Passata l’emergenza legata all’hantavirus, il tema delle epidemie resta al centro dell’attenzione pubblica, a causa dell’esplosione del caso Ebola. Una riflessione più generale, articolata intorno a quello che è accaduto durante il recente focolaio di hantavirus, consente di mettere a fuoco fenomeni che si possono presentare in qualsiasi emergenza epidemica. La storia della recente epidemia di hantavirus contiene infatti tutti gli elementi che potrebbero essere utilizzati in una esercitazione sul contrasto alle malattie infettive emergenti.
Ricapitoliamola in breve: due turisti fanno una serie di escursioni naturalistiche in zone remote dell’Argentina e poi si imbarcano su una nave da crociera dove viaggiano turisti provenienti da tutto il mondo. Dopo alcuni giorni si ammalano, presentando febbre e sintomi polmonari. Nel giro di circa 15 giorni si manifestano sulla nave 4 casi simili e, successivamente, altri casi fino a un totale di 11, tre dei quali mortali. A questo punto è chiaro che si tratta di un focolaio epidemico, la nave viene fermata in un porto, i passeggeri e parte dell’equipaggio vengono sbarcati, i malati vengono evacuati in diversi ospedali europei. Altri passeggeri vengono posti in quarantena in vari paesi, ma molti sfuggono al tracciamento.
Sembra la descrizione iniziale di uno scoppio pandemico, e ci sono tutti gli elementi perché la pandemia si inneschi: il contatto con animali selvatici in aree remote, la presenza di persone infettate in luoghi chiusi e affollati che facilitano i contatti interpersonali, lo spostamento rapido delle persone potenzialmente esposte in diverse aree del mondo, la difficoltà di tracciamento. Ma fortunatamente il virus non è il candidato giusto per una pandemia. Infatti il responsabile di questo focolaio è il virus Andes, un virus della famiglia delle Hantaviridae, l’unico di questi virus per cui sono stati descritti piccoli focolai epidemici con trasmissione da uomo a uomo, ma questa modalità di contagio ha una efficienza limitata, probabilmente troppo bassa per innescare catene epidemiche diffuse.
Sicuramente ci sono elementi importanti da considerare in questo episodio.
L’incremento delle attività ecoturistiche
Il primo è l’incremento delle attività cosiddette ecoturistiche. Nell’ultimo decennio questa forma di turismo si è molto diffusa, spinta dall’ansia legata ai cambiamenti climatici che presenta alcuni viaggi come l’ultima opportunità di osservare alcuni ambienti naturali (last chance tourism).
Altri due elementi importanti sono la crescente popolarità della fotografia naturalistica e la rapida crescita di crociere polari: il turismo antartico e subantartico da solo è cresciuto più di 10 volte durante questo secolo. Questa crescita dell’ecoturismo è molto significativa dal punto di vista del rischio di acquisizione di malattie da animali selvatici. Infatti, l’ecoturismo spesso comporta il viaggio verso aree remote o rurali con scarsa sorveglianza sanitaria, la vicinanza ai serbatori animali rappresentati da roditori, primati non umani e l’esposizione ad artropodi vettori di malattie.
Inoltre spesso è associato ad attività come il birdwatching che aumentano il rischio di esposizione a particelle derivate dalle deiezioni animali.
Revisioni sistematiche di letteratura hanno dimostrato che c’è un legame tra le attività ecoturistiche e eventi di spillover di infezioni virali, parassitarie e batteriche.
Siccità e precipitazioni intense
Un altro elemento da considerare è l’alternarsi dei periodi di siccità e di precipitazioni abbondanti che può favorire prima lo spostamento delle popolazioni dei roditori al di fuori dei loro areali abituali e poi, con le piogge abbondanti e quindi l’aumento della disponibilità di cibo, la crescita della popolazione. E quindi la probabilità del contatto con le popolazioni umane.
Va notato che proprio l’Argentina ha sperimentato oscillazioni estreme del clima di questo genere.
Sorvegliare le malattie infettive emergenti con approccio One Health
Gli hantavirus sono virus a Rna che possono trasmettersi all’uomo in primo luogo attraverso l’esposizione ambientale a roditori infetti che ne sono il serbatoio naturale. In particolare il ratto pigmeo dalla coda lunga (Oligoryzomys longicaudatus) è il principale serbatoio di Andes. La trasmissione si realizza principalmente attraverso l’inalazione di particelle virali presenti nelle urine, feci o saliva dei roditori. Nell’uomo questi virus causano due malattie gravi: la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), causata da virus di questa famiglia presenti in Europa e Asia, e la Sindrome cardiopolmonare (HCPS), o Sindrome polmonare da hantavirus, causata dai virus presenti nelle Americhe. La letalità della HFRS varia dallo 0,1% al 12 % a seconda del virus in causa, mentre la letalità della Sindrome polmonare può raggiungere il 45%.
Il virus Andes è uno dei virus responsabili della Sindrome polmonare ed è l’unico per il quale è stata ben documentata la trasmissione da persona a persona. In particolare è stato studiato un focolaio verificatosi tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 in Argentina che ha causato 34 infezioni confermate e 11 decessi. Il contagio era partito da una persona che aveva contratto l’infezione da un animale e si era amplificato nel corso di una festa a Epuyènne nella provincia di Chubut in Patagonia. La catena di contagio si è interrotta alla quarta generazione e l’analisi di questo e di altri eventi ha dimostrato che il contagio interumano richiedeva contatti stretti e prolungati. E, d’altra parte, ha anche mostrato la bassa probabilità del mantenersi del contagio interumano e quindi di dare il via a epidemie di maggiori dimensioni.
Questi episodi dimostrano comunque la necessità di creare sistemi di sorveglianza delle malattie infettive emergenti che adottino un approccio One Health e cioè che integrino dati di sorveglianza umana, animale e ambientale.
In questo episodio, la capacità dell’Oms di coordinare la risposta a livello internazionale è stata limitata e ciò è stato anche un effetto del crollo dei finanziamenti e dell’apporto tecnico-scientifico dovuti al ritiro degli Stati Uniti che avevano un ruolo fondamentale nelle crisi precedenti e che, in questo caso, è stato in parte vicariato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc).
Aumentare la consapevolezza dei rischi
Un altro ambito di intervento dovrebbe essere rivolto ad aumentare la consapevolezza dei rischi che si corrono viaggiando in aree remote e della necessità quindi di riportare immediatamente la comparsa di sintomi in relazione a questi viaggi.
Infine va ricordato che ad oggi non esiste una terapia per queste infezioni virali ed è quindi un campo importante della ricerca clinica da sviluppare, in particolare per quanto riguarda gli antivirali, l’immunoterapia e le terapie antiinfiammatorie.







