore elettrico, dove la crescita del solare, dell’eolico e delle altre fonti a basse emissioni è ormai sufficiente, in molti Paesi, a coprire gran parte dell’aumento della domanda di elettricità, contribuendo a contenere il ricorso ai combustibili fossili. Tuttavia, la trasformazione del mix energetico mondiale è ancora lontana dall’essere completata, poiché petrolio, carbone e gas naturale continuano a rappresentare oltre l’80% del consumo mondiale di energia primaria.
La transizione appare quindi come una complessa trasformazione di sistema, nella quale generazione a basse emissioni, reti, accumuli, elettrificazione e sicurezza degli approvvigionamenti devono procedere insieme. Un processo che richiede scelte pragmatiche, ingenti investimenti e una chiara definizione delle priorità.
Il prossimo decennio sarà decisivo per bilanciare il sostegno alle tecnologie già mature con la ricerca sulle soluzioni di lungo periodo, favorendo al tempo stesso il rapido dispiegamento delle tecnologie già disponibili, essenziali per accelerare la decarbonizzazione e la diversificazione delle fonti energetiche.







