Marina Toffetti è docente di Teorie musicali e di Analisi delle forme musicali e delle tecniche compositive all’Università di Padova, dove dirige da diversi anni un gruppo di ricerca che si dedica alla ricostruzione di partiture barocche: il gruppo ha fatto risorgere la musica di Giovanni Battista Riccio, compositore del primo Barocco veneziano.

Una figura interessante, ci spiega, non solo dal punto di vista della produzione musicale, ricca di fascino, ma anche perché offre un caso di studio ideale per la ricostruzione di musica che ci è giunta incompleta: nell’opera di questo musicista l’equilibrio tra le partiture che ci sono giunte complete e i brani caratterizzati dall’assenza di alcune parti, che nel tempo sono andate perdute, consente infatti di esercitarsi nell’applicazione di tecniche ricostruttive, utili a riportare alla vita composizioni musicali che rischiavano di restare mute ed essere dimenticate per sempre.

Le abbiamo chiesto di raccontarci il suo progetto, realizzato anche con l’aiuto di strumenti digitali.

Iniziamo da Giovanni Battista Riccio: da dove nasce l’interesse per questo musicista?

«In effetti Giovanni Battista Riccio è sempre stato un compositore poco noto persino ai musicologi, a meno che non siano specialisti del primo Seicento veneziano. Al suo fianco furono attive figure senz’altro più conosciute, ad esempio Giovanni Gabrieli, di cui peraltro Riccio fu probabilmente discepolo, e Claudio Monteverdi, che assunse la direzione della cappella della basilica di San Marco nel 1613 e la mantenne sino alla morte. Perché allora occuparsi di una figura minore come quella di Riccio? Perché questo autore di musica polifonica veneziana del Seicento rappresenta un caso di studio ideale per chi vuol studiare la ricostruzione della musica incompleta».

Che cosa si intende per musica incompleta?

«Nel contesto della nostra ricerca, quando parliamo di musica “incompleta” ci riferiamo a quella musica polifonica, ovvero a più voci, che è stata originariamente stampata in parti staccate (un fascicolo per ogni voce o parte: contralti, tenori, soprani, bassi) e di cui successivamente uno o più fascicoli, per mille possibili ragioni, sono andati dispersi. Che cosa accade a queste musiche? A causa della mancanza di una o più parti questa musica giace dimenticata da secoli: nessuno la studia, nessuno la pubblica, nessuno la canta, e quindi nessuno la può più ascoltare; per noi è come se non fosse mai esistita. E spesso è un vero peccato, perché questa sorte può toccare anche a musiche di grande fascino – come peraltro quelle di Riccio – che meriterebbero di essere riproposte al pubblico degli ascoltatori».

Perché la produzione di Riccio rappresenta un caso ideale per lo studio di questo repertorio?

«Nell’arco della sua vita Riccio diede alle stampe tre libri di musica sacra e strumentale, di cui due ci sono pervenuti incompleti: al suo primo libro, infatti, mancano due pagine della parte del Canto, il che comporta che cinque mottetti ci sono giunti incompleti; mentre del secondo libro è andato perduto un intero fascicolo, col risultato che sette composizioni su 28 ci sono pervenute incomplete. Su un totale di poco più di un centinaio di composizioni, circa il 10% ci sono giunte prive di una parte».

Con che tecniche si effettua il lavoro di ricostruzione?

«In primo luogo, occorre avere una certa percentuale di composizioni complete. I numeri ci dicono che, nel caso di Riccio, per ogni composizione incompleta ne abbiamo circa una decina che possono essere studiate nella loro integrità: si tratta di una percentuale ragionevole per poter affrontare il lavoro di ricostruzione, che avviene solo dopo aver pubblicato in edizione critica questo repertorio, e soprattutto dopo averlo studiato. Per ricostruire le parti mancanti nelle composizioni incomplete occorre prima analizzare accuratamente le composizioni complete e le porzioni superstiti di quelle incomplete, per trarne informazioni sulle tecniche compositive impiegate e in particolare sullo stile. Ed è esattamente quello che abbiamo fatto, avvalendoci anche di metodi di analisi digitale».

Ci aiuta a capire meglio?

«Alcuni parametri di ricerca dell’analisi tradizionale, come l’ambito delle singole voci, la  combinazione delle chiavi impiegate all’inizio di ciascuna di esse e la presenza di alterazioni (si bemolle) in chiave sono stati rilevati in maniera sistematica con l’aiuto di programmi appositamente predisposti. Inoltre, studiando e ascoltando la musica di Riccio, ci siamo resi conto che questo compositore era solito riprendere passaggi di una composizione all’interno di altri lavori. Visto che Riccio non esitava a copiare da sé stesso, anche noi ci siamo sentiti autorizzati a farlo. Abbiamo dunque esaminato l’intera produzione dell’autore per individuare passaggi compatibili con quelli incompleti, per poi servircene per ricostruire le parti mancanti dopo averli adattati ai contesti lacunosi, operando una sorta di trapianto del tessuto musicale. Per fare questo ci siamo anche avvalsi di un programma che consente di cercare motivi musicali nelle partiture come si cercherebbe una parola in un testo, naturalmente a patto che si disponga dell’intero testo musicale in un formato digitale».

Come possiamo essere sicuri che le moderne proposte ricostruttive corrispondano alla versione originale?

«L’obiettivo che ci poniamo è offrire soluzioni compatibili e stilisticamete convincenti, che rendano nuovamente eseguibili queste musiche: d’altro canto, si è mai sentito che un paziente con un arto artificiale si sia lamentato con il protesista perché la protesi è diversa dalla gamba originale? Semmai gli sarà grato per averla realizzata, nella misura in cui questa funziona. Allo stesso modo, il nostro lavoro è utile nella misura in cui ci consente di riascoltare musiche dimenticate da secoli, ma non avrà mai la pretesa di essere autentico: lo rendiamo esplicito nel modo in cui nell’edizione critica differenziamo la parte ricostruita da quelle originali, usando caratteri in corsivo per il testo messo in musica e indicando le note in corpo tipografico minore. Ma se la parte ricostruita è fake, ancor più lo sarebbe la nostra conoscenza di intere epoche della storia della musica, se ignorassimo del tutto circa un quarto del repertorio musicale per il solo fatto che ci è giunto incompleto».

Nei vostri lavori di ripristino del tessuto musicale lacunoso avete sperimentato che l’AI può aiutare la musicologia?

«Sinora strumenti digitali sono stati impiegati per agevolare e rendere molto più rapide diverse operazioni analitiche. Nella ricostruzione vera e propria qualche tentativo di impiego dell’AI è stato fatto, ma gli esiti non sono ancora del tutto soddisfacenti. Per la ricostruzione sarebbe infatti necessario un ulteriore addestramento della macchina, che richiede molto più tempo e maggiori risorse. Ma credo che a breve i tempi saranno maturi anche per questo».

Se dovesse ricordare i principali risultati della vostra ricerca?

«Dal mio punto di vista (non a caso provengo da una formazione filologico-musicale) il risultato più significativo è la recente conclusione degli opera omnia del compositore, disponibili in open-access e corredati da contenuti digitali utili per la prosecuzione dei lavori. Ma ogni musicologo sa che la soddisfazione più grande si ha quando si possono finalmente ascoltare le musiche su cui si è a lungo lavorato. Fra i risultati più significativi non possiamo dunque tacere il primo CD monografico dedicato a musiche di questo compositore, affidato all’ensemble Estrovagante sotto la direzione di Riccardo Doni e pubblicato di recente dall’etichetta Dynamic (S8080). Il CD include composizioni complete insieme ad altre pervenuteci incomplete e rese nuovamente eseguibili grazie al lavoro di ricostruzione: e va detto che più di tre quarti delle composizioni di questa registrazione non potrebbero essere eseguite senza il lavoro di ripristino realizzato dai musicologi. Last but not least, va ricordato che per noi è importante anche comunicare i risultati della ricerca, ed è quello che abbiamo fatto in un video esplicativo dal titolo Pagine perdute, armonie ritrovate, e in un cortometraggio di finzione (Giovanni Battista Riccio. Una storia di musiche perdute) ambientato a Venezia all’epoca di Riccio e girato nella splendida chiesa di San Nicolò dei Mendicoli, dove il compositore fu attivo in veste di organista alla fine del Cinquecento».

Per approfondire i temi legati alla ricostruzione e conoscere le ultime notizie del progetto, il gruppo ha pubblicato anche un sito web che presenta le iniziative più recenti, rende fruibili tutti i contenuti audio e video e consente di scaricare le opere complete del compositore.

«Se poi qualcuno volesse cimentarsi nel delicato compito della ricostruzione delle parti mancanti e suggerire soluzioni integrative alternative rispetto a quelle proposte nell’edizione, potrà farlo scaricando dal sito i file in formati interoperabili (.mei oppure .xml) di tutte le composizioni incomplete», conclude Toffetti.