Le cosiddette nicotine pouches sono piccole bustine bianche simili a quelle del tè (all-white o white pouches nei mercati anglosassoni), disponibili in vari gusti e aromi, più economiche delle sigarette tradizionali (con un costo in media inferiore del 15-20%), poco ingombranti (si portano in tasca o in borsa), si consumano come una caramella posizionandole tra il labbro superiore e la gengiva. E sono probabilmente il fenomeno di mercato più esplosivo degli ultimi anni per quanto riguarda il consumo del tabacco e dei prodotti con nicotina.
Dalla Svezia a TikTok
Le nicotine pouches sono l’evoluzione biologica e commerciale di una tradizione svedese antichissima, lo snus, tabacco umido in polvere per uso orale, con la differenza che non contengono tabacco, ma solo nicotina e spesso di sintesi. Grazie allo snus la Svezia è diventata il Paese europeo con la più bassa percentuale di fumatori di sigarette (circa il 5%) e i più bassi tassi di tumore al polmone.
Nel 1992 tuttavia l’Europa, preoccupata per quella che era comunque una dipendenza da nicotina e per i rischi per la salute orale, ha messo al bando lo snus in tutti gli stati membri. Tuttavia nel 1995 la Svezia, entrata nell’Unione Europea, ha ottenuto una deroga speciale per mantenere il suo prodotto nazionale.
Forse a partire dall’esperienza svedese, negli anni 2000 ecco la grande intuizione delle multinazionali del tabacco. Cavalcando la parola d’ordine della “riduzione del danno” i tecnici dell’industria estraggono la nicotina direttamente dalla pianta del tabacco, la purificano fino a ridurla in sali di nicotina cristallini e la uniscono a una base di fibre vegetali (cellulosa microcristallina), aromi e dolcificanti. Nascono i sacchetti di nicotina su grande scala.
La vera svolta avviene nel 2014, quando l’azienda svedese Swedish Match lancia negli Stati Uniti e in alcuni mercati pilota un marchio che diventerà un fenomeno globale: Zyn.
Essendo privi di tabacco, i sacchetti di nicotina, non rientrano nel bando europeo dello snus. Nel 2022, il colosso Philip Morris International acquista la Swedish Match per l’astronomica cifra di 16 miliardi di dollari. Inizia la distribuzione su scala globale, grazie allo spostamento della vendita sui canali sociali. Su TikTok e Instagram esplode il fenomeno dei “Zynfluencer”, completando la transizione del prodotto da “sostituto del fumo” a “lifestyle pod”. Nello stesso anno, le nicotine pouches vengono legalizzate in Italia grazie al decreto Milleproroghe, per entrare in commercio l’anno successivo.
La nicotina e il cervello adolescente
«Le bustine di nicotina non devono essere considerate privi di rischi», si legge nel primo rapporto ufficiale dell’OMS dedicato alle nicotine pouches, pubblicato a giugno 2025. Da 1,5 mg per i formati mini a 6-11 mg per quelli regular e anche oltre nei mercati non regolati, è questo il contenuto di nicotina per singolo sacchetto, contro un assorbimento sistemico di 1-1,5 mg per una sigaretta tradizionale. Alcuni prodotti vengono venduti in più livelli di potenza commercializzati per “principianti”, “avanzati” ed “esperti”, con quantità di nicotina dichiarate fino a 150 mg o con concentrazioni superiori a 50 mg/g (oltre 10 volte la forza delle terapie sostitutive approvate).
La nicotina è una sostanza naturale contenuta nelle foglie di tabacco, un alcaloide stimolante, psicoattivo, che dà dipendenza e assuefazione. È un meccanismo difensivo per la pianta ed è tossica per tutti gli invertebrati. Ad alte dosi lo è anche per i mammiferi, agendo prevalentemente sul sistema nervoso autonomo e sulla muscolatura liscia, con effetti soprattutto sul sistema cardiovascolare, sia sul breve che sul lungo termine. Assunta per via inalatoria o attraverso la mucosa orale, raggiunge rapidamente il cervello, dove si lega ai recettori nicotinici. Qui vengono rilasciate dopamina, norepinefrina, endorfine, serotonina, che hanno un effetto eccitante e di miglioramento sul tono dell’umore. Così come l’effetto è a rapida insorgenza, è anche a rapida defervescenza, alimentando il fenomeno dell’assunzione, dell’assuefazione e della dipendenza.
Questo è ancor più vero nel cervello dell’adolescente ancora in formazione, fisiologicamente caratterizzato da un’iperattività del sistema dopaminergico e da una contemporanea immaturità della corteccia prefrontale (area deputata al controllo degli impulsi). Inoltre, dal momento che la maturazione cerebrale in termini di sostanza grigia e sostanza bianca, continua fino a oltre i vent’anni, l’uso di sostanze durante questo periodo può avere effetti specifici sullo sviluppo e sull’organizzazione neuronale.
Trend passeggero o nuova epidemia?
«Difficile prevederlo» afferma Silvano Gallus, responsabile del Laboratorio di ricerca sugli stili di vita presso l’Istituto Mario Negri di Milano, «certamente il trend è preoccupante, soprattutto se vediamo quello che è successo negli Stati Uniti e che sta succedendo in Svezia». Secondo i dati della Tobacco Free Initiative dell’OMS, sono 23 miliardi le unità di nicotine pouches vendute a livello globale nel 2024, con un incremento superiore al 50% rispetto all’anno precedente, per un introito stimato di 7 miliardi di dollari.
Uno studio recente, condotto in quattro Paesi (USA, Canada, UK, Nuova Zelanda) tra il 2022 e il 2024, ha documentato ovunque un aumento di prevalenza nella popolazione tra i 16 e i 19 anni e tra i 20 e i 29 anni.
Le principali motivazioni riportate sono la curiosità, il divertimento, la facilità di utilizzo, la minor percezione del danno.
In Italia, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità (ISS) e dell’European School Survey Project on Alcohol and other Drugs (ESPAD), la stima è di 170.000 ragazzi tra 15 e i 19 anni che hanno provato le pouches almeno una volta (4% degli studenti), di cui 130.000 dichiarano di averli utilizzati nell’ultimo anno (con un consumo più che raddoppiato) e 70.000 si sono dichiarati attivi nell’ultimo mese. In incremento significativo anche il numero di consumatori duali e di policonsumatori, che sperimentano e utilizzano in modo combinato diverse tipologie di prodotti a base di tabacco e nicotina (sigarette tradizionali, e-cig, prodotti a tabacco riscaldato e bustine). Nel 2025 i policonsumatori erano il 45,5% tra gli studenti delle scuole medie e il 70,7% tra gli studenti delle scuole superiori, con valori raddoppiati rispetto al 2022.
Vinayak Mohan Prasad, responsabile dell’Unità “No Tobacco” dell’OMS commenta: «I giovani sono presi di mira intenzionalmente. Aromi, confezioni accattivanti e marketing ingannevole vengono utilizzati per far apparire alla moda prodotti altamente assuefacenti e dannosi, Il risultato è un ciclo di dipendenza che minaccia di vanificare anni di progressi nella lotta al tabacco».
Gallus aggiunge «C’è una totale assenza di controllo, sia nella vendita che nel consumo. La vendita è teoricamente vietata ai minorenni, che sono invece i principali consumatori. L’industria del tabacco sostiene che siano presidi utili per far smettere di fumare, ma in realtà il marketing e i canali utilizzati sono indirizzati prevalentemente se non esclusivamente a una popolazione giovanile, vergine da fumo e che probabilmente non avrebbe mai fumato. È importante capire inoltre che il passaggio alla sigaretta elettronica o tradizionale è quasi scontato, se non immediato».
Il caos normativo sulle nicotine pouches
Facile accesso online, assenza di tracciamento, controlli sull’età deboli o inesistenti, nessuna regolamentazione specifica né tassazione dedicata, marketing e packaging accattivanti (colori, aromi, estetica social friendly), ma soprattutto messaggi fuorvianti circa l’innocuità del prodotto e la riduzione del danno rispetto ai prodotti tradizionali. Tutte tematiche inserite nella revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco (TPD) e della Direttiva sulle accise (TTD) che includono per la prima volta le nicotine pouches e su cui già si stanno affilando i coltelli tra i Paesi che sostengono politiche più o meno restrittive (sullo sfondo i profili delle lobby). Come afferma Prasad: «L’uso delle bustine di nicotina si sta diffondendo rapidamente, mentre la regolamentazione fatica a tenere il passo. I governi devono agire con misure di salvaguardia solide e basate su dati scientifici». Sono 160 i Paesi, inclusa l’Italia, in cui manca una regolamentazione specifica, lasciando ampi vuoti normativi.
La Svezia sostiene che grazie allo snus è diventata il Paese europeo con la più bassa percentuale di fumatori di sigarette (circa il 5%) e i più bassi tassi di tumore al polmone. Anche il Regno Unito adotta una delle politiche più favorevoli al mondo per le alternative senza combustione, considerandole un importante strumento medico di cessazione, incoraggiando i fumatori adulti a passare alle sigarette elettroniche (vapes) o ad altri prodotti a nicotina. Parallelamente, il governo ha approvato una storica legge che vieta permanentemente la vendita di tabacco e prodotti a base di nicotina a chi è nato a partire dal 1 gennaio 2009, per creare una “generazione senza fumo”.
La Francia mantiene una linea molto rigida, concentrandosi principalmente sulla prevenzione dell’iniziazione alla nicotina, specialmente tra i giovani, considerata una sostanza tossica a prescindere dal veicolo di assunzione Per questo motivo, le nicotine pouches sono state totalmente bandite, anche riguardo il possesso e l’importazione, con pene severissime che includono i turisti. Questo divieto ha generato un forte scontro diplomatico e commerciale con la Svezia.
In questo caos normativo, nell’arco di 20 anni l’Italia è precipitata dall’8° al 32° posto nelle classifiche europee sul controllo del tabagismo, secondo la Tobacco Control Scale (TCS), cioè lo strumento che misura ogni due o tre anni i progressi fatti dai vari Paesi europei nel controllo del tabacco, valutando otto politiche chiave raccomandate dalla Banca mondiale e dalla Convezione quadro dell’OMS.
Ebbene, negli ultimi tempi, sottolinea l’Alleanza per un Italia senza tabacco, il nostro Paese si segnala, purtroppo, per la scarsa regolamentazione dei nuovi prodotti a base di tabacco e nicotina, per la tassazione inadeguata e zero investimenti in campagne informative efficaci. Se nel 2005 grazie alla Legge Sirchia, siamo stati tra i pionieri del divieto al fumo nei luoghi pubblici, nel marzo 2025, due studentesse tredicenni di Ferrara sono state ricoverate per una sindrome da intossicazione nicotinica (le cui principali manifestazioni sono cefalea, vertigini, vomito, tachicardia), a seguito di assunzione di nicotine pouches a scuola.
Diverse società scientifiche di sanità pubblica stanno correndo ai ripari e hanno dato vita a un Manifesto che sollecita le autorità nazionali a impegnarsi in una strategia a lungo termine di “fine corsa” (endgame) per il tabacco in Italia, in grado di portare la prevalenza di fumatori al di sotto del 5% nell’arco di 20-25 anni, allineandosi all’ambizioso piano globale e comunitario che mira a creare una “generazione libera dal tabacco” (Tobacco Endgame 2040).
L’idea di una strategia di endgame sta maturando e viene ripetutamente proposta da più parti. Alcuni Paesi hanno già elaborato proprie strategie, e anche fissato la data dell’endgame: la Nuova Zelanda e l’Irlanda nel 2025, la Scozia nel 2034, la Finlandia nel 2040. Altri Stati si stanno muovendo in questa direzione come l’Australia, l’Uruguay e il Canada.
La nuova sfida per la salute pubblica
È la prima volta che l’OMS prende una posizione così netta e globale su questi prodotti specifici, chiedendo ai governi di intervenire urgentemente. Le stesse tematiche sono state anche il fulcro della decima European Conference on Tobacco or Health (ECToH), svoltasi a Milano il 20 maggio, dal titolo “Nicotine-Free Spaces for Healthier Cities”.
Gallus, in veste di presidente del Comitato scientifico ECToH, nel suo discorso di apertura ha ribadito la necessità di estendere le politiche di controllo non solo alle sigarette tradizionali, ma a tutte le forme di dipendenza da nicotina. Juha Pekka Turunen, presidente delle European Cancer Leagues (ECL), che ha ideato e promuove l’evento da 10 anni, ha ribadito «Ci troviamo di fronte a sfide nuove e in continua evoluzione. La rapida comparsa di nuovi prodotti a base di nicotina, unita al cambiamento delle modalità di consumo, rende il nostro lavoro più urgente che mai».
Nel corso dell’evento è stata più volte sottolineata la necessità di rendere le nostre città ambienti che promuovano attivamente la salute, il benessere e la sostenibilità. È fondamentale pulire i nostri spazi urbani (scuole, parchi, strade, mezzi pubblici) dal tabacco, dalla nicotina e dai nuovi prodotti emergenti.






