Nel dibattito pubblico sulla scienza si sente spesso parlare di sfiducia crescente, di “crisi della fiducia” e di un pubblico sempre più distante o ostile rispetto alle istituzioni scientifiche. I dati dell’indagine 2026 dell’Osservatorio Scienza, Tecnologia e Società di Observa raccontano un quadro differente. La ricerca, condotta a febbraio 2026 su un campione rappresentativo della popolazione italiana, mostra livelli alti di fiducia verso la scienza e il sistema sanitario, con differenze significative a seconda del soggetto considerato.
Fiducia nella scienza: un quadro stabile
Il 92% degli italiani dichiara di avere fiducia nella scienza in generale, il 91% negli scienziati e l’88% nelle istituzioni di ricerca. Sono percentuali che si mantengono su livelli simili nelle rilevazioni precedenti e che smentiscono l’idea di una crisi generalizzata di credibilità scientifica. In prospettiva storica, il cambiamento è anzi positivo: se nel 2009 il 59% degli italiani riteneva che solo la scienza potesse fornire risposte affidabili sulla natura dell’essere umano e sul suo posto nell’universo, nel 2026 questa convinzione è condivisa da oltre otto persone su dieci.
Non mancano però alcune tensioni. Il 67% degli italiani ritiene che la scienza e la tecnologia cambino troppo velocemente il modo di vivere, dato in calo rispetto al 70,2% del 2017, anche se ancora maggioritario. Il 51% pensa che la religione ponga dei limiti alla libertà dei ricercatori, mentre il 36% attribuisce a scienza e tecnologia una quota di responsabilità per i problemi ambientali. Sono posizioni che indicano un rapporto né “scientista” né “antiscientifico”, ma critico: si riconoscono i limiti del progresso senza trasformarli in sfiducia di fondo. Più che assenza di fiducia, si tratta di una fiducia condizionata.
Un dato merita attenzione specifica: la fiducia scende al 55% quando riguarda gli esperti che intervengono pubblicamente in televisione o sui social media, oltre trenta punti in meno rispetto alla fiducia nella scienza in generale. Un dato in continuità con le rilevazioni passate, che suggerisce come la visibilità mediatica non si traduca automaticamente in credibilità. È un segnale che vale la pena raccogliere per chi si occupa di comunicazione scientifica: la spettacolarizzazione della scienza e la comunicazione molto centrata sul personaggio adottata da diversi esperti pubblici — particolarmente evidente durante la pandemia — sembra infatti produrre l’effetto opposto a quello desiderato.

Figura 1: Fiducia nella scienza e negli scienziati (n=1.003). Fonte: Observa, Osservatorio Scienza, Tecnologia e Società, 2026.
Fiducia nel sistema sanitario: il medico di base e il farmacista più credibili del Ministero
Nella rilevazione di Observa sono stati misurati anche la fiducia degli italiani verso il personale e le istituzioni sanitarie. Medici specialisti e medici di base raccolgono rispettivamente l’87,6% e l’82,3% di fiducia (somma delle risposte “abbastanza” e “molta”), seguiti da università e istituti di ricerca (87,2%) e da aziende sanitarie e ospedali (78,1%). Tra i soggetti che godono di meno fiducia troviamo le compagnie assicurative (solo il 32,3% si dice abbastanza o molto fiducioso) e le aziende farmaceutiche, verso cui gli italiani sono divisi quasi esattamente: il 49,9% nutre abbastanza o molta fiducia, il 50,2% per nulla o poca.
Colpisce la posizione del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, che si fermano al 76,6%: un’istituzione che in passato era considerata il punto di riferimento più credibile tra le organizzazioni pubbliche oggi si trova superata da università, ospedali e, con un dato che merita attenzione, dai farmacisti, indicati come figura di riferimento affidabile da più di sette italiani su dieci. Ci si fida di più di chi si conosce, di chi si vede e di chi risponde alle domande quotidiane.

Figura 2: Fiducia nel personale e nelle istituzioni sanitarie (n=1003). Fonte: Observa, Osservatorio Scienza, Tecnologia e Società, 2026
Comunicare la scienza e la medicina
Letti insieme, questi dati offrono alcuni spunti di riflessione per chi si occupa di comunicazione della scienza e della medicina. In primo luogo, invitano a usare con più cautela l’espressione “crisi della fiducia”. La fiducia degli italiani verso la scienza e il sistema sanitario è infatti generalmente alta e stabile. In secondo luogo, quello che i dati mostrano è piuttosto un quadro articolato, in cui la fiducia varia rispetto al modo in cui i cittadini entrano in contatto con la scienza e con la medicina: ci si fida di più della scienza in generale che degli scienziati che la rappresentano sui media, del medico che si visita in presenza rispetto al ministero con cui si ha un rapporto burocratico, dell’ospedale di riferimento rispetto alla compagnia assicurativa. Infine, i dati suggeriscono che prossimità e coerenza comunicativa contino più della visibilità mediatica: per aumentare la fiducia del pubblico, vale la pena investire nella qualità del rapporto diretto.






