Quante volte ci capita di vedere una chiocciola su un cartello stradale, immobile sotto il sole estivo, chiedendoci da dove sia arrivata e come faccia a resistere alle alte temperature? Altre volte, invece, capita di non vederle affatto: ce ne accorgiamo solo troppo tardi, tornando a casa la sera, quando un passo distratto produce un suono secco sotto la scarpa.
Eppure, da piccoli, bastava poco per notarle: dopo la pioggia le raccoglievamo nei giardini, le osservavamo uscire lentamente dal loro guscio, incuriositi dal loro corpo molle o seguivamo le loro scie argentate domandandoci dove fossero dirette.
Perché chiocciole e lumache sono specie a rischio
Piccole, lente e spesso ignorate, chiocciole e lumache sono presenze familiari quanto invisibili. Appartengono a uno dei gruppi di invertebrati più minacciati al mondo: su oltre 800 estinzioni animali documentate dal 1500 a oggi, circa il 40% riguarda i molluschi, nella quasi totalità specie terrestri o d’acqua dolce. Le cause della loro diminuzione sono molteplici e in gran parte legate alle attività umane, in primis la distruzione degli habitat e l’introduzione di specie aliene.
Negli ambienti acquatici l’inquinamento da pesticidi, le immissioni di predatori alloctoni (come alcuni pesci e il gambero rosso della Louisiana) e le modifiche degli argini fluviali rappresentano i principali problemi. In ambiente urbano a minacciare i molluschi contribuiscono l’inquinamento e le stuccature dei muri, che riducono la disponibilità di rifugi.
A questi fattori si aggiunge il cambiamento climatico con prolungati periodi di siccità e temperature più alte.
Eppure, questi organismi hanno un ruolo ecologico fondamentale negli habitat urbani e naturali. Contribuiscono alla decomposizione della materia organica, nutrendosi di foglie morte, funghi e detriti e accelerando così il riciclo dei nutrienti nel suolo. Arricchiscono inoltre il terreno di sostanze essenziali, favorendone la fertilità, oltre a rappresentare una risorsa alimentare per numerose specie. Persino le loro conchiglie vuote possono diventare rifugio per altri organismi.
Proprio per la loro sensibilità alle condizioni ambientali, questi molluschi sono considerati ottimi bioindicatori ambientali.
Cos’è il progetto CLIC! Chiocciole Lumache in Città
Ma come rendere visibili specie così poco carismatiche e trasformarle in protagoniste delle nostre esplorazioni urbane? È ciò che prova a fare il progetto di citizen science CLIC! Chiocciole Lumache in Città, promosso dal Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici in collaborazione con l’Università di Siena e NBFC, dimostrando come la scienza partecipata possa cambiare il nostro sguardo verso animali spesso poco considerati o ritenuti dannosi per l’agricoltura.Nato nel 2020 e diffuso su scala nazionale, CLIC! mira a monitorare la distribuzione delle specie di molluschi terrestri in città, individuare popolazioni non ancora note e studiare fenomeni come gli effetti della crisi climatica e l’introduzione di specie alloctone.
«Il progetto nasce sia dal desiderio di coinvolgere attivamente i cittadini nella ricerca attraverso la citizen science, seguendo l’esempio di altri musei di storia naturale, dall’altro quando è nato, nel 2020, voleva mantenere un contatto con il pubblico durante la pandemia, offrendo un modo semplice per riconnettersi con la natura», racconta Andrea Benocci, malacologo e curatore del Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici.
Come partecipare con la piattaforma iNaturalist
La città è un mosaico di habitat: giardini, parchi, orti, muretti, aree residenziali e piccoli corsi d’acqua favoriscono la presenza di numerose specie di molluschi. I cittadini possono contribuire al progetto CLIC! in due modi: caricando le proprie osservazioni fotografiche sulla piattaforma iNaturalist.org oppure aiutando gli esperti a identificare e validare le segnalazioni degli altri partecipanti. Per facilitare questo processo sono stati sviluppati materiali di supporto, come un pieghevole informativo e delle “figurine malacologiche” che illustrano alcune delle specie più comuni presenti in ambiente urbano.
Per una corretta identificazione è importante fotografare gli esemplari da più angolazioni: dall’alto, lateralmente e, se possibile, anche dal lato ventrale.
Bisogna aguzzare la vista perché non sempre è facile individuarli: si passa infatti da chiocciole che possono raggiungere i cinque centimetri di diametro a lumache lunghe appena pochi millimetri, spesso difficili da osservare a occhio nudo. «Alcune, chiamate semi-lumache» spiega ancora Benocci «possiedono una conchiglia troppo piccola per contenere completamente il corpo, mentre in altre la conchiglia nel corso dell’evoluzione si è progressivamente ridotta, fino a rimanere nascosta all’interno del mantello, appena visibile in controluce».
Le specie più avvistate nelle città italiane
Ad oggi sono state registrate 2.228 osservazioni, per un totale di 118 specie segnalate da 342 utenti.
Le più fotografate sono soprattutto esemplari di dimensioni medio-grandi, più facili da individuare anche in città.
C’è la chiocciola papillare italiana, spesso osservata in gruppi sui muri assolati, la limaccia gialla, attiva soprattutto nelle ore serali e dopo la pioggia, oppure la chiocciola vellutata europea, riconoscibile per il sottile rivestimento peloso della conchiglia e comune sulle vecchie mura e nei giardini umidi. Non mancano poi le chiocciole fasciate mediterranee e le chiocciole zigrinate, facilmente incontrabili lungo sentieri, muretti e aree verdi urbane.
«Tra le segnalazioni più interessanti ci sono specie endemiche poco diffuse come Cochlostoma alleryanum o Murella scabriuscula e molluschi introdotti accidentalmente dall’uomo come le lumache Ambigolimax valentianus e Arion sp.» spiega Benocci. «Un’osservazione registrata da un cittadino a San Gimignano ci ha persino permesso di individuare una nuova popolazione introdotta di Marmorana serpentina, specie originaria dell’area sardo-corsa.» Questo gruppo di animali viene accidentalmente trasportato in nuovi areali principalmente tramite il commercio e lo scambio di piante sia per uso alimentare sia ornamentale o il trasporto di materiale da costruzione come le pietre, al punto che alcuni molluschi ormai diffusi in tutti i continenti vengono anche definiti come “travelling snails”. «Sebbene si sia visto come queste introduzioni possano causare implicazioni ecologiche ed economiche importanti in molti ambienti, si sa ancora molto poco riguardo la loro presenza nei giardini botanici, vivai e serre italiani», racconta l’esperto».
Specie aliene invasive e dannose
Tra il 2017 e il 2023, ricercatori dell’Università di Siena e del Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici hanno visitato strutture in tutto il Paese trovando, nelle serre del MUSE a Trento e nell’orto botanico di Padova, diverse specie aliene della famiglia Achatinidae, note tra le più invasive e dannose al mondo.
L’Italia rappresenta uno dei principali hotspot del Mediterraneo con circa 650 specie di gasteropodi terrestri e d’acqua dolce e 30 di molluschi bivalvi, ed ospita molte entità endemiche del distretto alpino, di quello appenninico, delle grandi e piccole isole. «Ad oggi in Italia, sono rari i progetti che mirano alla tutela di singole specie continentali e gli esperti prevedono che nel medio lungo temine alcune chiocciole endemiche italiane possano scomparire per sempre nella più totale indifferenza e inconsapevolezza» commenta Benocci.
Negli ambienti acquatici la presenza di molluschi autoctoni è spesso un segnale positivo, perché le specie invasive tollerano meglio inquinamento e disturbo: «Quando troviamo ancora quelle native significa che l’ecosistema non è del tutto compromesso», conclude Benocci.
La citizen science genera un cambiamento di prospettiva
Un altro risultato interessante emerso dal progetto CLIC!, oltre ai dati raccolti, riguarda il cambiamento di prospettiva che la citizen science può generare.
Attraverso escursioni, incontri pubblici e segnalazioni condivise, chiocciole e lumache stanno diventando per molte persone un motivo di curiosità e attenzione.
Una ricerca pubblicata nel 2021 sul Journal of Molluscan Studies ha mostrato come le piattaforme di citizen science possano contribuire a colmare la scarsità di dati sui molluschi terrestri, gruppi ancora oggi poco studiati e sottorappresentati. Lo studio evidenzia però anche quanto sia importante la collaborazione tra cittadini ed esperti: senza il supporto dei malacologi, molte segnalazioni rischiano infatti di rimanere incomplete o errate. Quando invece competenze scientifiche e partecipazione pubblica si integrano, questi progetti possono diventare strumenti concreti per conoscere e tutelare la biodiversità.
Notare una chiocciola o una lumaca, quindi, non è solo un gesto di curiosità: è un primo passo per riconoscere valore a ciò che spesso ignoriamo. Ed è proprio da questo sguardo che può nascere un modo diverso di abitare e proteggere la biodiversità delle nostre città. E voi vi ricordate quando è stata l’ultima volta che avete notato una chiocciola o una lumaca?
La primavera e l’autunno sono i periodi ideali per scoprire quali specie vivono accanto a noi.





