un-appello-per-la-scienza-nella-televisione-pubblica.-lettera-aperta-della-comunita-scientifica

Pubblicato il 27/08/2026Tempo di lettura: 4 mins

La chiusura di Rai Scuola è una ferita per la cultura italiana e un danno diretto alla scienza pubblica.

Chi firma questa lettera (ricercatrici e ricercatori, docenti universitari, e lavoratori degli enti di ricerca) ha sostenuto a lungo Rai Scuola, partecipando spesso ai suoi programmi. E lo ha apprezzato come spazio di libertà: Rai Scuola sfugge alle logiche pubblicitarie e ai dettami della televisione commerciale. È pubblica, è di tutti e per tutti, giustifica e dà senso al canone pagato da ogni cittadino. E dà senso anche al nostro lavoro.
Alle università e agli enti di ricerca, infatti, la legge chiede di restituire alla società la conoscenza prodotta con denaro pubblico. Ma perché la ricerca arrivi ai cittadini servono professionisti capaci di mediare, di trasformare un risultato scientifico in un racconto comprensibile senza tradirlo. Rai Scuola era uno di quei pochi luoghi. Senza mediazione pubblica non c’è terza missione. Senza Rai Scuola alla ricerca italiana restano l’occasione episodica e la comunicazione dei singoli enti: che non è la stessa cosa, perché il racconto pubblico della scienza comprende anche l’incertezza, l’errore, il conflitto tra ipotesi, e per questo ha bisogno di essere indipendente.

Il fatto che i passati contenuti siano riorganizzati e resi ben visibili su RaiPlay (dove già sono), come ha comunicato la Rai, è sicuramente una buona notizia. Ma in questo modo si costruisce un archivio mentre la scienza evolve di continuo e ha bisogno di continui aggiornamenti e contenuti nuovi. Con Rai Scuola però non chiude solo un canale: chiude una redazione di professionisti della televisione che negli anni si erano specializzati in scienza, una competenza rara, che non si improvvisa e non si ricostruisce in pochi mesi. Ed è il fatto più grave. Perché non si tratta di una riorganizzazione: si sostituisce una rete dedicata alla scuola, e più in generale alla formazione scientifica del pubblico, con una rete dedicata al racconto del “territorio” e dell’identità nazionale. È un cambio di missione al ribasso, che impoverisce l’intera televisione pubblica italiana.

Si dirà che gli ascolti erano bassi. Ma quei numeri (comunque non bassissimi, e con un gradimento alto) resistevano ad anni di prosciugamento delle risorse, anni di repliche, che hanno prevedibilmente condannato la rete ben prima della chiusura. E soprattutto sono numeri che non misurano quello che più conta.

La fruizione da parte degli insegnanti avveniva in larga parte su RaiPlay, spesso in orario scolastico: un uso che sfugge all’Auditel, di cui, oggi, nessuno conosce l’entità. Rimane comunque aperta la vera domanda: davvero un servizio pubblico si valuta con le percentuali dello share? Qui si tratta d’altro: si tratta della cerniera tra ricerca pubblica e scuola pubblica, e di un pubblico di adulti, spesso anziani, per i quali il canale lineare era un accesso quotidiano ai documentari scientifici di qualità, e ai quali, in cambio, si darà una replica di un programma di racconto “del territorio”, già visto su uno dei canali principali della Rai.

Ma anche la scienza è un’eccellenza di questo paese, e il racconto pubblico della scienza è parte della missione del servizio pubblico e non una voce di spesa da comprimere.

Non ci interessa difendere un numero sul telecomando. Se quelle competenze e quelle risorse trovassero casa altrove andrebbe bene lo stesso. Quello che non può sparire è il luogo dove quel lavoro si fa. Chiediamo dunque:

  • che la redazione scientifica sia ricostituita e adeguatamente finanziata
  • che si finanzi e si potenzi la produzione di contenuti originali, e non solo la messa in ordine dell’archivio
  • che l’offerta su RaiPlay sia un’aggiunta e non un sostituto della programmazione
  • che si apra un confronto con la comunità scientifica, con la scuola e con l’università sulla missione formativa del servizio pubblico

Le decine di migliaia di firme raccolte in pochi giorni, e le centinaia di migliaia di persone che ne hanno parlato in rete, dicono una cosa semplice: c’è un pubblico che chiede alla Rai più cura, non meno. Chiediamo che venga ascoltato.

Alessandro Amato, sismologo INGV, Chair del Sistema di Allerta Tsunami dell’Atlantico NE e del Mediterraneo (UNESCO)
Silvia Casu, prima ricercatrice Inaf, responsabile della divulgazione e didattica per Inaf Cagliari e SRT
Maria Chiara Carrozza, professoressa ordinaria di Bioingegneria, Università degli Studi di Milano – Bicocca, direttrice scientifica della Ricerca Traslazionale IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi, ex presidente CNR, ex Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Carlo Doglioni, professore ordinario di Geodinamica e Geologia strutturale alla Sapienza Università di Roma, Presidente della Classe di Scienze Fisiche Matematiche e Naturali dell’Accademia dei Lincei
Claudio Gentili, professore ordinario di Psicologia clinica, Direttore del Centro di Ateneo per i Servizi Clinici Universitari Psicologici (SCUP) Università di Padova 
Piero Papik Genovesi, dirigente ISPRA, responsabile fauna e monitoraggio biodiversità, presidente emerito dell’IUCN SSC Invasive species specialist group
Antonio Musarò, professore ordinario di Istologia ed Embriologia, Sapienza Università di Roma 
Lorenzo Nigro, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte dell’Asia Occidentale e del Mediterraneo Orientale antichi, Sapienza Università di Roma
Lucia Pallottino, professoressa ordinaria Ingegneria dell’Informazione, Università di Pisa
Lucia Votano, fisica astroparticellare, dirigente di ricerca INFN, ex direttrice dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso

Per firmare vai qui.

Genomi su misura con l’IA: la nuova frontiera della biologia sintetica

Pubblicato il 28/08/2026

C’è una frontiera della biologia che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile, eppure oggi, grazie all’intelligenza artificiale, è stata superata: progettare un genoma intero da zero con la stessa facilità con cui si scrive un testo è diventato realtà. Il 6 agosto 2026, un team di ricercatori guidato da Brian L.

Related Post

Firma anche tu la petizione in difesa di Anthony Fauci!

Pubblicato il 11/08/2026Tempo di lettura: 2 minsPETIZIONE AL CONGRESSO A SOSTEGNO DEL DOTT. ANTHONY FAUCI…

La gold standard science di Trump è un’ulteriore minaccia per la ricerca

Sin dai primi giorni del suo insediamento, l’amministrazione Trump ha preso diverse decisioni politiche che…

Prendersi una pallottola in testa è un rischio quotidiano per i bambini di Gaza

Pubblicato il 06/07/2026Tempo di lettura: 6 minsIl prestigioso premio europeo per la stampa, Distinguished Reporting…